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  • Mercoledì 22 dicembre 2021

L’altra inchiesta sul calcio italiano

Riguarda i procuratori sportivi, due in particolare, e in generale il loro potere sempre più ampio nei rapporti con i club

(Alessandro Sabattini/Getty Images)
(Alessandro Sabattini/Getty Images)

Dopo l’inizio delle indagini della procura di Torino sulle plusvalenze false e i conti della Juventus, in queste ultime settimane del 2021 un’altra indagine, questa volta della procura di Milano, sta interessando la parte amministrativa del calcio italiano legata al cosiddetto calciomercato.

Dallo scorso 12 dicembre due influenti procuratori sportivi sono indagati per evasione fiscale e riciclaggio. Sono il macedone di origini albanesi Abdilgafar Ramadani e l’italiano Pietro Chiodi. La Guardia di Finanza ha chiesto documentazioni a undici società italiane che non risultano indagate (Fiorentina, Juventus, Napoli, Inter, Milan, Roma) per riscontrare gli illeciti ipotizzati dopo una segnalazione della Banca d’Italia.

Attraverso la Lian Sports, società con sede in Irlanda composta da una dozzina di agenti, perlopiù est-europei e italiani, Ramadani gestisce gli interessi di giocatori affermati come Leroy Sané del Bayern Monaco, Miralem Pjanic del Besiktas e Kalidou Koulibaly del Napoli. Da agente molto attivo nell’Est-Europa, molti club di Serie A si sono serviti regolarmente di lui, come ad esempio la Fiorentina durante la gestione dei Della Valle e del direttore sportivo Pantaleo Corvino, che fecero arrivare a Firenze giocatori come Stevan Jovetic, Nikola Milenkovic, Matija Nastastic e Adem Ljajic, tutti ancora rappresentati dalla Lian Sports.

La procura ipotizza che Ramadani abbia nascosto al fisco le commissioni milionarie ottenute dai trasferimenti dei suoi assistiti almeno dal 2018 ad oggi, trasferendole all’estero senza dichiararle in Italia, dove avrebbe dovuto.

Miralem Pjanic con il Barcellona (Alex Caparros/Getty Images)

Per i giornali italiani, tra le operazioni di mercato ritenute sospette ci sarebbero quelle del bosniaco Pjanic dalla Juventus al Barcellona e di Federico Chiesa dalla Fiorentina alla Juventus. Secondo la procura di Milano, Ramadani avrebbe nascosto al fisco circa 7 milioni di euro di cosiddetti “oneri accessori” (la voce con cui vengono indicati nei bilanci dei club) per il suo ruolo di intermediario nelle trattative.

Chiodi opera invece per conto della sua agenzia, attiva soprattutto tra Italia e Romania. Rappresenta tra gli altri il portiere del Milan Ciprian Tatarusanu, l’allenatore della primavera dell’Inter Christian Chivu, Eusebio Di Francesco e il figlio Federico. È sospettato di essere uno dei prestanome di cui Ramadani si è servito in questi anni per eludere il fisco italiano.

Di recente Ramadani è stato coinvolto in altre due inchieste analoghe in Spagna e in Belgio. In Spagna è stato formalmente accusato di frode e riciclaggio, mentre in Belgio è rientrato nel caso riguardante il Royal Excel Mouscron, squadra che nel 2015 fu acquistata dall’israeliano Pini Zahavi, altro influente procuratore sportivo, considerato il mentore di Ramadani. Zahavi aveva potuto gestire il Mouscron soltanto per una stagione, prima che ai procuratori venisse impedito di avere quote o incarichi dirigenziali nei club professionistici. Proprio per il suo operato nell’anno da proprietario della squadra, dallo scorso ottobre Zahavi è indagato per reati fiscali.

Mergim Vojvoda, ora al Torino, nel 2018 con il Mouscron (Getty Images)

Gli interessi e le influenze dei procuratori nel calcio professionistico sono sempre maggiori, e sia le leghe nazionali che UEFA e FIFA da tempo discutono su come arginare il fenomeno. La FIFA starebbe pensando di impedire agli agenti di fare da intermediari per conto dei club — come capita spesso — in trattative che riguardano i loro assistiti, così come di limitare al 10 per cento le loro commissioni sui costi dei trasferimenti e al 3 per cento quelle sui ricchi bonus alla firma dati ai giocatori.

