Khasha Zwan
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  • sabato 28 Agosto 2021

La storia dell’intrattenitore afghano ucciso dai talebani, un mese fa

Sta circolando da giorni e ci dice qualcosa su quanto i talebani non siano cambiati, nonostante le promesse di maggiore moderazione

Khasha Zwan

Negli ultimi giorni è circolato molto sui social, ripreso e commentato anche in Italia, il video di una violenza subita da un uomo arrestato a luglio scorso da uomini armati a Kandahar, grande città dell’Afghanistan dove in quei giorni erano già entrati i talebani. La persona ripresa nel video mentre è ammanettata e bloccata tra due uomini sul sedile posteriore di un’auto è stata identificata come un uomo di 60 anni chiamato Nazar Mohammad Khasha, più noto come Khasha Zwan, un personaggio conosciuto nella comunità locale e spesso protagonista di popolari video umoristici registrati e condivisi su TikTok da persone a lui vicine.

Il video mostra Khasha con le mani dietro la schiena rivolgersi al gruppo di persone fuori dalla macchina e scherzare sulle circostanze del suo rapimento dicendo che i suoi rapitori avevano «i baffi sul sedere» (nel sud dell’Afghanistan, ha spiegato il Washington Post, i baffi sono considerati un simbolo di coraggio). Khasha viene a quel punto schiaffeggiato due volte da uno dei due miliziani seduti vicino a lui. Subito dopo i due miliziani si passano di mano un fucile AK-47 introdotto in macchina da un’altra persona attraverso il finestrino.

Khasha è stato in seguito torturato e ucciso.

L’uccisione di Khasha, avvenuta circa tre settimane prima della completa conquista dell’Afghanistan da parte dei talebani, è stata recentemente descritta come esempio significativo dell’intolleranza, intransigenza e autoritarismo del gruppo radicale, in contrasto con le recenti promesse di maggior moderazione accolte però con scetticismo da molti.

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Attraverso il portavoce Zabihullah Mujahid, i talebani avevano rivendicato a luglio la responsabilità della morte di Khasha dopo che Suhail Shaheen, un altro dei portavoce ufficiali, aveva inizialmente negato il coinvolgimento del gruppo nell’assassinio.

Mujahid aveva aggiunto che era comunque in corso un’indagine all’interno degli stessi talebani per capire perché Khasha fosse stato ucciso senza essere stato sottoposto a un processo. L’assassinio aveva destato profonda indignazione e preoccupazioni, in un momento in cui i talebani stavano progressivamente avanzando verso Kabul.

«È stato uno schiaffo in faccia a tutti gli afghani e un insulto all’umanità e alla dignità umana, al volto sorridente della giustizia, della saggezza e dell’arte», aveva scritto il vicepresidente afghano Sarwar Danish, commentando la morte di Khasha e il video dell’aggressione.

Le circostanze della morte di Khasha, ha scritto il Washington Post, rimangono poco chiare, così come i motivi dell’ostilità dei talebani nei suoi confronti. Non è chiaro, in particolare, se l’ostilità fosse legata soltanto all’attività comica di Khasha e alle sue battute, ritenute irrispettose e dissacranti anche verso i talebani, o se – come altri sostengono – fosse motivata da differenti coinvolgimenti passati di Khasha nella lotta contro i talebani.

Secondo un ex militare dell’esercito afghano citato dal Washington Post, Khasha aveva prestato servizio in un’unità delle forze di polizia della provincia di Kandahar, accusate in passato di abusi, estorsioni e altri crimini, anche nei confronti dei civili, nella lotta contro i miliziani talebani. A capo di quelle unità era stato il generale Abdul Raziq, uno dei personaggi più influenti e controversi nel sud dell’Afghanistan dopo la caduta dei talebani, ucciso in un attentato a Kandahar a ottobre 2018 e sospettato di molteplici violazioni dei diritti umani.

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Sebbene non ci siano prove degli abusi e dei crimini attribuiti a Khasha dai talebani, l’ipotesi di una sua precedente vicinanza a unità armate afghane sembrerebbe almeno in parte accreditata da alcuni video diffusi sui social che lo mostrano trasportare un fucile d’assalto o parlare seduto accanto ad altre armi da fuoco. «Non era un comico né un innocente», aveva detto a luglio Mujahid, accusando Khasha di estorsioni e atti brutali.

Un funzionario di polizia di Kandahar che aveva lavorato con Khasha, citato da AFP, ha detto che Khasha non aveva mai preso parte ad alcun combattimento e che era molto noto tra i suoi colleghi per le sue abilità comiche, più che per quelle da agente di polizia. «Suo figlio mi ha chiamato per dirmi che i talebani erano venuti a casa e lo avevano portato via. Il giorno dopo il suo corpo è stato ritrovato con le mani legate dietro la schiena», ha raccontato il funzionario. «Non era un artista né un comico noto di professione, ma un intrattenitore, ripreso in brevi video dagli abitanti del villaggio per divertimento», ha detto ad Arab News l’attivista di Kandahar Maryam Durrani.

Su Facebook e su Twitter sono molto circolate illustrazioni ed espressioni di ammirazione nei confronti di Khasha. La sua morte, al netto dei suoi precedenti rapporti con la polizia afghana, è stata da molti percepita come un esempio delle politiche repressive dei talebani nella società civile e delle prospettive per le persone che esprimono dissenso attraverso la comicità e per gli artisti in generale.

Rispondendo alla domanda se sarà permesso agli artisti di continuare a lavorare, Mujahid ha recentemente risposto che cantanti e registi dovranno cambiare mestiere se il loro lavoro sarà giudicato contrario alla sharia (che è una risposta comunque molto ambigua).

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