(Yuichi Yamazaki/Getty Images)
  • domenica 18 Luglio 2021

I dubbi dei giapponesi sull’organizzazione delle Olimpiadi

Un vivace dibattito sull’opportunità di tenere i Giochi durante la pandemia ha messo in difficoltà il governo, che a meno di 6 mesi dalle elezioni non può sbagliare

di Pietro Pianini
(Yuichi Yamazaki/Getty Images)

A meno di due settimane dall’inizio delle Olimpiadi di Tokyo, è ancora in corso in Giappone un ampio dibattito sull’opportunità di aver deciso di svolgerle. Il Giappone aveva ben superato la prima ondata della pandemia della primavera 2020, ma la situazione è peggiorata tra la fine del 2020 e l’inizio del 2021 con un significativo aumento di morti e contagi.
Questo ha fatto crescere l’insofferenza di molti giapponesi verso l’organizzazione dei Giochi e il governo, fatto insolito per il Giappone. Il nuovo primo ministro Yoshihide Suga sta cercando di affrontarlo. Succeduto a settembre al compagno di partito Shinzō Abe, Suga ha di fronte la sfida di fare comunque i Giochi, dopo che questi sono stati rinviati di un anno. Allo stesso tempo deve continuare a gestire la difficile situazione pandemica che nonostante i miglioramenti delle ultime settimane non si è ancora risolta.

Il 7 settembre 2013 lo scenario era molto diverso. Battendo Istanbul, Tokyo fu scelta dal Comitato Olimpico Internazionale (CIO) come città ospitante delle Olimpiadi 2020. La notizia venne accolta molto positivamente dalla popolazione: i Giochi erano considerati l’occasione per superare anni di stagnazione economica e la crisi del 2011. In quell’anno il Giappone aveva dovuto affrontare un terremoto, un maremoto e il conseguente incidente nucleare di Fukushima.
A gennaio dello scorso anno furono sollevate le prime preoccupazioni sull’impatto che la diffusione del Coronavirus potesse avere sui Giochi. Dopo giorni di discussioni e polemiche, il 24 marzo il CIO e il governo giapponese decisero di rinviare le Olimpiadi di un anno.

Nei mesi seguenti molti paesi furono duramente colpiti dal COVID-19, ma tra questi non c’era il Giappone che fino a ottobre 2020 aveva riscontrato un numero relativamente basso di morti e decessi rispetto agli altri paesi più avanzati.
Da novembre i nuovi casi positivi e le morti registrate avevano però iniziato a crescere superando in meno di un mese i massimi raggiunti in precedenza.

Era così aumentata la percentuale di popolazione giapponese a favore di un nuovo rinvio delle Olimpiadi o della loro cancellazione a causa della situazione pandemica. In un sondaggio di metà dicembre della tv pubblica NHK i favorevoli alla cancellazione dei Giochi erano il 32%, e quelli favorevoli al rinvio il 31%.

La situazione pandemica era continuata a peggiorare tra dicembre e gennaio. In un sondaggio del maggiore giornale giapponese Asahi Shimbun, pubblicato a inizio anno, solo l’11% era contrario alla cancellazione o al rinvio dei Giochi.
A febbraio il Presidente del Comitato Organizzatore di Tokyo 2020, Yoshiro Mori, si era inoltre dovuto dimettere a causa di alcuni commenti sessisti. Questo aveva reso l’ipotesi di tenere ugualmente i Giochi ancora più impopolare.

La sostituzione di Mori con una politica esperta, Seiko Hashimoto, la diminuzione del numero dei contagi e dei morti, avevano contribuito a migliorare l’opinione del pubblico verso le Olimpiadi. In un nuovo sondaggio di marzo dell’Asahi Shimbun i contrari alla cancellazione e al rinvio erano saliti al 27%, dall’11% di gennaio.
Questa fase era però durata poco: ad aprile la situazione pandemica era tornata a peggiorare e il malcontento della popolazione a crescere.

