La manifestazione "NO Green Pass" del 30 ottobre a MIlano (Foto Claudio Furlan/Lapresse)
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  • domenica 31 Ottobre 2021

Cosa succede a un corteo dei “No Green Pass”

Cronaca di quello che sabato ha sfilato nel centro di Milano, come la settimana precedente e come la prossima

La manifestazione "NO Green Pass" del 30 ottobre a MIlano (Foto Claudio Furlan/Lapresse)

Sabato 30 ottobre il movimento “No Green Pass” milanese è arrivato alla quindicesima manifestazione consecutiva. Ormai da mesi, tutte le settimane, alcune centinaia di persone (migliaia, in qualche caso) contrarie alle decisioni del governo sul passaporto vaccinale sfilano ogni sabato nel centro della città, creando anche notevoli disagi. I manifestanti non sembrano volersi fermare: tra gli slogan che hanno gridato, uno piuttosto frequente era: «Tutti i sabati», scandito più volte.
Non è più il movimento delle prime proteste, quelle di inizio estate, caratterizzate da manifestazioni spontanee e un po’ confuse. Ora una parte dei manifestanti è organizzata, strutturata ed egemone: indica gli obiettivi, detta gli slogan, esercita una sorta di servizio d’ordine per gestire il corteo.

Sabato il pomeriggio dei manifestanti milanesi è iniziato presto. Alle 15, in piazza Duomo, era stato convocato un comizio dal movimento “No Paura day-Primum non nocere”. È un gruppo nato a Bergamo da un altro movimento, “Noi Popolo di Bergamo”, animato da Mario Sancinelli: nelle prime fasi della pandemia, aveva avuto una certa notorietà per una serie di video in cui criticava violentemente le scelte della politica sul coronavirus. Di “No Paura Day” ce ne sono già stati molti in varie città italiane.

Al comizio avrebbe dovuto partecipare e parlare dal palco Stefano Puzzer, portavoce dei portuali di Trieste, che però non si è presentato provocando una certa rabbia e delusione tra i manifestanti. Ha parlato invece Gian Marco Capitani, un notabile del movimento antivaccinista che due settimane fa a Bologna aveva insultato la senatrice Liliana Segre, definendola «una donna che ricopre un seggio che non dovrebbe e che dovrebbe sparire da dove è». Mentre 700-800 persone ascoltavano Capitani in piazza Duomo, una donna, camminando intorno all’area del comizio, urlava in un megafono: «La manifestazione è in piazza Fontana, non è qui. I “No Green Pass” sono in piazza Fontana». Nessuno le ha dato retta, dopo poco ha desistito.
Intanto in piazza Fontana, che è a pochi minuti a piedi dal Duomo, sono cominciati ad arrivare i manifestanti. Sotto i portici, per ripararsi dalla pioggia, erano mischiati a un buon numero di giornalisti. C’è stata qualche aggressione verbale (anche qualche sputo) contro videomaker e fotografi. Durante tutto il pomeriggio, dal corteo, più volte si è levato il coro: «Giornalisti terroristi».

In piazza Fontana le persone sono arrivate a piccoli gruppi: coppie, famiglie, nessun simbolo politico, molte bandiere italiane, accenti di tutte le zone della Lombardia, due bandiere della Sicilia, una dei pirati. Un uomo, tra molti complimenti, portava sulla schiena un cartello con la scritta «Io vaccinato sto con i No Green Pass». È passato da un giornalista all’altro per farsi intervistare. È arrivata anche una ex modella francese celebre negli anni Novanta, Nadège, ma nessuno è sembrato riconoscerla.
Nei capannelli si parlava solo di vaccino, e soprattutto della sua presunta pericolosità. L’età media dei manifestanti era tra i 40 e i 60 anni, c’era qualche ex hippy anziano ed è comparso anche qualche volto noto del movimento ultras delle curve milanesi, milanisti e interisti. I ragazzi erano pochi, una decina teneva un cartello con scritto “Studenti contro il green pass”. La donna con il megafono che prima era in piazza Duomo ha iniziato a urlare insulti contro il presidente del Consiglio Mario Draghi.
In generale c’era molta gente che dava l’idea di non aver mai partecipato a un corteo prima.

