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Shell ha rinunciato a sfruttare un grande giacimento di petrolio in Scozia

Dopo le critiche degli attivisti e del governo locale, secondo cui l'impatto ambientale del progetto sarebbe stato dannoso

(AP Photo/Richard Drew, La Presse)

La grande società petrolifera Royal Dutch Shell, più nota come Shell, ha rinunciato a sfruttare un giacimento petrolifero 125 chilometri al largo delle isole Shetland, in Scozia. Il progetto per la realizzazione di un impianto di estrazione del petrolio in quell’area – chiamato “Cambo” – era stato duramente criticato dagli attivisti ambientalisti del Regno Unito, secondo cui il governo britannico, autorizzandolo, era andato contro il suo impegno a raggiungere la neutralità carbonica entro il 2050.

Anche la prima ministra scozzese Nicola Sturgeon era contraria al progetto e dopo l’ultima conferenza sul clima delle Nazioni Unite, svoltasi proprio in Scozia, aveva detto che in ogni caso si sarebbe dovuta fare un’analisi delle conseguenze ambientali prima di procedere.

In teoria il progetto Cambo non è ancora stato accantonato, perché Shell lo avrebbe portato avanti insieme a Siccar Point Energy, una società che compie esplorazioni per la ricerca di giacimenti di combustibili fossili. Siccar Point Energy ha detto che cercherà altri soci per portare avanti il progetto, ma è probabile che senza il coinvolgimento di Shell non se ne farà nulla.

La grande società petrolifera ha motivato la scelta di ritirarsi dal progetto dicendo che non è conveniente dal punto di vista economico, anche perché il suo sviluppo «potrebbe subire ritardi». L’azienda ha detto di ritenere comunque che lo sfruttamento dei giacimenti nel mare del Nord «abbia un ruolo critico nel mix energetico del Regno Unito».

A maggio l’Agenzia internazionale dell’energia (IEA) – un’organizzazione intergovernativa di cui fa parte la maggior parte dei paesi con economie più sviluppate – ha detto che dopo quest’anno non dovrebbero più essere condotte esplorazioni di ricerca per nuovi giacimenti di petrolio e gas naturale, per rispettare l’obiettivo fissato con l’Accordo di Parigi del 2015 di evitare che le temperature medie globali aumentino di più di 1,5 °C rispetto ai livelli pre-industriali.