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  • Martedì 15 febbraio 2022

La Corte Costituzionale ha respinto il referendum sull’eutanasia

In una nota ha fatto sapere che in caso di approvazione la legge non avrebbe assicurato «la tutela minima costituzionalmente necessaria della vita umana»

(ANSA/FABIO FRUSTACI)
(ANSA/FABIO FRUSTACI)

La Corte Costituzionale ha giudicato inammissibile il referendum sull’eutanasia attiva, chiesto con una raccolta firme organizzata nei mesi scorsi dall’Associazione Luca Coscioni. In tutto erano state raccolte 1,2 milioni di firme. La sentenza integrale della Corte sarà disponibile nei prossimi giorni.

Le motivazioni integrali della decisioni non sono ancora state diffuse. Secondo una nota dell’ufficio stampa della Corte, il referendum è stato respinto perché in caso di legalizzazione dell’eutanasia «non sarebbe stata preservata la tutela minima costituzionalmente necessaria della vita umana, in generale, e con particolare riferimento alle persone deboli e vulnerabili».

Il referendum proponeva di abrogare una parte dell’articolo 579 del codice penale, che punisce l’omicidio di una persona consenziente: in questo modo sarebbe stata permessa l’eutanasia attiva, che avviene quando il medico somministra il farmaco necessario a morire e che al momento è illegale in Italia.

Era stata proprio la Corte Costituzionale ad avviare di fatto un dibattito pubblico sull’eutanasia e il suicidio assistito quando nel 2019 era intervenuta sulla morte di Fabiano Antoniani, noto anche come “DJ Fabo”, stabilendo che a determinate condizioni non è punibile una forma di eutanasia definita assistenza al suicidio, cioè quando una persona di fatto permette a un’altra di suicidarsi.

Concretamente, la sentenza stabilì che in Italia si può aiutare una persona a morire senza rischiare di finire in carcere se quella persona ha una patologia irreversibile, se la patologia irreversibile le provoca sofferenze fisiche o anche solamente psicologiche per lei intollerabili, se la persona è pienamente capace di decidere liberamente e consapevolmente, e se è tenuta in vita da trattamenti di sostegno vitale. La Corte Costituzionale aveva di fatto spinto il Parlamento ad approvare una legge in merito: un testo base sul suicidio assistito era stato approvato nell’estate del 2021 dalla commissione Giustizia della Camera, ma da allora non ci sono stati altri sviluppi concreti.

Marco Cappato, tesoriere e leader dell’Associazione Luca Coscioni, ha commentato la sentenza della Corte su Twitter spiegando che cercherà «altre strade».