(Patrick Smith/Getty Images)
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  • venerdì 18 Novembre 2022

Che cos’è il Qatar

Un paese piccolissimo, ricchissimo e governato da una monarchia assoluta, che ha acquisito grande influenza soprattutto per le sue enormi riserve di gas

(Patrick Smith/Getty Images)
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I Mondiali di calcio che si aprono domenica in Qatar sono stati molto discussi non soltanto per ragioni sportive. Il paese ospite, un ricchissimo emirato che si affaccia sul Golfo Persico, è stato citato e criticato per il suo stile di governo autoritario, per le enormi spese affrontate nell’organizzazione dell’evento, per lo sfruttamento dei lavoratori che si sono occupati delle costruzioni e per le violazioni dei diritti umani che avvengono al suo interno, tra le altre cose.

Il Qatar è un paese piuttosto piccolo: occupa una penisola grande poco più dell’Abruzzo, e ha 2,9 milioni di abitanti. Ma soprattutto grazie alla sua enorme ricchezza derivata dall’esportazione degli idrocarburi, è un paese con una forte influenza sia nell’economia mondiale (anche a seguito della crisi energetica di quest’anno) sia nelle questioni internazionali.

Un po’ di storia
I primi insediamenti umani in Qatar sono antichissimi, e per descrivere gli abitanti dell’area veniva usato un nome simile a quello attuale già ai tempi degli antichi romani, quando lo scrittore e storico Plinio il Vecchio parlava di «Catharrei». La storia del Qatar è legata soprattutto ai grandi imperi che dominarono o cercarono di dominare la piccola penisola affacciata sul Golfo Persico: dai califfati islamici del medioevo fino a un breve periodo in cui, nel Cinquecento, l’area fu controllata dal Portogallo, che al tempo era una potenza coloniale.

La storia moderna del Qatar inizia però nell’Ottocento, quando salì al potere la famiglia al Thani, che da allora, e fino a oggi, governa il paese come una monarchia assoluta. Nel 1847 Mohammed bin Thani divenne il primo sovrano del paese, anche se per decenni fu sempre costretto a condividere il potere con i potenti stati che operavano nella regione.

Gli al Thani furono costretti dapprima a sottomettersi all’impero Ottomano nel 1871 (ma continuarono a governare in nome degli ottomani); in seguito, dopo la fine della Prima guerra mondiale, il Qatar divenne un protettorato britannico, come successe a vari altri stati della regione. Significa che gli al Thani avevano una discreta autonomia nel governo degli affari interni, ma dipendevano dall’impero Britannico per la protezione e la politica estera.

(Christopher Pike/Getty Images for Supreme Committee 2022)

Assolutismo
Il Qatar divenne completamente indipendente nel 1971, quando il Regno Unito rinunciò al suo protettorato. Da allora, il paese è rimasto una monarchia assoluta governata dagli al Thani. L’islam è la religione ufficiale e la Costituzione del paese sostiene nel suo primo articolo che la legge islamica (la sharia) è la fonte principale della legislazione. Inoltre la famiglia regnante ha imposto nel paese il wahabismo, cioè una dottrina ultraconservatrice e particolarmente rigida dell’islam, che per esempio viene applicata anche in Arabia Saudita.

In Qatar, il potere della famiglia al Thani è praticamente assoluto. L’attuale regnante, l’emiro Tamim bin Hamad al Thani, ha 42 anni e prese il potere quando suo padre abdicò nel 2013: Tamim bin Hamad è il primo sovrano qatariota in quattro generazioni a non aver fatto ricorso a un colpo di stato contro un membro della famiglia per ottenere il potere.

L’emiro del Qatar ha il potere di nominare e licenziare il primo ministro e tutto il governo, è il capo delle forze armate e controlla il sistema giudiziario. In teoria sarebbe affiancato da un’assemblea consultiva che detiene alcuni poteri, come quello di porre il veto sulle leggi. In realtà, l’assemblea non si azzarda a contraddire l’emiro, che comunque nomina un terzo dei membri del corpo consultivo.

In Qatar i partiti politici sono banditi, ed è vietato formare un sindacato. La stampa è censurata. L’omosessualità è un reato che può essere punito con la pena di morte. Al contrario dell’Arabia Saudita, il consumo di alcol sarebbe legale per gli stranieri (non per i qatarioti): la cosa tuttavia sta provocando non poche contraddizioni a questi Mondiali.

Gas
La data più importante della storia recente del Qatar è probabilmente il 1997, quando il paese cominciò a esportare gas naturale nel mondo. I giacimenti di gas erano stati scoperti poco prima, e attualmente si ritiene che il paese detenga le terze riserve più grandi del mondo, dopo quelle di Russia e Iran (le riserve di petrolio, invece, sono relativamente piccole e le esportazioni ridotte). Il gas naturale ha trasformato il Qatar, ne ha fatto un paese ricchissimo e una potenza regionale. Attualmente, il Qatar è uno dei paesi più ricchi al mondo in termini di prodotto interno lordo pro capite.

