Esemplari di Thunnus thynnus, o tonno rosso, fotografati a Favignana, in Sicilia (Wikimedia)

Diverse specie di tonno non rischiano più l’estinzione

Lo ha annunciato l'Unione Internazionale per la Conservazione della Natura: merito della recente diffusione di pratiche di pesca sostenibile

Esemplari di Thunnus thynnus, o tonno rosso, fotografati a Favignana, in Sicilia (Wikimedia)

Secondo nuove analisi dell’Unione Internazionale per la Conservazione della Natura (IUCN), l’ente internazionale riconosciuto dall’ONU che valuta quali specie animali e vegetali rischiano l’estinzione, alcune specie di tonno che erano considerate ad alto rischio di estinzione si stanno ripopolando. Lo ha fatto sapere lo IUCN nei giorni scorsi aggiornando l’elenco delle specie di piante e animali considerate più a rischio di estinzione, la cosiddetta Lista rossa.

È una cosa notevole, soprattutto se si pensa che i tonni sono tra i pesci più consumati e richiesti in tutto il mondo, e che fino a una decina di anni fa la loro progressiva riduzione preoccupava parecchio i biologi marini. Molte altre specie di animali e piante, comunque, rimangono a rischio, e la IUCN ha avvertito che in futuro la pressione sul mondo marino continuerà ad aumentare, anche per via del cambiamento climatico.

Gli aggiornamenti alla Lista rossa sono stati annunciati durante il Congresso mondiale per la conservazione della natura, che si sta svolgendo in questi giorni a Marsiglia, in Francia. Concretamente, alcune specie di tonno che erano considerate a grande rischio di estinzione o comunque in pericolo dal 2011 (indicate nella lista come “Critically Endangered” o “Endangered”) sono state inserite nelle categorie che destano meno preoccupazione (“Least Concern”). Tra queste, ci sono il tonno rosso (Thunnus thynnus), conosciuto anche come tonno a pinna blu, il tonno a pinna gialla (Thunnus albacares) e il tonno bianco o alalunga (Thunnus alalunga). È migliorata anche la situazione del tonno rosso del sud, che vive nell’emisfero australe ed è passato da “Critically Endangered” a “Endangered”.

Craig Hilton-Taylor, supervisore della Lista rossa, ha detto a BBC News che questo significa che i tonni che mangiamo più comunemente, come quello a pinna gialla – uno dei più diffusi e consumati in tutto il mondo – sono oggi meglio gestiti e pescati in maniera più sostenibile. Allo stesso tempo, Hilton-Taylor ha aggiunto che rimane grande preoccupazione sia per altre specie di tonno, come il pinna gialla dell’oceano Indiano, sia per altri esemplari di animali marini e anfibi.

Secondo la Lista rossa, infatti, attualmente quasi 39mila specie di piante e animali sono a rischio di estinzione e 902 si sono già estinte negli ultimi cinquant’anni. In particolare, secondo le nuove valutazioni dell’IUCN, il 37 per cento delle specie di squali e razze è a grande rischio sia a causa della pesca, sia per l’inquinamento e gli effetti del cambiamento climatico: per dare l’idea, meno di un quarto di queste specie era in grande pericolo nel 2014.

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La biologa marina dell’Arizona State University Beth Polidoro ha detto al National Geographic che «la buona notizia» è che gli sforzi fatti nell’ultimo decennio per limitare la pesca illegale e regolamentare il mercato dei tonni hanno funzionato, e che «è possibile pescare in maniera sostenibile e mangiare pesce senza esaurire completamente la popolazione fino a portarla sull’orlo del collasso o dell’estinzione». Allo stesso tempo, Hilton-Taylor ha fatto notare che spesso si tende a pensare che siccome le specie marine vivono sott’acqua abbiano risorse infinite, ma non è così.

Tra gli animali in grande pericolo di estinzione ci sono anche i draghi di Komodo: lucertole giganti simili a dinosauri che vivono sull’omonima isola, in Indonesia, e la cui sopravvivenza è minacciata dall’innalzamento del livello dei mari. Secondo Achmad Ariefiandy, ecologista di una ong indonesiana che si occupa della conservazione dei draghi di Komodo, per ora i programmi avviati dal governo nel 2013 per proteggere questi animali stanno avendo buoni risultati. Il problema è che a causa del cambiamento climatico la superficie dove vivono potrebbe diminuire di più del 30 per cento nei prossimi 45 anni.