È un fenomeno e un problema che si è accentuato particolarmente in questi due anni di pandemia, in cui i profitti della maggior parte dei club sono crollati per la crisi, la sospensione dei campionati e la chiusura degli stadi. Il potere dei procuratori ha limitato e impedito una proporzionale diminuzione degli stipendi dei calciatori, che solo in alcuni casi isolati hanno accettato di ridurre i propri compensi per aiutare i loro club a diminuire le spese e quindi ridurre le perdite.

In questo periodo, compensi e bonus sono diventati una leva fondamentale per i procuratori nelle contrattazioni e nella ricerca di nuovi profitti: vista la netta diminuzione – sempre per le minori disponibilità economiche dei club – delle spese sostenute per l’acquisto dei cartellini dei giocatori, i rinnovi contrattuali hanno assunto più importanza per determinare le commissioni degli agenti.

Ma diversi giocatori, spinti dai procuratori, hanno preferito non rinnovare i loro contratti con i club, adottando una strategia che ha complicato in più di un caso la vita delle dirigenze. Quando un giocatore non rinnova e fa arrivare il suo contratto alla scadenza naturale, il club che aveva il controllo del suo cartellino – cioè in sostanza che tesserava il giocatore, sia che giocasse per lo stesso club o altrove in prestito – non può più venderlo. Il diritto sulle sue prestazioni sportive si esaurisce, e il calciatore diventa “svincolato”. Questa situazione può essere vantaggiosa per i giocatori, che possono scegliere più liberamente in quale squadra andare a giocare e soprattutto possono contrattare uno stipendio migliore, visto che il club di destinazione non deve pagare nulla per il cartellino e può destinare maggiori risorse al contratto.

È stato il caso del portiere Gianluigi Donnarumma, che per due stagioni aveva discusso il rinnovo con la dirigenza del Milan che però non era stata disponibile a soddisfare le sue richieste. Senza un accordo, Donnarumma era arrivato alla scadenza del contratto e nell’estate del 2021 è passato da svincolato al Paris Saint-Germain, che in caso contrario avrebbe dovuto sicuramente pagarlo al Milan diverse decine di milioni di euro. Donnarumma è passato dai 6 milioni di euro che percepiva al Milan ai 7 del PSG, che nelle prossime stagioni potranno aumentare fino ad arrivare a 10 milioni, con conseguenti benefici per il suo agente, l’italiano Mino Raiola.

Un altro eclatante esempio del potere acquisito dai procuratori in questi anni è quello di Jorge Mendes, procuratore portoghese a capo della Gestifute, agenzia con la quale è diventato uno degli agenti più influenti nel calcio mondiale, se non il più influente. Mendes rappresenta i migliori calciatori portoghesi in circolazione, tra cui Cristiano Ronaldo. Negli anni è stato più di un semplice intermediario per le squadre europee, dal Portogallo all’Inghilterra. Molti dei suoi giocatori, soprattutto i più giovani, sono noti per cambiare spesso squadre — i cui nomi si ripropongono regolarmente — anche con trasferimenti insoliti e caratterizzati da cifre non congrue, come nel discusso caso di Pedro Neto e Bruno Jordao.

Dopo aver gestito per anni i trasferimenti tra squadre come Porto, Valencia e Atletico Madrid, di recente Mendes ha concentrato i suoi interessi nella Premier League inglese. Dei 24 giocatori in rosa al Wolverhampton, squadra attualmente ottava in classifica, nove sono portoghesi e dieci sono rappresentati dalla Gestifute. Nelle scorse stagioni erano ancora di più, a partire dall’allenatore Nuno Espirito Santo (poi passato al Tottenham e ora senza squadra) e dall’esterno offensivo Diogo Jota, comprato dal Liverpool nel 2020 per oltre 44 milioni di euro. I risultati ottenuti dal Wolverhampton nelle ultime stagioni gli hanno dato ragione (nel 2018 la squadra è stata promossa in Premier League e da allora è arrivata fino alle coppe europee) ma, insieme ad altri casi simili, hanno anche reso evidente il bisogno di una maggior regolamentazione.