La produzione di gas ha fatto del Qatar anche uno dei paesi più inquinanti al mondo, almeno in rapporto alle sue dimensioni: per esempio, è il maggiore produttore di CO2 pro capite (cioè la quantità di emissioni divisa per la popolazione), anche se ovviamente in termini assoluti i paesi più inquinanti sono quelli più grandi e popolati, come gli Stati Uniti o la Cina.

Negli ultimi trent’anni, gli enormi introiti ottenuti grazie al gas naturale hanno permesso al Qatar e al suo regime di realizzare progetti ambiziosi e ottenere influenza nel mondo.

Nel 1996 fu fondato il canale televisivo in inglese Al Jazeera, che divenne nel giro di poco tempo il più importante della regione, e che negli anni si è espanso con uffici e canali anche in Occidente e in altri paesi. Qatar Airways, la compagnia di bandiera del paese, è diventata una delle compagnie aeree più rispettate e importanti. Doha, la capitale, è diventata una città ricca e sviluppata, con grattacieli e architettura d’avanguardia. In questo senso, per il Qatar ospitare i Mondiali di calcio è il coronamento di un successo internazionale, anche se ci sono state molte critiche su come il paese ha ottenuto la designazione.

Il grosso sviluppo economico del Qatar ha anche creato enormi squilibri e ingiustizie. Buona parte dell’economia si basa sul lavoro di operai migranti, che non hanno diritti e vivono spesso in condizioni terribili. Gran parte delle infrastrutture dei Mondiali è stata costruita proprio da loro, con enormi sacrifici e molti morti a causa delle pessime condizioni di sicurezza e dei ritmi massacranti.

Di tutta la popolazione che si trova nel territorio del Qatar, soltanto il 10-15 per cento circa gode dei pieni diritti di cittadinanza, e degli enormi privilegi e ricchezze che ne derivano: lo stato qatariota ha vari programmi per redistribuire la grande ricchezza generata dalla vendita del gas, come stipendi mediamente altissimi, un welfare eccezionalmente generoso e bollette azzerate. Ma chi non è cittadino, cioè la stragrande maggioranza delle persone che abitano nel paese, vive in condizioni svantaggiate e di assenza di diritti, totale o parziale.

L’emiro del Qatar, al centro, nella base aerea di al Udeid (QNA via AP, File)

Un’ambigua politica estera
La ricchezza generata dagli idrocarburi ha anche consentito al Qatar di trasformarsi in una potenza regionale. Il paese è alleato di lungo corso degli Stati Uniti: durante la guerra del Golfo del 1991 concesse l’utilizzo del suo territorio agli stati occidentali, e in seguito il governo costruì l’enorme base aerea di al Udeid, che ospita la più grande base militare americana in tutto il Medio Oriente. La base di al Udeid è stata usata in numerose operazioni dagli Stati Uniti e dall’Occidente, da ultimo per ospitare una buona parte dei mezzi aerei usati dalla coalizione contro lo Stato Islamico, negli scorsi anni.

Il Qatar tuttavia ha sempre mantenuto una certa ambiguità in politica estera, in parte permessa dal governo americano. Ha sempre cercato di presentarsi come un mediatore in vari conflitti e dissidi internazionali, spesso consentendo agli Stati Uniti e ad altri partner di aprire canali di comunicazione con gruppi islamisti nella regione, anche radicali. Ha fatto da mediatore nei confronti del gruppo palestinese Hamas e negli anni della guerra in Siria era uno dei pochissimi stati a mantenere contatti con i vari gruppi della resistenza siriana e con i gruppi terroristici che operavano nel paese, come Tahrir al Sham, affiliato di al Qaida.

Più di recente, il Qatar ha ospitato i negoziati tra gli Stati Uniti e i talebani che hanno portato nel 2021 al ritiro delle truppe americane dall’Afghanistan, e tuttora è il principale interlocutore del governo talebano che ha preso il potere in Afghanistan.

In molti casi, però, questa vicinanza a gruppi islamisti è stata ambigua e sospettosa, spesso sfociando in sostegno a gruppi non soltanto islamisti, ma anche terroristici. Una delle questioni più discusse fu la decisione della tv Al Jazeera di trasmettere i discorsi di Osama bin Laden, il leader di al Qaida e il responsabile degli attacchi dell’11 settembre del 2001 a New York e Washington.

In parte per l’eccessiva vicinanza ai gruppi islamisti e terroristici, e in parte per ragioni di politica regionale (cioè un appoggio definito eccessivo all’Iran), a partire dal 2017 il Qatar fu colpito da una politica di isolamento portata avanti da quasi tutti i paesi della regione e non solo, che interruppero i rapporti e adottarono misure di boicottaggio economico. Tra i paesi che parteciparono ci sono Mauritania, Egitto, Giordania, Arabia Saudita, Yemen, Bahrein ed Emirati Arabi Uniti: la crisi fu gravissima e provocò enormi tensioni in tutta la regione, che si sono placate soltanto l’anno scorso.