(Cecilia Fabiano/ LaPresse)
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  • domenica 16 Maggio 2021

Molte Regioni non stanno rispettando le priorità del piano vaccini

Hanno iniziato con le somministrazioni a chi ha più di 40 anni, senza avere terminato quelle agli anziani e ai vulnerabili

(Cecilia Fabiano/ LaPresse)
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Le prime somministrazioni alle persone tra i 50 e i 60 anni, gli open day organizzati nei fine settimana e l’apertura delle prenotazioni per la vaccinazione alle persone con più di 40 anni sono le ultime di una serie di eccezioni concesse alle priorità previste dalla campagna vaccinale. In molte regioni, infatti, non sono state ancora completate le somministrazioni agli anziani e ai cosiddetti estremamente vulnerabili, persone considerate più a rischio e che per questo dovevano essere vaccinate prima di tutte le altre.

Già poche settimane dopo l’inizio della campagna vaccinale è stato chiaro che molte Regioni non stavano rispettando i criteri e le priorità del piano vaccini, presentato come un modello piuttosto rigido e con tempi definiti. Il piano, nell’ultima versione in vigore, è stato suddiviso in quattro fasi: nella prima sono stati inseriti gli operatori sanitari, gli ospiti nelle RSA e le persone con più di 80 anni; nella fase 2 le persone con più di 60 anni, i gruppi a rischio più elevato di malattia grave, il personale scolastico “ad alta priorità”; nella terza fase i lavoratori di servizi essenziali, le persone in carcere e in comunità, il personale scolastico e universitario, persone con «comorbidità moderata di ogni età», con più malattie anche non gravi. La fase 4 era stata pensata per tutto il resto della popolazione, senza particolari criteri.

Le limitazioni al vaccino AstraZeneca, che hanno coinvolto prima gli anziani e successivamente le persone con meno di 60 anni, hanno costretto la struttura commissariale ad anticipare la fase 3, organizzata in contemporanea con la fase 2. Già nelle settimane precedenti le Regioni avevano iniziato a rispettare le regole del piano vaccinale in modo meno rigoroso.

Rispetto a molti altri paesi europei, che fin da subito hanno vaccinato solo gli anziani, in Italia le vaccinazioni sono state distribuite su più categorie che hanno coinvolto tutte le fasce d’età. Soprattutto in alcune regioni, gli anziani hanno dovuto aspettare prima di prenotare l’appuntamento.

– Leggi anche: Il problema degli anziani non ancora vaccinati

Le cose da sapere sul coronavirus

La struttura commissariale è intervenuta con un’ordinanza, firmata il 9 aprile dal commissario Francesco Figliuolo, per fissare un ordine di priorità categorico: persone con più di 80 anni, persone con elevata fragilità e famigliari conviventi, badanti e assistenti famigliari, persone di età compresa tra i 70 e i 79 anni e, a seguire, quelle di età compresa tra i 60 e i 69 anni.

Dopo questo intervento la percentuale di anziani vaccinati è cresciuta sensibilmente, ma mancano ancora molte persone: da una parte ci sono gli anziani già prenotati e non ancora vaccinati, tra cui molti che hanno richiesto la somministrazione a domicilio, dall’altra le migliaia di persone non ancora prenotate e che le Regioni stanno cercando di contattare attraverso i medici di famiglia e le aziende sanitarie.

Secondo l’ultimo report pubblicato dal governo, ci sono ancora 519.666 persone con più di 80 anni in attesa della prima dose del vaccino. La Sicilia è la Regione con la percentuale più bassa di copertura: hanno ricevuto la prima dose 236.658 anziani, il 69 per cento del totale, e solo il 53,9 per cento ha completato il ciclo vaccinale. La Calabria non è molto distante: è stato vaccinato il 70 per cento delle persone con più di 80 anni e il 60 per cento ha completato il ciclo vaccinale.

Sono ancora più basse le percentuali di copertura delle persone tra 70 e 79 anni: il report del governo dice che 1,4 milioni di persone sono ancora in attesa della prima dose del vaccino e solo il 20 per cento dei 6 milioni di settantenni ha completato il ciclo vaccinale.

Nonostante questo, da lunedì saranno aperte le prenotazioni per il vaccino contro il coronavirus ai nati fino al 1981, quindi a chi ha più di 40 anni. E tra sabato e domenica in molte regioni sono stati organizzati i primi open day che hanno coinvolto i 40enni con un sistema di prenotazione molto rapido rispetto alla procedura ordinaria.