Sul malcontento aveva anche influito la deludente campagna vaccinale. A metà aprile, quando a Tokyo si erano viste le prime proteste pacifiche, i giapponesi vaccinati con prima dose erano solo l’1%, il dato più basso tra le economie più avanzate.
Alle frequenti proteste contrarie alla possibilità di tenere i giochi si erano affiancate una petizione online firmata da oltre 450.000 persone e intitolata “Cancellate le Olimpiadi di Tokyo per proteggere le nostre vite” e le dichiarazioni di diversi importanti businnessman come l’amministratore delegato di Softbank, un’importante holding finanziaria multinazionale. Il CEO di Rakuten, una delle principali aziende di commercio elettronico e di altri servizi internet del mondo, a maggio aveva detto che ospitare le Olimpiadi sarebbe stata per il Giappone una «missione suicida».

Il dibattito era diventato sempre più emotivo: le finestre di molti ospedali si erano riempite di messaggi contro le Olimpiadi; decine di migliaia di volontari si erano ritirati dall’organizzazione dei Giochi. Alcuni atleti giapponesi si erano infastiditi per le eccessive pressioni del pubblico. La nuotatrice Rikako Ikee, che aveva ispirato molti qualificandosi ai Giochi due anni dopo la diagnosi di una leucemia, si era lamentata su Twitter delle troppe lettere che le chiedevano di ritirarsi e opporsi alle Olimpiadi.

Nel sondaggio di maggio dell’Asahi Shimbun la percentuale di Giapponesi contrari a rinviare o cancellare le Olimpiadi era nuovamente scesa al 14%, dal 28% di aprile.
Lo stesso giornale giapponese in un editoriale del 26 maggio aveva chiesto al Primo Ministro Suga di cancellare i Giochi.

Yoshihide Suga, esperto politico giapponese, aveva sostituito Shinzō Abe sia come Primo Ministro sia come presidente del Partito Liberal-Democratico (PLD) a settembre del 2020 a causa dei problemi di salute di Abe. Il PLD è uno storico partito conservatore giapponese e ha guidato la politica del paese da quasi un decennio soprattutto grazie ad Abe.

Suga si era trovato dopo pochi mesi a dover affrontare una situazione molto difficile e anche abbastanza inusuale per un paese come il Giappone. Oltre al dibattito interno aveva dovuto gestire anche la pressione sia del CIO che degli altri Paesi che spingevano affinché le Olimpiadi si tenessero. Queste pressioni non erano state particolarmente apprezzate da una buona parte di giapponesi che aveva considerato arrogante soprattutto l’insistenza del CIO per fare i Giochi in ogni caso.

Dal Primo Ministro giapponese però l’opzione di cancellare le Olimpiadi non era mai stata seriamente considerata. Questo avrebbe infatti significato un fallimento troppo grande per Suga, interessato a recuperare consensi dopo una crisi di popolarità dovuta a come aveva gestito la pandemia. Non avendo molte alternative si era concentrato sul miglioramento della campagna vaccinale e sul contenimento dei nuovi contagi, sperando di poter organizzare i Giochi senza particolari imprevisti.
Un successo delle Olimpiadi porterebbe a un aumento di popolarità del governo Suga e gli renderebbe più agevole vincere le elezioni legislative e soprattutto le elezioni per la presidenza del PLD del prossimo autunno.

The Asahi Shimbun

Nelle ultime settimane i dati della pandemia in Giappone sono migliorati: i morti e i positivi sono più che dimezzati rispetto al picco di metà maggio, ma i dati degli ultimi giorni fanno temere l’inizio di una nuova ondata, soprattutto nell’area di Tokyo. La campagna vaccinale sta andando ad un ritmo sostenuto: i vaccinati con la prima dose sono notevolmente aumentati rispetto ad aprile, superando il 30% della popolazione. I contrari ai Giochi sono ancora tanti: nel sondaggio dell’Asahi Shimbun di fine giugno il 62% sosteneva ancora il rinvio o la cancellazione delle Olimpiadi.

Questo e gli altri articoli della sezione Intorno alle Olimpiadi sono un progetto del workshop di giornalismo 2021 del Post con la Fondazione Peccioliper, pensato e completato dagli studenti del workshop.