António Costa durante una recente riunione del Consiglio Europeo a Bruxelles (Johanna Geron/Pool Photo via AP)
  • Mondo
  • mercoledì 27 Ottobre 2021

In Portogallo il governo di sinistra traballa

I partiti radicali che sostengono i Socialisti dicono di non voler votare la nuova legge di bilancio, e un compromesso sembra complicato

António Costa durante una recente riunione del Consiglio Europeo a Bruxelles (Johanna Geron/Pool Photo via AP)

Il governo di sinistra del Portogallo, guidato dal primo ministro António Costa, sta rischiando seriamente di cadere per via di un forte disaccordo con i suoi alleati della sinistra radicale sulla legge di bilancio che riguarda il 2022. Martedì pomeriggio al parlamento portoghese è iniziata una discussione che potrebbe durare giorni, ma che le forze di maggioranza considerano l’ultimo tentativo per trovare un accordo. Se non ci riusciranno, il presidente della Repubblica Marcelo Rebelo de Sousa ha già annunciato che scioglierà il parlamento e indirà nuove elezioni.

Attualmente il Partito Socialista di Costa guida un governo di minoranza che si regge sull’appoggio esterno del Partito Comunista (PCP) e del Blocco di Sinistra (BE). La coalizione è la stessa che governa dal 2015, ma dopo le elezioni del 2019 i rapporti fra i partiti erano progressivamente peggiorati. Oggi l’appoggio del PCP e del BE ai Socialisti non è considerato più un fatto scontato, e viene negoziato su ogni singolo provvedimento.

Il PCP e il BE chiedevano da mesi una legge di bilancio più ambiziosa, con aumenti per il salario minimo, il sistema sanitario nazionale, le pensioni e gli stipendi dei lavoratori pubblici. Il Partito Socialista aveva offerto di aumentare il salario minimo di 40 euro, fino cioè a 705 euro, e di includere moderati aumenti nei settori indicati. «Il Portogallo non ha soltanto bisogno di una legge di bilancio, ma di una risposta del governo alla massa di problemi che si stanno accumulando», ha detto il leader del Partito Comunista, Jerónimo de Sousa: «ma dati i segnali ricevuti finora dal governo, voteremo contro questa legge di bilancio».

Martedì, durante il dibattito in parlamento, Costa ha ricordato agli alleati della sinistra radicale che negli ultimi anni la spesa pubblica nei settori che stanno loro più a cuore è aumentata, e che i 40 euro aggiunti al salario minimo sono «l’aumento più ingente da quando esiste questa misura». Al contempo però si è detto pronto ad affrontare nuove elezioni, e che nel caso sarà di nuovo lui il candidato primo ministro del Partito Socialista.

– Leggi anche: Il Portogallo è un’isola (dal blog di Lorenzo Ferrari)

Non è chiarissimo perché il PCP e il Blocco di Sinistra stiano minacciando un governo che tutto sommato ha accolto alcune delle loro proposte, e con cui dialoga da anni.

Politico osserva che negli ultimi due anni il sostegno al governo sembra essere costato loro in termini di consenso, dato che il Blocco di Sinistra viene dato dai sondaggi intorno alla metà dei voti che prese nel 2019, cioè circa al 5 per cento, mentre il Partito Comunista da allora è rimasto inchiodato al 6 per cento. Secondo altri, le ragioni della rottura sono perlopiù politiche: «il BE e il PCP hanno realizzato che il Partito Socialista non abbandonerà mai i propri impegni presi con l’Unione Europea» in fatto di contenimento della spesa pubblica, ha detto l’analista Francisco Seixas da Costa al Financial Times.

Dal 2020 ad oggi il Portogallo è stato uno dei paesi europei più colpiti dalla crisi economica innescata dalla pandemia da coronavirus. Le previsioni di crescita per il 2022 però sono molto buone, e la pandemia è relativamente sotto controllo, dato che il Portogallo è considerato uno dei paesi più vaccinati al mondo.

Da eventuali nuove elezioni – che si potrebbero tenere già a gennaio, secondo alcuni – potrebbe però uscire un quadro piuttosto frammentato: il Partito Socialista è dato poco sotto al 40 per cento, mentre il Partito Social Democratico, di centrodestra, al 27 per cento. Potrebbe invece guadagnare parecchi consensi il partito di estrema destra Chega, dato poco sotto al 10 per cento.