Nel Lazio, per esempio, ventimila persone con più di 40 anni si sono prenotate per essere vaccinate nell’open day organizzato dalla Regione in 21 punti vaccinali. «Un segnale importante per gli over 40 e chi non ha fatto in tempo a prenotarsi», ha detto l’assessore regionale alla Salute, Alessio D’Amato, che ha anche annunciato un nuovo open day, in programma nel prossimo fine settimana, per coinvolgere anche le persone con più di 30 anni. Iniziative simili sono state organizzate anche in altre Regioni tra cui Basilicata, Campania, Abruzzo, Sicilia e la provincia autonoma di Bolzano.

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Il Lazio è tra le Regioni che fin dall’inizio della campagna vaccinale ha organizzato il suo piano vaccini con maggiore autonomia, spesso interpretando liberamente le direttive nazionali. Per esempio, è stata la prima Regione ad aprire le prenotazioni agli anziani, prima della conclusione delle vaccinazioni agli operatori sanitari, grazie a una piattaforma informatica realizzata internamente. Una strategia, quella di anticipare i tempi, che non ha causato grossi problemi e si è rivelata efficace soprattutto grazie all’organizzazione delle aziende ospedaliere sul territorio.

Ma c’è stata anche qualche iniziativa più controversa, come la possibilità di scegliere il vaccino nella fase di prenotazione: molte persone hanno scelto Pfizer lasciando nei frigoriferi migliaia di dosi di AstraZeneca utilizzate poi durante gli open day. Guido Bertolaso, consulente per la campagna di vaccinazione della Lombardia, ha criticato la decisione del Lazio. «Chi dice che si deve poter scegliere va contro le direttive nazionali», ha detto.

In Lombardia non sono stati organizzati open day, ma è stato annunciato il calendario di apertura delle prenotazioni per tutte le fasce d’età: dal 20 maggio potranno prenotarsi le persone tra i 40 e i 49 anni, dal 27 maggio quelle tra i 30 e i 39 anni e dal 2 giugno quelle tra i 16 e i 29 anni. Bertolaso ha spiegato che attualmente la Lombardia riceve una quantità di vaccini che le consente 85mila somministrazioni al giorno, anche se la capacità della regione consentirebbe di somministrare anche più di 120 mila dosi ogni giorno. Al momento, come in molte altre regioni, in Lombardia devono essere ancora vaccinati molti anziani che hanno richiesto la somministrazione a domicilio e anche molti estremamente vulnerabili.

Una delle Regioni che spesso hanno cercato di forzare le regole del piano vaccini nazionale è la Campania: dopo le polemiche e le tensioni con la struttura commissariale sono iniziate le somministrazioni nelle isole dell’arcipelago campano e sono state coinvolte in anticipo categorie come gli addetti al settore del trasporto pubblico. La società di trasporti Eav (Ente Autonomo Volturno) ha attivato un centro vaccinale proprio, dove ha iniziato a vaccinare i suoi dipendenti. «L’obiettivo è vaccinare tutti gli addetti, compreso tassisti, NCC (noleggio con conducente, ndr) e aziende di cabotaggio marittimo. È una decisione indispensabile per garantire maggiore sicurezza, soprattutto dopo il ritorno in presenza nelle scuole», ha detto De Luca.

Anche in Toscana, una delle regioni che hanno iniziato a vaccinare gli anziani in ritardo rispetto a tutte le altre, da lunedì saranno coinvolte le persone con più di 40 anni nonostante non siano state completate le vaccinazioni degli estremamente vulnerabili. Tra venerdì e sabato c’è stato ancora qualche intoppo causato dalla mancanza di posti disponibili per i vulnerabili sul portale di prenotazione: molte persone hanno rinunciato perché i punti vaccinali rimasti erano troppo lontani da casa e la Regione ha dovuto chiedere alle aziende sanitarie di aumentare gli appuntamenti per le vaccinare le categorie a rischio.

Nonostante l’interpretazione lasca delle direttive da parte di molte Regioni, al momento la struttura commissariale ha deciso di concedere una certa autonomia. Un primo richiamo al rispetto delle priorità inserite nel piano vaccini è arrivato mercoledì 12 maggio. Nella comunicazione con cui si concedeva alle Regioni la possibilità di aprire le prenotazioni delle persone con più di 40 anni, la struttura commissariale ha ribadito «l’assoluta necessità di continuare a mantenere particolare attenzione per i soggetti fragili, classi di età over 60, cittadini che presentano comorbilità, fino a garantirne la massima copertura».