Kyaw Zwar Minn, a destra, davanti all'ambasciata del Myanmar a Londra (AP Photo/Alastair Grant)
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  • giovedì 8 Aprile 2021

L’ambasciatore del Myanmar a Londra è stato chiuso fuori dalla sua ambasciata

Dopo che aveva criticato il colpo di stato e chiesto la liberazione di Aung San Suu Kyi, arrestata a inizio febbraio

Kyaw Zwar Minn, a destra, davanti all'ambasciata del Myanmar a Londra (AP Photo/Alastair Grant)

Mercoledì 7 aprile l’ambasciatore del Myanmar a Londra, nel Regno Unito, è stato chiuso fuori dall’ambasciata del suo paese. Kyaw Zwar Minn, ambasciatore dal 2014, ha provato a entrare nell’edificio, non lontano da Hyde Park, ma gli è stato impedito. Al momento non ci sono dichiarazioni ufficiali dell’ambasciata, ma secondo diverse fonti diplomatiche a prendere la decisione sarebbe stato il suo vice, Chit Win, su ordine della giunta militare birmana, che a inizio febbraio aveva preso il potere nel paese con un colpo di stato.

Kyaw Zwar Minn ha parlato a Reuters, descrivendo quanto avvenuto come «un colpo di stato nel cuore di Londra». Kyaw Zwar Minn è rimasto per diverse ore davanti all’ambasciata, dove fino a tarda notte si sono radunate diverse persone per manifestare in suo sostegno. Sul posto sono arrivati anche alcuni agenti della polizia di Londra. «Questa è casa mia, devo entrare. Ecco perché sto aspettando qui», ha detto l’ambasciatore. Il ministero degli Esteri britannico per ora non ha diffuso dichiarazioni al riguardo.

Nei giorni scorsi l’ambasciatore aveva duramente criticato il colpo di stato nel suo paese e aveva chiesto la liberazione di Aung San Suu Kyi, la ex leader di fatto del Myanmar, che da febbraio è agli arresti domiciliari in una località sconosciuta. A causa dei suoi commenti, la giunta militare aveva chiesto a Kyaw Zwar Minn di tornare in Myanmar, cosa che lui non aveva fatto.

Dal giorno del colpo di stato, il primo febbraio, in Myanmar ci sono state grandi manifestazioni di protesta e numerosi scontri con la polizia e l’esercito. Il 27 marzo l’esercito aveva cercato di dissuadere i manifestanti dal protestare avvertendo sulla televisione nazionale che avrebbero potuto essere colpiti da spari alla testa e alle spalle. Le manifestazioni si erano svolte lo stesso, e l’esercito aveva reagito con grande violenza: si stima che solo in quel giorno siano state uccise 114 persone in tutto il paese.

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