• Italia
  • martedì 25 settembre 2018

Cos’è il “DASPO urbano”

È un provvedimento incluso nel decreto “immigrazione e sicurezza” approvato ieri dal governo, ed estende l'applicazione di una norma già esistente

Matteo Salvini (ANSA/ETTORE FERRARI)

Una delle novità del decreto “immigrazione e sicurezza” approvato lunedì dal Consiglio dei ministri riguarda l’applicazione del cosiddetto “DASPO urbano”, una misura introdotta per la prima volta dall’ultimo governo di centrosinistra. Il nuovo decreto legge – che dovrà ora passare l’esame del presidente della Repubblica e poi essere convertito in legge dal Parlamento entro 60 giorni – ha esteso i campi di applicazione del “DASPO urbano”, rendendo più severa una norma già esistente.

Il “DASPO urbano” si chiama così perché è simile al DASPO, acronimo di Divieto di Accedere alle manifestazioni SPOrtive, una misura adottata in Italia nel 1989 per contrastare la violenza negli stadi. Lo scorso anno l’allora ministro dell’Interno Marco Minniti (PD) promosse un “decreto sicurezza” in cui si parlava per la prima volta di “DASPO urbano”, una misura con cui un sindaco – in collaborazione con il prefetto – può multare e poi stabilire un divieto di accesso ad alcune aree della città per chi «ponga in essere condotte che limitano la libera accessibilità e fruizione» di infrastrutture di trasporto (strade, ferrovie e aeroporto).

A Milano, per esempio, i primi provvedimenti di DASPO urbano previsto dal decreto Minniti sono stati applicati lo scorso maggio, in circostanze diverse. Nel primo intervento, i poliziotti della Polimetro hanno controllato una cittadina romena di 18 anni con precedenti che elemosinava sulle scale della fermata della metropolitana Duomo, impedendo l’accesso alla banchina ad alcuni passeggeri: per questa ragione contro di lei è stato adottato un provvedimento di allontanamento. La stessa misura è stata decisa nei confronti di un irregolare con precedenti che, ubriaco, infastidiva alcuni passeggeri del tram della linea 1.

Nel decreto legge approvato lunedì dal governo, voluto in particolare dal ministro dell’Interno Matteo Salvini, l’applicazione del DASPO urbano viene estesa ai «presidi sanitari», alle zone di particolare interesse turistico, alle «aree destinate allo svolgimento di fiere, mercati e pubblici spettacoli». La misura riguarda anche le persone indiziate per reati di terrorismo.

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