Il manifestante No Green Pass ma vaccinato (il Post)

Poco prima delle 17.30, da corso Vittorio Emanuele è spuntato un gruppo di una quarantina di persone, tutte con una visibilissima spilla rossa con la scritta in bianco “No Green Pass”. Tra di loro, in testa, c’era Marco Mantovani, ex candidato sindaco di Forza Nuova alle elezioni amministrative del 2011 (prese 2.366 voti, lo 0,36 per cento). Era stato «daspato» (il termine è molto usato dai manifestanti), cioè colpito da un Daspo urbano per una precedente manifestazione non autorizzata. La misura consente alle autorità cittadine di vietare l’accesso a particolari aree della città a determinate persone, ma in questo momento il provvedimento è sospeso per un ricorso al TAR e Mantovani può quindi partecipare alle manifestazioni.
Il gruppo, molto deciso, si è posizionato all’imbocco di via Cardinale Martini, verso il Duomo, e ha srotolato lo striscione «In media stat virus» portato da sole donne. Appena il gruppo di testa si è posizionato, la gente ha iniziato a spostarsi e a raggrupparsi: si è formato il corteo, che è partito con lo slogan «Noi siamo il popolo» alternato a «No Green Pass» e al ritornello ritmato «La gente come noi non molla mai»: una sorta di inno identitario. A condurre i manifestanti e a compattarli, almeno nella prima parte del corteo, è stato sempre il gruppo di quaranta persone con la spilla rossa. Alcuni di loro, tra cui Mantovani, precedevano gli altri, indicavano quando avanzare e quando fermarsi e si scambiavano cenni, indicazioni sulle strade da prendere con i dirigenti della Questura. Due manifestanti, un uomo e una donna, si sono alternati al megafono.

Tra i bersagli degli slogan, oltre a Draghi, ci sono stati soprattutto la ministra dell’Interno Luciana Lamorgese e il sindaco di Milano Beppe Sala. Molto urlato e acclamato è stato il nome «Nunzia, Nunzia»: è Nunzia Schillirò, la vice questora con posizioni scettiche sul Green Pass sospesa dal lavoro dopo aver partecipato a una manifestazione organizzata in piazza del Popolo, a Roma.
L’incontro con le persone che assistevano al comizio in piazza Duomo è stato freddo. Dalla piazza si è applaudito e urlato «Tutti insieme, tutti insieme» ma il corteo ha tirato dritto trascinato dai leader. Intanto, sempre dal gruppo di testa, veniva distribuito un volantino, firmato dal “Comitato No Green Pass Milano” e dal titolo Comunicato stampa. Le prime righe dicevano: «In seguito all’inusitata escalation della criminalizzazione mediatica del corteo No Green Pass e con l’unico obbiettivo di proteggere i manifestanti dalla repressione poliziesca scatenata dalla dittatura sanitaria, abbiamo deciso di informare gli esperti della forza ondulatoria circa il percorso che il corteo seguirà il 30 ottobre».

Il riferimento alla “forza ondulatoria” è tornato poi a più riprese durante il corteo, nell’unico slogan ironico dei manifestanti. Lamorgese viene definita “ministro della forza ondulatoria” per le parole pronunciate alla Camera a proposito del poliziotto in borghese che, alla manifestazione del 9 ottobre a Roma, si era unito ai manifestanti nel far oscillare violentemente un furgone della polizia. In quel caso la ministra aveva detto che il poliziotto non era un infiltrato tra i manifestanti, ma che stava testando il «movimento ondulatorio del mezzo». In piazza della Scala, davanti a palazzo Marino – la sede del Comune – gli slogan contro il sindaco Sala si sono intensificati: «Sindaco Sala non ci minacciare noi vogliamo solo manifestare».
Il corteo ha proseguito lungo via Manzoni. I negozi non avevano chiuso, e apparentemente i milanesi che camminavano in centro non si sono uniti ai manifestanti. In 5.000 circa sono partiti da piazza Duomo e in 5.000 circa sono arrivati in corso Sempione alla sede della Rai, luogo concordato con la Questura come meta finale della manifestazione. Il corteo è stato per lo più ignorato dal resto della città ma circondato da decine di poliziotti, carabinieri e agenti della Guardia di Finanza che hanno seguito ai lati il corteo per tutta la sua durata. Mentre la prima parte, costituita da 1.000-1.500 persone, era compatta, più indietro il resto dei manifestanti ha iniziato a dividersi in piccoli gruppi, sfilacciandosi e allungandosi, disperdendosi. Nessuno slogan è stato mai diretto alle forze dell’ordine, anzi l’invito costante è stato quello di unirsi al corteo. Due signore, in particolare, hanno continuato ad avvicinarsi ai poliziotti e a chiedere stupite come mai non manifestassero anche loro: «Ma non avete figli?», domandavano.

