(Emmanuel Wong/Getty Images)
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  • domenica 14 Novembre 2021

La squadra cinese maschile di hockey su ghiaccio è un problema

Pare sia molto scarsa e alle Olimpiadi invernali di Pechino dovrà giocare contro Stati Uniti e Canada

(Emmanuel Wong/Getty Images)

Mancano meno di tre mesi alle Olimpiadi invernali del 2022, che saranno a Pechino e su cui la Cina ha investito molto. E sta creando una certa preoccupazione il fatto che la nazionale cinese maschile di hockey su ghiaccio, che in quanto squadra di casa parteciperà di diritto al torneo olimpico, è considerata piuttosto scarsa, al punto che ci si sta chiedendo se non sia forse il caso di evitare di farla partecipare. Per ora, comunque, risulta ancora iscritta, tra l’altro in un girone in cui dovrà giocare contro Stati Uniti e Canada: due paesi fortissimi a hockey, e due paesi contro i quali – anche per ragioni che vanno ben oltre lo sport – la Cina preferirebbe non fare figuracce.

La Cina, scrisse a fine ottobre il New York Times, «ha speso miliardi per ospitare le sue prime Olimpiadi invernali: ha realizzato dal nulla resort sciistici, ha costruito tutta una serie di impianti e ha perfino pensato a come generare neve finta». Non è però riuscita a sviluppare una squadra maschile di hockey su ghiaccio capace non tanto di vincere, ma anche solo di essere competitiva (quella femminile, invece, è messa meglio e non sta dando grandi preoccupazioni). C’è addirittura chi si chiede se la nazionale maschile cinese riuscirà anche solo a segnare un gol.

Nei prossimi giorni, ci saranno due partite che serviranno alla Federazione internazionale dell’hockey su ghiaccio per valutare le prospettive della squadra cinese, dopodiché si deciderà come procedere. Molto dipenderà da quanto la Federazione internazionale e la Cina riusciranno a mettersi d’accordo su cosa sia meglio: partecipare e perdere (magari senza segnarne nemmeno uno) oppure ritirarsi, palesando però così un’inferiorità che nello sport cinese non tende a essere ben accolta.

Era già successo ad altre Olimpiadi, sia estive che invernali, che un paese ospitante si trovasse in difficoltà nel dover mettere in piedi una nazionale che, in quanto squadra del paese ospitante, partecipava di diritto. Se ne parlò per esempio nel 2012, quando per le Olimpiadi di Londra il Regno Unito dovette organizzarsi per mettere in piedi – tra l’altro unendo diverse federazioni nazionali – una squadra di basket.

Anche nell’hockey su ghiaccio ci sono precedenti. Nel 2006, prima delle Olimpiadi invernali di Torino, ci si chiese infatti se la squadra italiana sarebbe stata all’altezza del torneo; e successe qualcosa di simile anche nel 2018, anno delle Olimpiadi invernali in Corea del Sud. In entrambi i casi, le squadre se la cavarono dignitosamente, tra le altre cose anche sfruttando regole che permisero loro di avere in squadra diversi giocatori di origine canadese e statunitense.

La situazione della squadra cinese maschile sembra peggiore. Perché è 32esima nel ranking mondiale (in uno sport che è praticato ad altissimi livelli da non più di una decina di paesi) e perché dovrà vedersela con Canada e Stati Uniti, peraltro in un anno in cui  – a differenza di quanto successo nel 2018 in Corea del Sud – tutti i più forti giocatori di NHL, il più importante campionato di hockey su ghiaccio al mondo, saranno presenti alle Olimpiadi.

Da quando nel 2015 le furono assegnate le Olimpiadi, la Cina ha comunque provato a rendere competitiva la sua squadra. Si è per esempio organizzata affinché una squadra cinese potesse partecipare al KHL, un campionato con squadre russe e di alcuni altri paesi confinanti, ben più competitivo di quello cinese. È quindi successo che durante la pandemia la Kunlun Red Star e i suoi giocatori si sono trasferiti da Pechino a una città vicino a Mosca.

Per la squadra, però, le cose non sono andate granché bene, visto che è ultima in classifica. Erano state previste anche altre iniziative per far crescere il livello dei giocatori cinesi, ma, come ha scritto il New York Times, la pandemia e il rigidissimo approccio cinese nei suoi confronti hanno cambiato molti piani.

(AP Photo/Mark Schiefelbein)

In tutto ciò, sia la Federazione internazionale dell’hockey su ghiaccio (IIHF) che il Comitato Olimpico Internazionale (CIO) sembrano avere una posizione ambigua, forse dettata dal non voler compromettere i rapporti con la Cina. Luc Tardif, il presidente canadese dell’IIHF, aveva detto a settembre che la squadra cinese maschile di hockey aveva «standard sportivi insufficienti» e che urgeva trovare «un piano B» perché «vedere una squadra perdere 15-0 non fa bene a nessuno, non alla Cina e non all’hockey su ghiaccio». Il fatto è che, da sola, l’IIHF non ha l’autorità per rimuovere la squadra cinese in quanto troppo scarsa.

A inizio novembre l’IIHF aveva deciso di non rimuovere la squadra dal torneo olimpico e di organizzare due partite per valutare le prestazioni dei giocatori cinesi. Le due partite si giocheranno il 15 e il 17 novembre, dopodiché l’IIHF farà sapere come intende procedere. Con riferimento a queste partite, Associated Press ha scritto che i «dirigenti cinesi e dell’IIHF guarderanno la partita con attenzione, dal vivo e online». Tardif ha aggiunto che «più che al risultato, si guarderà a come giocherà la squadra».

Una possibile via d’uscita sta nella disponibilità dell’IIHF e del CIO ad allargare quanto più possibile le maglie per permettere alla Cina di convocare giocatori di origini cinesi ma con altre nazionalità. In Cina, però, ci sono regole parecchio rigide sulla nazionalità e si tendono a non accettare atleti con doppia cittadinanza. In questo caso, ha scritto il New York Times, «prima di poter competere per la Cina gli atleti dovrebbero rinunciare alla loro prima nazionalità» e avviare a un procedimento che, oltre a tutta una serie di altre questioni di carattere politico, può durare diversi anni.

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C’è comunque anche chi, pur ammettendo l’oggettiva debolezza della squadra cinese, pensa che partecipare e perdere – anche tanto a zero – non sia poi un problema, nemmeno in Cina. Si cita per esempio il fatto che già alle Olimpiadi del 1988 la squadra cinese di basket perse 57 a 108 contro quella statunitense (che ancora non era il “Dream Team” delle Olimpiadi di Barcellona del 1992), e che proprio quella sconfitta fu a suo modo determinante nel far crescere la passione cinese per il basket.

(AP Photo/Mark Schiefelbein)

Brandon Yip – il più forte giocatore cinese, con quasi 200 presenze in NHL – è di questa idea, e ha detto: «se tra vent’anni, seduto sul divano a guardare la TV, vedrò alle Olimpiadi una squadra cinese di hockey su ghiaccio o un giocatore cinese tra le giovani promesse dell’NHL, magari sarà anche grazie alla squadra cinese di Pechino 2022».

Una visione meno ottimistica l’ha espressa invece Susan Brownell, professoressa statunitense ed esperta di Cina e sport: «se fossi un dirigente dell’hockey su ghiaccio cinese, starei tremando di paura» per «le critiche rispetto all’aver avuto a disposizione tanti soldi senza aver poi ottenuto nessun tipo di risultato».

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