Una deposizione di Jeff Bezos, CEO di Amazon, davanti al Congresso lo scorso luglio (Graeme Jennings/Pool via AP, File)

Il Congresso americano fa sul serio con le grandi piattaforme

Sono stati presentati cinque disegni di legge che se approvati – ma sarà difficile – potrebbero portare allo scorporo di aziende come Amazon e Google

Una deposizione di Jeff Bezos, CEO di Amazon, davanti al Congresso lo scorso luglio (Graeme Jennings/Pool via AP, File)
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Alcuni deputati statunitensi sia Democratici sia Repubblicani hanno presentato venerdì al Congresso cinque disegni di legge in materia di antitrust che potrebbero avere conseguenze molto rilevanti sull’attività delle grandi società tecnologiche americane come Amazon, Apple, Facebook e Google. Alcune proposte, se diventeranno legge, potrebbero perfino comportare lo scorporo in più parti di alcune di queste aziende, come per esempio Amazon e Google.

Per entrare in vigore i disegni di legge dovranno essere approvati sia dalla Camera sia dal Senato, dove senza dubbio troveranno numerosi ostacoli e saranno modificati tramite emendamenti: gli esperti ritengono che le proposte abbiano scarse possibilità di diventare legge, almeno nella loro forma attuale, e che comunque il negoziato sarà lungo e complesso.

Nonostante questo, la presentazione dei disegni di legge è un segnale piuttosto forte di come la politica americana, sia a destra che a sinistra, negli ultimi tempi abbia assunto un atteggiamento critico nei confronti delle aziende della Silicon Valley, che peraltro devono già affrontare numerosi procedimenti per antitrust in diverse parti del mondo, come l’Unione Europea e l’India. E anche negli Stati Uniti sono già in corso diversi processi importanti, come quello tra Apple e l’azienda produttrice di videogiochi Epic Games.

– Leggi anche: Il processo di antitrust contro Apple, spiegato

I cinque provvedimenti presentati riguardano vari aspetti delle attività delle più grandi piattaforme tecnologiche, dalle acquisizioni di aziende rivali alla gestione della concorrenza, fino alla possibile messa in atto di pratiche anticoncorrenziali all’interno delle piattaforme.

Il deputato David Cicilline lo scorso marzo (Ting Shen/Pool via AP, File)

Ciascuno dei disegni di legge ha sia dei firmatari del Partito Democratico sia del Partito Repubblicano, anche se nell’aula i Repubblicani che sostengono le misure sono una netta minoranza, e specie in Senato questo potrebbe rendere la loro approvazione estremamente difficoltosa. Il principale sponsor di queste proposte è David Cicilline, deputato Democratico e presidente della sotto-commissione del Congresso sull’antitrust.

Ciascun disegno di legge prende di mira una violazione specifica.

• L’American Innovation and Choice Online Act si occupa di fare in modo che le compagnie dominanti non facciano concorrenza sleale a quelle più piccole, e potrebbe rendere più difficile per Apple e Google imporre agli sviluppatori regole e prezzi sui loro App Store, oppure per Amazon favorire i propri prodotti rispetto a quelli dei venditori di terze parti.

• Il Platform Competition and Opportunity Act impedisce alle piattaforme di acquisire altre aziende che potrebbero costituire una minaccia competitiva, e impone loro di dimostrare che le acquisizioni che fanno non penalizzerebbero la competizione sul mercato. Numerose aziende tecnologiche sono state criticate per aver comprato potenziali rivali in crescita, come per esempio ha fatto Facebook con Instagram e WhatsApp.

• L’Ending Platform Monopolies Act è uno dei provvedimenti più temuti e criticati dalle aziende tecnologiche, perché rende illegale possedere una piattaforma e al tempo stesso offrire servizi sulla medesima piattaforma, in competizione con altre aziende. Se diventasse legge, questa proposta potrebbe portare allo scorporo di Amazon, che vende prodotti a marchio proprio sul suo e-commerce, e perfino separare Google da YouTube, perché il motore di ricerca avrebbe degli incentivi a favorire il servizio di streaming video nei suoi risultati.

• L’Augmenting Compatibility and Competition by Enabling Service Switching Act ha il compito di aumentare la competizione rendendo obbligatoria la portabilità dei dati, in modo che gli utenti possano facilmente passare da una piattaforma all’altra mantenendo i loro dati e le loro reti sociali.

• Il Merger Filing Fee Modernization Act aumenta le risorse delle agenzie antitrust statunitensi, senza aumentare le tasse dei contribuenti.

– Leggi anche: Apple e Facebook se le danno da un pezzo

Le proposte sono già state criticate pesantemente dalle associazioni che rappresentano gli interessi delle aziende tecnologiche. Matt Schruers, presidente della Computer & Communications Industry Association, che ha tra i suoi membri Facebook, Amazon e Google, ha detto che i disegni di legge impedirebbero agli utenti di usare prodotti popolari e amati, come Google Maps e i prodotti a marchio Amazon Basics. Ha detto inoltre che le regole sono state scritte su misura «per poche compagnie», e che questo «danneggia la competizione e i consumatori».

Il deputato Cicilline, che ha lavorato a molte delle proposte, ha detto venerdì che «i monopoli tecnologici senza regole hanno troppo potere sulla nostra economia. Sono in una posizione perfetta per decidere chi vince e chi perde, distruggere le piccole imprese, aumentare i prezzi a danno dei consumatori e togliere lavoro alla gente».

Il percorso legislativo di questi disegni di legge è molto incerto. Buona parte del Partito Democratico è favorevole alla loro approvazione, e diverse proposte potrebbero passare senza troppi problemi alla Camera, dove i Democratici hanno una solida maggioranza. Tuttavia le cose potrebbero essere più complicate al Senato, dove i Democratici hanno numeri molto più risicati.

Pur avendo una posizione generalmente critica nei confronti delle compagnie tecnologiche, il Partito Repubblicano è tradizionalmente restìo ad approvare interventi dello stato nella vita economica e a limitare le attività dei grandi business, anche se negli ultimi anni questa posizione si è evoluta ed è parzialmente cambiata, soprattutto tra i Repubblicani più vicini all’ex presidente Donald Trump.