(Paula Bronstein/ Getty Images )
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  • sabato 10 Luglio 2021

Il primo problema delle Olimpiadi è arrivarci

A causa delle restrizioni legate alla pandemia, molte delegazioni di atleti sono alle prese con viaggi piuttosto improbabili

(Paula Bronstein/ Getty Images )

Organizzare la logistica di un evento enorme e complesso come le Olimpiadi non è un’impresa di poco conto, tanto più durante una pandemia globale come quella che stiamo attraversando. Prima ancora di preoccuparsi di poter disputare le gare di Tokyo 2020 in tutta sicurezza, però, le atlete e gli atleti di tutto il mondo devono anche fare i conti con viaggi spesso rocamboleschi per arrivare in Giappone. Bloomberg ha raccolto le testimonianze di diversi comitati olimpici nazionali che a causa della pandemia sono stati costretti a rivedere i loro piani o ad adottare soluzioni fantasiose per riuscire a portare atlete, atleti e il loro equipaggiamento a Tokyo.

Nelle prossime settimane arriveranno in Giappone da più di 200 paesi circa 11mila atlete e atleti olimpici e più di 4mila atlete e atleti paralimpici; a loro si sommano allenatori, tecnici, medici e accompagnatori delle varie nazionali e le atlete e gli atleti che sono già arrivati. Quest’anno in particolare gli spostamenti di varie nazionali sono stati ulteriormente complicati dalle restrizioni introdotte per la pandemia da coronavirus, che hanno comportato la cancellazione di diversi voli e la chiusura delle frontiere, così come la necessità di sottoporsi ai test per accertare la negatività al virus.

Per dare l’idea, la velocista giamaicana Shelly-Ann Fraser-Pryce, oro olimpico nei 100 metri a Pechino 2008 e Londra 2012 e tra le favorite di quest’anno, è alle prese con un groviglio di scali aerei, coincidenze e scartoffie, il tutto soltanto per arrivare a Tokyo, prima ancora di pensare alla gara. Fraser-Pryce partirà da Kingston, in Giamaica, per andare a Miami, e arriverà a Tokyo dopo un altro scalo a Londra, con un viaggio che anche in classe economy può costare diverse migliaia di euro.

Le atlete e gli atleti del Brasile, che sono quasi 300 e gareggiano in moltissime discipline – dal nuoto alla scherma allo skateboarding – hanno avuto problemi con Air Canada, che aveva cancellato i voli con cui avrebbero dovuto raggiungere Tokyo dopo uno scalo a Toronto. Il presidente del Comitato Olimpico brasiliano, Paulo Wanderley Teixeira, ha detto a Bloomberg che riuscire a portare tutte le squadre e il loro equipaggiamento a Tokyo è stata «un’operazione di guerra» e che far quadrare tutto con i cambi di rotta ha richiesto un po’ di creatività. Adesso le atlete e gli atleti brasiliani viaggeranno in Giappone passando da Francoforte, in Germania, una cosa che se non altro permetterà a quelli che si stanno allenando in Europa di unirsi più facilmente alle altre delegazioni, ha detto Wanderley Teixeira.

Dal momento che Fiji Airways non sta effettuando voli commerciali, invece, le nazionali di rugby maschile e femminile dell’arcipelago dell’Oceania non viaggeranno a bordo di un normale aereo di linea, ma su un cargo che solitamente trasporta in Giappone posta, merci e carichi di pesce. Lorraine Mar, responsabile dell’Associazione sportiva e del Comitato Olimpico nazionale, ha spiegato che Fiji aveva provato a coordinarsi con altre nazioni del Sud Pacifico per organizzare viaggi insieme a loro, ma che la cosa non era sembrata fattibile.

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Oltre ai voli cancellati e a quelli in situazioni del tutto inusuali, ci sono anche nazionali che per poter arrivare in Giappone hanno dovuto fare deviazioni non propriamente agevoli. È il caso di altre delegazioni di paesi dell’Oceania, come quella della Papua Nuova Guinea, che raggiungerà Tokyo via Brisbane, in Australia, e quella di Samoa, che arriverà in Giappone passando da Auckland, in Nuova Zelanda, ha detto Mar.

È anche il caso della decina di atleti dello Sri Lanka, che parteciperanno alle gare olimpiche di badminton, judo e tiro con l’arco, e che di norma avrebbero preso un volo per Tokyo con scalo a Singapore.

A causa della situazione epidemiologica del paese, al momento Singapore non ammette l’arrivo di passeggeri dallo Sri Lanka, e pertanto gli atleti provenienti dall’isola a sud dell’India viaggeranno con Qatar Airways passando da Doha, che è in direzione opposta rispetto a Tokyo, compiendo una deviazione di alcune migliaia di chilometri. Il presidente del Comitato Olimpico dello Sri Lanka, Suresh Subramaniam, ha detto a Bloomberg che la nazionale ha prenotato dei posti anche su un volo con Sri Lankan Airways qualora qualcosa dovesse andare storto, ma non ha specificato su quale tratta.

Un altro dei problemi legati alla difficoltà degli spostamenti è che molte atlete e atleti non si sono potuti allenare dove si sarebbero allenati normalmente.

Fraser-Pryce, per esempio, ha dovuto cancellare il ritiro previsto a Tottori – circa 400 chilometri a ovest di Tokyo – e questo comporta che avrà meno tempo per provare la gara della staffetta assieme alle compagne di squadra. Le cose sono state complicate anche per il velista argentino Santiago Lange, oro nella classe mista Nacra 17 alle Olimpiadi di Rio de Janeiro del 2016 con la compagna di squadra Cecilia Carranza.

Lange si è allenato per diversi mesi in Sicilia, dove le condizioni climatiche sono simili a quelle del Giappone, e adesso si trova a Barcellona con Carranza. Il problema è che di norma i velisti hanno 90 giorni per abituarsi alle condizioni meteorologiche del posto dove si disputeranno le Olimpiadi, mentre per Tokyo avranno soltanto una settimana, ha spiegato Lange. Di norma, inoltre, in un anno disputerebbero almeno una decina di gare per allenarsi, mentre quest’anno ne hanno fatte soltanto due.