Il capitano dell'India, Virat Kohli, si congratula con i pakistani Mohammad Rizwan e Babar Azam (Francois Nel/Getty Images)
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  • lunedì 25 Ottobre 2021

Una speciale partita di cricket tra India e Pakistan

A Dubai il Pakistan ha vinto una delle sfide più sentite e partecipate dello sport mondiale, dopo quasi 30 anni e in un momento delicato

Il capitano dell'India, Virat Kohli, si congratula con i pakistani Mohammad Rizwan e Babar Azam (Francois Nel/Getty Images)

In questi giorni a Dubai, negli Emirati Arabi Uniti, si sta giocando la Coppa del Mondo di cricket T20, il formato ridotto del cricket dove le partite non vanno oltre le tre ore e mezza di gioco. Il torneo, seguito da centinaia di milioni di persone nei paesi del Commonwealth, è ancora alla fase a gironi ma c’è già stata una partita speciale.

India e Pakistan, i paesi più popolosi tra quelli in cui il cricket è sport nazionale, si sono incontrati domenica per l’ennesima volta nella loro storia. La partita si è conclusa come non accadeva da 29 anni, ovvero con la vittoria del Pakistan, che non batteva l’India in Coppa del Mondo dal 1992. Il risultato è stato festeggiato con celebrazioni di massa in Pakistan, ma anche dalle numerose comunità musulmane indiane e nei paesi della regione in cui l’India, la cosiddetta “superpotenza” del cricket mondiale, non è particolarmente ben vista.

La grande rivalità tra India e Pakistan nel cricket riflette i lunghi e difficili rapporti tra i due paesi, un tempo uniti e da settant’anni divisi e reciprocamente ostili. L’incontro in Coppa del Mondo è arrivato nel mezzo di un nuovo periodo di tensioni e scontri armati nel Kashmir, la regione di confine che continua a essere rivendicata da entrambi. Proprio per questi motivi, nei giorni scorsi diverse autorità dei due paesi avevano chiesto l’annullamento o il boicottaggio dell’evento. A queste richieste, molti tifosi avevano risposto pubblicamente chiedendo di lasciare la politica fuori dal cricket.

La rivalità tra i due paesi si sviluppò a partire dal 1947, quando l’Impero britannico divise il suo vasto impero indiano in tre parti: quella meridionale, centrale e settentrionale divenne l’odierna India, mentre le estremità nordoccidentali e nordorientali — separate tra loro da duemila chilometri di India — divennero il Pakistan e più tardi, negli anni Settanta, il Bangladesh.

Quella che passò alla storia come la “partizione” fu un momento traumatico per tanti. Oltre quindici milioni di persone si misero in marcia verso il paese che rispecchiava di più le loro credenze e le loro origini, o furono costrette a farlo con la violenza. Tra il 14 e il 15 agosto del 1947 nelle zone contese morirono oltre un milione di persone. In questo modo India e Pakistan, sin dal primo giorno della loro esistenza, diedero inizio a rappresaglie, guerriglie, attentati e guerre vere e proprie che continuano da allora.

Proprio a causa della guerra, le due nazionali di cricket, veri e propri simboli culturali e popolari dei rispettivi paesi, evitarono di incontrarsi tra il 1965 e il 1977, poi nel 1999 per la guerra di Kargil e infine nel 2008 in seguito agli attentanti islamici di Mumbai.

Nel corso degli anni, interruzioni comprese, il cricket pakistano ha ottenuto il maggior numero di vittorie nei circa duecento incontri disputati con l’India nella varie forme del cricket. Ma il suo movimento è sempre rimasto piuttosto discontinuo nel rendimento. Da una parte gode di una grande tradizione: basti pensare che l’attuale primo ministro, Imran Khan, prima di darsi alla politica fu un campione di cricket conosciuto in tutto il mondo; dall’altra però non gode della stessa solidità del movimento indiano, il cui campionato è il migliore al mondo e ancora oggi è precluso ai giocatori pakistani.

Cinque dei dieci maggiori stadi di cricket al mondo si trovano in India, compreso il secondo più capiente di tutti, il Sardar Patel Stadium di Ahmedabad, con i suoi 110.000 posti. La smisurata passione indiana per il gioco fa sì che il campionato nazionale sia il migliore e anche il più ricco fra tutti i paesi in cui si gioca a cricket: inglesi, sudafricani, australiani e neozelandesi giocano tutti lì quando non sono al seguito delle loro nazionali. L’organizzazione del campionato è talmente imponente che lo scorso anno, nel mezzo della pandemia, riuscì a spostarsi interamente negli Emirati Arabi Uniti per poter disputare ugualmente la stagione senza rinunciare agli introiti che lo rendono una delle competizioni sportive più redditizie al mondo.

La partita di Dubai giocata domenica si è conclusa con una larga vittoria del Pakistan, che ora può pensare anche di arrivare in fondo al torneo. La Coppa del Mondo però è ancora lunga (si concluderà con la finale del 14 novembre) e anche per questo l’India ha accettato la sconfitta. Al termine della partita i giocatori indiani si sono congratulati con gli avversari in modo sincero per il risultato ottenuto dopo molto tempo. Il capitano indiano, Virat Kohli ha detto: «Non abbiamo avuto alcuna possibilità. Abbiamo fatto del nostro meglio, abbiamo cercato di mettergli pressione, ma non c’è vergogna nell’accettare di essere stati surclassati».

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