“Rugby” di Jean Jacoby, che vinse la medaglia d'oro alle Olimpiadi del 1928 di Amsterdam
  • Cultura
  • mercoledì 14 Luglio 2021

Quando alle Olimpiadi partecipavano anche gli artisti

Fino al 1948 le esibizioni sportive erano affiancate da gare a cui partecipavano musicisti, poeti, scultori e architetti dilettanti

“Rugby” di Jean Jacoby, che vinse la medaglia d'oro alle Olimpiadi del 1928 di Amsterdam
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Prima del 1948, il pubblico di un’edizione delle Olimpiadi assisteva a uno spettacolo per certi versi non così diverso da quello di un’Olimpiade moderna. La gran parte degli sport di allora – come il canottaggio, la pallanuoto o la scherma – sono poi rimasti anche nelle edizioni successive, con regole e funzionamenti che, tolti i progressi tecnologici, rimangono più o meno simili. Ma in quegli anni, oltre alle consuete gare sportive, c’era anche una sezione che con lo sport non aveva niente a che fare, e che oggi suona strano immaginarsi: quella dedicata alle gare di pittura, scultura, musica, letteratura e architettura.

Fu il fondatore del Comitato Internazionale Olimpico (CIO) Pierre de Coubertin a volere questo lato delle Olimpiadi che oggi è poco noto, e che fu parte delle edizioni organizzate tra il 1912 e il 1948. Come scrisse la rivista The Atlantic nel 2012, De Coubertin voleva unire l’estetica all’atletica, secondo la tradizione delle antiche Olimpiadi greche. Perciò introdusse queste categorie e alcuni criteri a cui i partecipanti dovevano attenersi: le loro opere dovevano avere una chiara relazione con il «concetto olimpico» o in generale con gli sportivi o con le manifestazioni sportive. Le opere letterarie dovevano avere un limite di 20mila parole e venivano suddivise a loro volta in tre sotto-categorie, cioè opere teatrali, liriche o di poesia epica.

In pochi conoscono questa parte della storia olimpica perché non ha lasciato molte tracce. Alle competizioni, come accadeva anche negli sport, potevano partecipare solo artisti dilettanti, e questo impediva l’accesso ai professionisti più famosi e talentuosi. Le opere prodotte, quindi, venivano presto dimenticate e oggi è difficile trovarne testimonianze, perché la sezione artistica delle Olimpiadi riceveva ben poche attenzioni dagli ambienti culturali dell’epoca. Tra gli altri, lo storico Bernhard Kramer ha tentato qualche ricerca al riguardo concludendo che gran parte delle opere prodotte dagli artisti vincitori di qualche medaglia sono andate perdute.

Tra le edizioni con le opere d’arte più ricordate c’è quella del 1936 a Berlino, che fu speciale per molti motivi tra cui il vantaggio di cui godettero gli artisti tedeschi, per via del grande squilibrio che c’era nella giuria internazionale: 29 giudici tedeschi e 12 provenienti da altri paesi europei. Cinque delle nove medaglie d’oro in campo artistico andarono a partecipanti tedeschi, mentre nelle due edizioni precedenti la Germania era riuscita a conquistare una sola medaglia d’oro.

Le Olimpiadi di Berlino, peraltro, ebbero qualche problema di organizzazione, dal momento che in molti paesi c’era l’intenzione di boicottarle per dare un segnale alla Germania nazista e al dittatore Adolf Hitler. Tuttavia il boicottaggio fallì una volta che gli Stati Uniti decisero di partecipare nel 1935, e per includere più paesi possibili la Germania decise di estendere il periodo in cui ci si poteva iscrivere. Ulteriori problemi si presentarono per l’organizzazione delle competizioni artistiche, che non suscitavano grande interesse nel pubblico tedesco. A questo problema si decise di ovviare spingendo un po’ sull’importanza culturale di quelle gare, attraverso la propaganda e la diffusione di un manifesto pubblicitario dedicato.

Dopo il 1948 le competizioni artistiche furono dismesse principalmente per problemi legati alla questione del dilettantismo. Mentre la parte sportiva si era aperta anche agli atleti professionisti, aumentandone la competitività, quella artistica rimase refrattaria a questa eventualità, soprattutto per volere del presidente del CIO, l’americano Avery Brundage. I temi a cui gli artisti erano vincolati, inoltre, non lasciavano grande spazio per la creatività. I giudici delle ultime edizioni assegnarono sempre meno medaglie – c’era anche questa possibilità, allora – per protesta contro la decisione di escludere i professionisti.

Alla fine, dopo le Olimpiadi di Londra del 1948, si decise di mantenere le esibizioni artistiche ma in un’altra manifestazione, parallela alle Olimpiadi e non competitiva. Le 151 medaglie assegnate fino a quel momento furono cancellate dal conteggio dei singoli paesi.

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