(Jumbo Aerial Photography/ Great Barrier Reef Marine Park Authority via AP)
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La Grande Barriera Corallina australiana sta un po’ meglio

La presenza di coralli è ai livelli migliori dal 1985, ma rimane ancora estremamente vulnerabile a causa del cambiamento climatico

(Jumbo Aerial Photography/ Great Barrier Reef Marine Park Authority via AP)
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Nell’ultimo anno nella parte settentrionale e in quella centrale della Grande Barriera Corallina australiana, la barriera di corallo più grande al mondo, i coralli vivi sono cresciuti in misura maggiore di quanto abbiano fatto dal 1985, anno in cui si cominciò a monitorarne lo stato di salute. Lo dice l’ultimo rapporto annuale dell’Istituto di Scienze Marine australiano (AIMS), l’ente che se ne occupa.

La Grande Barriera Corallina si estende per circa 2.300 chilometri al largo del Queensland, nel nord-est dell’Australia, e fa parte dei siti patrimonio dell’Umanità UNESCO che sono considerati «in pericolo» per via dei cambiamenti climatici. Anche se l’ultimo rapporto dell’AIMS dà una buona notizia, la barriera resta estremamente vulnerabile a frequenti episodi di sbiancamento. È il processo che si verifica quando, in presenza di acqua più calda del solito, i coralli – che tecnicamente sono i piccoli organismi che costruiscono le barriere, sebbene nel linguaggio comune con questo nome si indichi il materiale di cui sono fatte – espellono le minuscole alghe che vivono con loro in simbiosi, perdendo la loro caratteristica colorazione e morendo, privi di alghe e della possibilità di nutrimento.

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Negli ultimi sette anni ci sono stati quattro episodi di sbiancamento di massa e quest’anno per la prima volta ne è avvenuto uno durante La Niña, un complesso insieme di fenomeni atmosferici che avvengono periodicamente nell’oceano Pacifico meridionale e influenzano le condizioni meteorologiche dei paesi dell’area, generalmente portando temperature più fresche nelle acque. Secondo l’AIMS, tuttavia, gli episodi di sbiancamento del 2020 e del 2022, i più recenti, sono stati meno gravi di quelli del 2016 e del 2017, cosa che ha contribuito al leggero miglioramento della situazione.

Peraltro se nella parte settentrionale e in quella centrale della Barriera la presenza di coralli (più precisamente, la sua porzione percentuale che è composta di coralli vivi) è aumentata, nella parte meridionale è diminuita rispetto al 2020-2021, in particolare a causa della presenza delle stelle corone di spine, un tipo di stella marina infestante che danneggia i coralli.

Oltre all’aumento delle temperature e alle infestazioni di stelle corone di spine, i coralli possono essere danneggiati anche dalle forti onde generate dai cicloni tropicali.