Justo Gallego Martínez all'interno della sua cattedrale, nel 2014 (Denis Doyle/ Getty Images)

La cattedrale fuori Madrid costruita quasi tutta da un solo uomo

Justo Gallego iniziò a costruirla nel 1961 con materiali di scarto: è morto a 96 anni, dopo averle dedicato un terzo della sua vita

Justo Gallego Martínez all'interno della sua cattedrale, nel 2014 (Denis Doyle/ Getty Images)

A fine novembre è morto a 96 anni Justo Gallego Martínez, l’ex monaco che aveva dedicato la sua vita a costruire praticamente da solo un’imponente cattedrale cattolica a Mejorada del Campo, una cittadina di 22mila abitanti che si trova pochi chilometri a est di Madrid. Gallego non sapeva niente di ingegneria e architettura, ma aveva raccontato più volte che il suo progetto era «nato dalla fede»: durante i sessant’anni della sua lenta e progressiva costruzione, questa particolare chiesa dall’improbabile insieme di stili e materiali è diventata una delle attrazioni principali della zona, ed è conosciuta appunto come “Catedral de Justo” o “Catedrale de la Fe”, cattedrale della fede.

Gallego è morto lo scorso 28 novembre nella piccola porzione della cattedrale dove viveva. Dopo la sua morte, il sindaco Jorge Campo ha proclamato tre giorni di lutto cittadino e ha detto di voler inserire la cattedrale tra i luoghi di interesse culturale dell’area, definendola «un’opera di genio costruita su fede, perseveranza e dedizione».

Nato il 20 aprile del 1925 da una famiglia di contadini, a 27 anni Gallego andò a vivere nel monastero di Santa María de Huerta, circa 200 chilometri a nord-est di Madrid. Nel 1961 fu però espulso dall’istituto per aver contratto la tubercolosi. Dopo essere guarito grazie alle cure ricevute in un ospedale di Madrid, ritornò nella sua città natale. Lì, il 12 ottobre dello stesso anno, avviò la costruzione della cattedrale su un terreno che aveva ereditato dalla famiglia, senza il permesso delle autorità locali.

Come raccontò in un’intervista al New York Times nel 2017, decise di farlo sia per ringraziare Dio, per averlo salvato dalla malattia, sia come atto di fede, per restituire dignità alle chiese martoriate durante la Guerra civile spagnola negli anni Trenta.

Nel giro dei decenni successivi Gallego portò avanti la costruzione della cattedrale praticamente da solo, con l’aiuto di qualche volontario, ogni tanto. La costruzione e il mantenimento della cattedrale, che non è consacrata e non è riconosciuta come tale dalla diocesi locale, non furono finanziati dalla Chiesa o dal governo: Gallego riuscì a realizzare il suo progetto grazie alla vendita di alcuni terreni agricoli ereditati dalla famiglia e a sporadiche donazioni, ma anche grazie ai soldi che aveva guadagnato dopo essere comparso in una pubblicità nel 2005.

Nell’intervista del 2017 al New York Times disse che non stava costruendo la cattedrale per ottenere soldi o successo, e che non dava attenzione ai giudizi delle persone che lo consideravano pazzo o eccentrico. Aggiunse che non esisteva un progetto ufficiale vero e proprio, e che «l’unico progetto che c’era» era nella sua testa e «veniva disegnato giorno per giorno».

La Catedral de Justo occupa una superficie di 4.700 metri quadrati e grossomodo ha le caratteristiche di una tipica basilica cristiana: una cupola alta 40 metri, 28 volte, navate, una cripta e più di 2mila vetrate. È però molto diversa dal tipo di cattedrale solida e sontuosa che si potrebbe avere in mente: Gallego infatti l’aveva costruita utilizzando materiali di scarto di altri cantieri, vecchi pneumatici e ruote di biciclette, ma anche bidoni, latte di alimenti e avanzi delle aziende locali. Nelle parole di Jo Farb Hernández, professore di Storia dell’Arte dell’Università di San Jose, in California, la cattedrale è «un’improbabile commistione tra un monastero medievale decrepito, un deposito stipato di scarti di recupero» e quello che potrebbe sembrare «il set polveroso e fatiscente di un film futuristico come Blade Runner».

Fino a pochi anni fa chi la visitava aveva la sensazione di essere di fronte a un cantiere in lento e progressivo avanzamento, con sacchi di sabbia, carriole e attrezzi sparsi un po’ ovunque. Poi, a poco a poco, l’edificio è stato sistemato, arricchito con dipinti e sculture e in gran parte ripulito.

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Con la vecchiaia Gallego non aveva più potuto curare in prima persona la costruzione della sua cattedrale, e per questo negli ultimi vent’anni aveva contato sull’aiuto di un muratore della zona, Ángel Lopez, e di alcuni volontari.

Poche settimane prima di morire aveva donato l’edificio proprio a Lopez e ai Mensajeros de la Paz (Messaggeri della Pace), una ong spagnola che si occupa di varie attività legate ai servizi sociali e gestisce tra gli altri orfanotrofi e centri di riabilitazione per tossicodipendenti. Prima di morire aveva anche detto che avrebbe voluto essere sepolto nella cripta all’interno della cattedrale, cosa che però non è stata possibile perché la costruzione non rispettava i criteri fissati dal regolamento sanitario previsto dalle leggi nazionali.

La ong ha detto che completerà la costruzione della cattedrale e che commissionerà uno studio per valutare lo stato di sicurezza dell’edificio. Gallego, che secondo i Mensajeros è morto senza vedere la sua opera compiuta, è stato sepolto nel cimitero di Mejorada del Campo.