Quasi al termine di via Manzoni, dal megafono è stato annunciato che oltre gli Archi di Porta Nuova, in piazza Cavour, stavano aspettando otto manifestanti. «Persone», urlava un uomo al megafono, «che da sempre ci hanno messo la faccia e per questo sono state colpite da Daspo urbano. Devono aspettarci qui perché non possono entrare nel centro storico». L’incontro è stato teatrale, con abbracci e urla. I «daspati» aspettavano dietro uno striscione con scritto «No Green Pass – Umani non sorci». Uno degli otto in particolare ha preso il megafono per non lasciarlo più fino alla fine del corteo. Ha iniziato con «Se non cambierà bloccheremo la città», per poi invitare a urlare «Vergogna vergogna» all’indirizzo del palazzo vuoto e buio degli Uffici Finanziari in via Manin.

Gli otto manifestanti sottoposti a Daspo che hanno atteso il resto del corteo fuori dal centro storico (il Post)

Dal centro del corteo è arrivato nella zona di testa un uomo che ha invitato ad attaccare con maggiore enfasi il sindaco Sala. Così è stato: per un po’ il nome di Sala ha sostituito quello di Draghi negli insulti. Dopo poco a presentarsi ai leader del corteo sono stati due uomini e una donna che hanno chiesto polemicamente perché il gruppo che guidava la manifestazione si fosse adeguato a tutte le richieste della Questura. Ne è nato un dialogo abbastanza acceso. La risposta del gruppo alla testa del corteo è stata netta: «Si fa così, se volete la prossima volta andate voi in questura a litigare con la Digos». Una ragazza ha affrontato i tre contestatori: «Noi siamo tutti denunciati, se volete prendere denunce anche voi fate pure». La risposta, sinceramente stupita, è stata: «Ma perché dovrebbero denunciarci?».

Dopo metà percorso, all’altezza di via Montesanto, una parte consistente di persone è uscita dal corteo. Tra di loro non c’era nessun gruppo organizzato, né di destra né di anarchici (questi ultimi, un gruppo sparuto, si sono fatti vivi poco dopo). Disordinatamente, in 300-400 hanno iniziato a correre verso la stazione Centrale zigzagando tra le auto ferme in attesa che le strade si liberassero. Tra loro, in testa ma isolata, c’era una bandiera italiana con la Q di QAnon, la nota teoria del complotto di estrema destra che animò l’assalto al Congresso lo scorso 6 gennaio. La polizia ha bloccato il gruppo ben prima della stazione centrale. Una voce allora ha urlato: «Andiamo alla stazione Garibaldi». Stesso risultato: il gruppo è stato bloccato ancora. A quel punto il grosso degli «scissionisti» è rientrato nel corteo mentre una ventina di persone ha proseguito dicendo di voler bloccare corso Como, una zona pedonale del centro.

Un manifestante di Milano (Foto Claudio Furlan/Lapresse)

Quasi davanti al parco Sempione una ventina di militanti del centro sociale Telos e del collettivo anarchico Adespota di Saronno si sono avvicinati alla testa della manifestazione urlando «Fuori la Digos dal corteo» e distribuendo volantini che annunciavano per sabato 13 novembre una manifestazione No Green Pass a Saronno. Sono poi rientrati nel corteo. Alcuni del comitato No Green Pass (sempre quelli con la spilla rossa) si sono staccati dagli altri e hanno iniziato a controllare a vista i vari gruppetti che si attardavano e accennavano a deviare verso vie laterali.

La bandiera con la “Q” di QAnon. (il Post)

In corso Sempione, davanti alla sede Rai di Milano, il corteo si è ricompattato. Un gruppo si è staccato: ancora una volta erano persone apparentemente senza connotazione politica, a volto scoperto, donne e uomini che hanno tentato di far ripartire il corteo verso strade in quel momento parecchio trafficate. La polizia ha bloccato il gruppo che, correndo, è poi entrato nella zona pedonale di corso Sempione in una sorta di gara con i poliziotti, che con casco e scudo correvano al loro fianco. Molti urlavano «Andiamo tutti a casa di Beppe Sala».

All’Arco della Pace il gruppo si è fermato e ha improvvisato un nuovo corteo per tornare verso piazza del Duomo. Erano ormai in pochi, la polizia aveva nel frattempo fermato tre delle persone che avevano tentato di prendere strade diverse da quelle concordate con gli organizzatori: sono stati denunciati un manifestante di Bergamo, uno di Torino e uno di Lodi.
Quando il corteo si è definitivamente sciolto si sono dati tutti appuntamento per sabato prossimo, sempre alle 17.30, sempre in piazza Fontana. E per quello dopo, e per quello dopo ancora.