Trasporto di carbone a Samarinda, in Indonesia (Ed Wray/Getty Images)

L’Indonesia ha sospeso le esportazioni di carbone

È uno dei più grandi paesi esportatori del combustibile fossile e non vuole rischiare di rimanere senza per sé

Trasporto di carbone a Samarinda, in Indonesia (Ed Wray/Getty Images)

Il governo dell’Indonesia ha vietato le esportazioni di carbone per tutto il mese di gennaio, per la preoccupazione che una ventina di centrali termoelettriche del paese possa restare senza combustibile e dunque che si verifichino estesi blackout.

L’Indonesia ha grandi miniere di carbone ed è il più grande esportatore di quello adatto a essere bruciato nelle centrali elettriche: rifornisce la Cina, l’India, il Giappone e la Corea del Sud, tra gli altri. Dato che però l’energia usata in Indonesia è prodotta per il 60 per cento con il carbone, le aziende che lo estraggono sono obbligate per legge a tenerne da parte una quota per le necessità nazionali e a venderla allo stato a prezzi inferiori a quelli di mercato. Il 25 per cento della loro produzione deve essere venduto alla società energetica statale Perusahaan Listrik Negara (PLN) per un massimo di 70 dollari alla tonnellata.

Tuttavia, è stato consegnato meno dell’1 per cento dei 5,1 milioni di tonnellate di carbone che le centrali elettriche indonesiane avrebbero dovuto ricevere per poter funzionare nei prossimi giorni. Per questo è stata decisa la temporanea sospensione delle esportazioni. Il governo non ha detto quando le società estrattrici di carbone potranno tornare a venderlo all’estero, ma ha promesso che dopo il 5 gennaio verrà decisa la durata del divieto. Ad agosto il governo aveva già sospeso le esportazioni per 34 aziende estrattrici che tra gennaio e luglio del 2021 non avevano rispettato la regola delle quote.

Negli ultimi mesi la domanda di carbone – il più inquinante dei combustibili fossili e quello che genera maggiori emissioni di gas serra – è cresciuta a livello globale per via della complessa crisi energetica che diverse parti del mondo stanno attraversando. Secondo l’Agenzia internazionale dell’energia (IEA), un’organizzazione intergovernativa di cui fanno parte 30 paesi, la domanda di carbone non era mai stata così alta come nel 2021 e continuerà a esserlo anche nel 2022.

L’associazione che riunisce le società indonesiane estrattrici di carbone ha chiesto al ministero dell’Energia di revocare la sospensione delle esportazioni, preoccupata dell’eventualità che i loro clienti possano rivolgersi ad altri paesi esportatori. Secondo Ahmad Zuhdi Dwi Kusuma, un esperto di industria energetica intervistato da Reuters, la sospensione delle esportazioni indonesiane farà aumentare ulteriormente il prezzo del carbone nelle prossime settimane, e farà crescere gli ordini alle società russe, australiane e mongole.

Nell’ambito delle promesse per ridurre le emissioni globali di gas serra, l’Indonesia si è impegnata a non costruire più nuove centrali a carbone dal 2023 e a raggiungere la neutralità carbonica – la condizione in cui per ogni tonnellata di COo di un altro gas serra che si diffonde nell’atmosfera se ne rimuove altrettanta – entro il 2060. Non ha però interrotto la realizzazione di una grande centrale a carbone sull’isola di Giava, che una volta completata sarà tra le più grandi del sud-est asiatico.