(Thiago Prudencio/ DAX via ZUMA Wire/ ANSA)

Clubhouse è durato poco, sembra

Dopo alcune settimane di grandi attenzioni, i download e gli utenti attivi del social network dove si parla e ascolta sono crollati

(Thiago Prudencio/ DAX via ZUMA Wire/ ANSA)

Negli ultimi tempi l’esclusivo social network Clubhouse, basato sulle conversazioni vocali in diretta e che attraversò un momento di grande attenzione qualche mese fa, non se la passa troppo bene. Secondo i dati diffusi dalla società di analisi SensorTower, a gennaio la sua applicazione era stata scaricata circa 2,4 milioni di volte e a febbraio ben 9,6 milioni di volte: a marzo, però, i download sono stati solo 2,7 milioni e ad aprile 922mila, numeri che non si vedevano da dicembre. Lo scorso 31 marzo la giornalista statunitense Anna Wiener, nota per il suo libro-memoir sul mondo della Silicon Valley La Valle Oscura, aveva raccontato sul New Yorker che Clubhouse le «sembrava un po’ una festa»: di recente però pare che «la festa sia finita», come ha scritto Vanity Fair.

La competizione degli altri social network è sempre più forte, anche perché ha avuto manifestazioni piuttosto aggressive: Twitter da poche settimane ha introdotto una funzione che imita palesemente quelle di Clubhouse. A calare non sono stati soltanto i download, ma anche e soprattutto gli utenti che utilizzano attivamente Clubhouse: un’analisi della società di consulenza Apptopia citata dal sito TechCrunch ha infatti evidenziato che nell’ultimo mese gli utenti giornalieri attivi sono calati del 68 per cento rispetto a quelli dello scorso febbraio.

Clubhouse era stato creato nel marzo del 2020 ed è diventato molto famoso negli Stati Uniti soprattutto all’inizio del 2021, ottenendo un discreto interesse anche in Italia, soprattutto tra giornalisti, esperti di strumenti digitali e persone con un grosso seguito online. A differenza della maggior parte dei social network, dove ci si scambiano messaggi o si condividono immagini, Clubhouse è pensato per conversare di qualsiasi argomento non solo con chi si conosce, ma con chiunque, attraverso gruppi che sono chiamati “stanze”; si chiede di intervenire con una simbolica alzata di mano, oppure si può semplicemente ascoltare altre persone che parlano di qualcosa.

Diversamente da piattaforme come Facebook o Twitter, dove ci si può iscrivere piuttosto liberamente, Clubhouse era ed è rimasto molto esclusivo, infatti è previsto che ci si possa creare un profilo solo se si viene invitati da un altro utente o mettendosi in lista d’attesa. Per dare l’idea, Wiener ha raccontato che a marzo gli utenti già iscritti vendevano i codici dei propri inviti su eBay anche per diverse centinaia di dollari.

Secondo il sito The Verge, Clubhouse ha ridefinito il formato di social network, un po’ come aveva fatto a suo tempo Snapchat grazie ai video e alle foto che si cancellano dopo pochi secondi. Allo stesso tempo, però, la sua sopravvivenza è inevitabilmente condizionata sia dalla concorrenza che dalla capacità di mantenere alto l’interesse degli utenti, oltre che da alcune mancanze tecnologiche e soprattutto dal periodo che stiamo vivendo.

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Secondo diversi esperti Clubhouse ha avuto un enorme successo soprattutto grazie alla pandemia da coronavirus, che però allo stesso tempo è diventata il suo principale limite.

Da un lato, infatti, ha introdotto un modo nuovo di interagire e comunicare in un periodo in cui nella maggior parte dei paesi erano in vigore restrizioni sugli spostamenti: e l’idea di conversare su un social network poteva offrire un contatto più spontaneo e diretto rispetto a un messaggio o a un post scritto. Dall’altro, con l’avvio delle campagne vaccinali e il progressivo allentamento delle misure restrittive, sempre più persone hanno cominciato a uscire di casa e a utilizzarlo molto meno, facendo sì che diventasse un fenomeno temporaneo e per lo più legato al tempo passato in casa nel lockdown.

In più, il rapido successo che Clubhouse aveva avuto negli ultimi mesi ha spinto anche altre note aziende di social network – molto più grosse e strutturate – a sviluppare nuove funzionalità per competere con la sua proposta, e che pertanto potrebbero renderla meno appetibile agli occhi degli utenti. Twitter ha introdotto “Spaces”, che dà la possibilità di condividere conversazioni audio dal vivo agli utenti che hanno più di 600 follower, attirando potenzialmente un pubblico molto più ampio, visto il bacino iniziale estremamente maggiore di persone iscritte e le reti sociali già strutturate nel corso di anni e anni.

Un altro dei problemi è che Clubhouse si può scaricare solo da iPhone o iPad con sistema operativo iOS 13.0 o più aggiornato, e non attraverso Android. Domenica l’azienda che gestisce il social network ha annunciato che sta testando una prima versione dell’app per Android, con l’obiettivo di «dare il benvenuto» anche agli utenti di questo sistema operativo «nel giro delle prossime settimane», ma secondo alcuni è già troppo in ritardo.

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Inoltre, il fatto che Clubhouse sia accessibile soltanto su invito da un lato ha certamente aiutato la sua crescita nel primo periodo, alimentando l’hype (cioè l’eccitazione e il chiacchiericcio per un prodotto nuovo), ma dall’altro ha probabilmente dissuaso gli utenti che non sono riusciti ad accedervi subito e hanno finito con il perdere interesse.

Per fare un esempio, a inizio aprile il giornalista di The Information Alex Heath aveva condiviso su Twitter alcune statistiche ottenute dalla divisione marketing di Clubhouse, secondo cui più di 6 milioni di persone erano in lista di attesa per ottenere un invito: se da un lato questo numero sembra enorme, dall’altro va però interpretato. Per potersi iscrivere alla lista d’attesa infatti è necessario scaricare l’applicazione, così come per accettare l’invito di una persona che è già utente. Visto che i download sono calati drasticamente negli ultimi mesi, vuole probabilmente dire che i nuovi utenti che si sono messi in attesa sono relativamente pochi, e tanti sono invece in attesa da tanto tempo. Visto quant’è cambiata la percezione intorno al social network, non è detto che una volta ammessi utilizzeranno la piattaforma in modo attivo.

Wiener ha raccontato che all’inizio era stata entusiasta di lasciarsi ispirare dalle conversazioni che seguiva su Clubhouse: l’ha descritta come un’esperienza sempre diversa, stimolante, che poteva concedersi mentre riposava sul divano o piegava il bucato, e che soprattutto non avrebbe potuto fare attraverso la maggior parte degli altri social network. Dopo un po’ di tempo, però, ha detto che si era trovata a passare rapidamente di stanza virtuale in stanza virtuale, come a una festa dove non si è ancora inquadrato bene l’ambiente, e questo aveva finito col farla sentire «insofferente e insoddisfatta»: con la sensazione di non ricordarsi come e perché ci fosse arrivata, ma con la consapevolezza di essere di passaggio e che non ci sarebbe rimasta troppo a lungo.