Il fondatore di Lotta Continua Giorgio Pietrostefani, nel 1997 (ANSA)
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  • mercoledì 28 Aprile 2021

La Francia ha arrestato 7 persone condannate in Italia per reati compiuti negli anni Settanta

Tra cui ex brigatisti e Giorgio Pietrostefani, condannato per l'omicidio del commissario Calabresi: l'Italia chiedeva la loro estradizione

Il fondatore di Lotta Continua Giorgio Pietrostefani, nel 1997 (ANSA)

Mercoledì mattina in Francia sono state arrestate sette persone di cui l’Italia aveva richiesto l’estradizione e che avevano ricevuto condanne da tribunali italiani per reati di violenza politica compiuti tra gli anni Settanta e Ottanta. Gli arrestati sono Roberta Capelli, Marina Petrella, Sergio Tornaghi, Giovanni Alimonti ed Enzo Calvitti, ex membri delle Brigate Rosse; Narciso Manenti, ex membro dell’organizzazione di estrema sinistra Nuclei armati per il contropotere territoriale; e Giorgio Pietrostefani, fondatore della formazione extraparlamentare Lotta Continua e condannato a 22 anni come mandante dell’omicidio del commissario Luigi Calabresi.

Gli arresti arrivano dopo che lo scorso 8 aprile la ministra della Giustizia italiana Marta Cartabia aveva incontrato in videoconferenza il suo omologo francese Eric Dupond-Moretti, chiedendo al governo francese una maggiore cooperazione per far rientrare in Italia diverse persone che si trovavano in Francia in libertà – alcuni dagli anni Ottanta – grazie alla cosiddetta “dottrina Mitterrand”, la politica avviata dall’ex presidente francese che concedeva ospitalità e sicurezza sul territorio francese a cittadini italiani responsabili di azioni violente, purché questi avessero lasciato la lotta armata e la violenza.

Ci sono altre tre persone per cui era stata richiesta l’estradizione e che non sono ancora state arrestate: sono Luigi Bergamin (ex membro dei Proletari armati per il comunismo), Maurizio Di Marzio (ex brigatista) e Raffaele Ventura (ex esponente delle Formazioni comuniste combattenti).

L’operazione, chiamata “Ombre rosse”, è stata condotta dall’Antiterrorismo della polizia nazionale francese (Sdat) in collaborazione con il Servizio di cooperazione internazionale della Criminalpol e con l’Antiterrorismo della Polizia italiana. Le autorità italiane, scrive Le Mondeavevano chiesto l’arresto di 200 persone in origine, ma alla fine i lavori bilaterali tra Francia e Italia hanno portato alla richiesta di arresto di sole 10 persone, quelle accusate dei reati più gravi: tutti gli arresti sono avvenuti a Parigi.

Il presidente del Consiglio italiano Mario Draghi ha commentato gli arresti in una nota dicendosi soddisfatto «per la decisione della Francia di avviare le procedure giudiziarie, richieste da parte italiana, nei confronti dei responsabili di gravissimi crimini di terrorismo, che hanno lasciato una ferita ancora aperta. La memoria di quegli atti barbarici è viva nella coscienza degli italiani».

Quattro delle persone arrestate erano state condannate all’ergastolo. Roberta Capelli per l’omicidio del generale dei carabinieri Enrico Galvaligi, per il rapimento del giudice Giovanni D’Urso e per l’uccisione dell’agente di polizia Michele Granato; Marina Petrella per l’omicidio di Galvaligi, per il sequestro del giudice D’Urso, per il tentato omicidio del poliziotto Nicola Simone e per il sequestro dell’assessore della Regione Campania Ciro Cirillo; Sergio Tornaghi per l’omicidio del maresciallo Francesco Di Cataldo; Narciso Manenti per l’omicidio dell’appuntato dei Carabinieri Giuseppe Gurrieri.

Giovanni Alimonti deve scontare ancora 11 anni e mezzo di carcere e 4 anni di libertà vigilata per diversi reati, tra cui il tentato omicidio di Nicola Simone; Enzo Calvitti deve invece scontare 18 anni e 7 mesi di carcere e 4 anni di libertà vigilata per tentato omicidio di un funzionario di polizia.

Luigi Bergamin, uno dei tre ricercati, era stato condannato a 16 anni e 11 mesi per vari reati, tra cui gli omicidi del maresciallo Antonio Santoro e dell’agente della Digos di Milano, Andrea Campagna, avvenuti nel 1978 e nel 1979; Raffaele Ventura aveva ricevuto una condanna a 22 anni per l’omicidio del vice brigadiere Antonino Custra, mentre Maurizio Di Marzio deve scontare 15 anni di carcere per diversi reati, tra cui il tentato omicidio di Nicola Simone.