Pedro Neto e Bruno Jordao con Nani a Formello nel 2017 (LaPresse)
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  • venerdì 15 Gennaio 2021

No, la Lazio non ha pagato 11 milioni alla squadra sbagliata

Un articolo del Guardian ha tratto in inganno molti giornali italiani, che da ieri parlano di versamenti allo Sporting Braga finiti per errore allo Sporting Lisbona

Pedro Neto e Bruno Jordao con Nani a Formello nel 2017 (LaPresse)

Giovedì la sezione sportiva del Guardian ha pubblicato un articolo riguardante alcuni errori presenti nei bilanci della Lazio che avrebbero portato il club italiano a pagare 11 milioni di euro alla squadra sbagliata. Nell’articolo si legge: «I bilanci mostrano che lo Sporting Lisbona, e non il Braga, ha ricevuto 11 milioni di euro» per i cartellini di Pedro Neto e Bruno Jordao, due giocatori portoghesi che la Lazio acquistò nel 2017 dallo Sporting Braga e che non hanno mai avuto niente a che fare con lo Sporting di Lisbona.

La questione, tuttavia, non veniva chiarita del tutto, dato che nello stesso articolo il Braga negava di aver riscontrato ammanchi nei suoi bilanci e lo Sporting Lisbona non dichiarava versamenti inaspettati provenienti dall’Italia (si legge: «I conti dello Sporting Lisbona non menzionano Pedro Neto, né alcun pagamento ricevuto dalla Lazio in relazione ai diritti economici del giocatore»).

In Italia e all’estero diversi giornali hanno dato per certo l’errore della Lazio, traducendo in modo sbagliato l’articolo del Guardian o facendo affidamento soltanto ad alcune frasi dal significato oggettivamente equivoco, come le dichiarazioni riportate di Armando Calveri, segretario generale della Lazio, raccolte in modo da non sembrare una smentita vera e propria («È stato un errore del nostro dipartimento finanziario, che è stato confuso dai nomi simili dei due club»). La stampa portoghese ha smentito la storia dei versamenti sbagliati dopo aver contattato i due club interessati, i quali hanno confermato che, stando ai loro conti, l’errore riguarda solo la dicitura riportata nei bilanci. Venerdì la Lazio ha infine precisato in un comunicato che le transazioni citate sono state effettuate correttamente.

Pedro Neto con Senad Lulic dopo un Milan-Lazio di Coppa Italia (Marco Rosi/Fotonotizia)

Al netto degli equivoci nati dall’articolo del Guardian, il trasferimento di Pedro Neto e Bruno Jordao aveva già fatto parecchio discutere. Secondo le cifre (non confermate) riportate dalla stampa portoghese, per Pedro Neto la Lazio pagò 5 milioni di euro per il prestito annuale, 2 milioni e mezzo per il secondo anno di prestito e altri 9 milioni e mezzo per il riscatto obbligatorio. Per Bruno Jordao le cifre furono simili: 2 milioni e mezzo, 1 e mezzo e infine 4 milioni e mezzo per il riscatto. Circa 25 milioni di euro per due giocatori che nel 2017 erano minorenni e soprattutto sconosciuti.

Dopo due stagioni a Roma in cui non misero insieme neppure dieci presenze con la prima squadra della Lazio, nell’estate del 2019 i due sono stati venduti al Wolverhampton — squadra inglese composta in buona parte da portoghesi rappresentati dal potente procuratore sportivo Jorge Mendes, anche lui portoghese — per circa 27 milioni e mezzo di euro: una plusvalenza di alcuni milioni rispetto ai costi sostenuti per due giocatori di fatto inutilizzati e in alcun modo valorizzati.

Non è inoltre la prima volta che le operazioni di mercato della squadra di proprietà di Claudio Lotito finiscono al centro di equivoci. Nel 2014 un pagamento di circa 2 milioni di euro inviato al Feyenoord per l’acquisto del difensore Stefan de Vrij — ora all’Inter — fu dirottato da terzi verso un conto diverso da quello della squadra olandese. La vicenda è tuttora al centro di un contenzioso tra i due club: la Lazio sostiene che la responsabilità sia del Feyenoord, dalla cui società sarebbero stati sottratti i dati utilizzati dai truffatori per trarre in inganno i dirigenti laziali, ma gli olandesi rifiutano ogni tipo di coinvolgimento. Per la truffa nel frattempo sono state arrestate due persone rientrate in una più ampia indagine della giustizia americana su un grosso giro di frodi informatiche.