Raffaele Volpi, 21 dicembre 2018 (ANSA/GIUSEPPE LAMI)

Fratelli d’Italia e Lega si contendono la presidenza del COPASIR

La guida del comitato che controlla i servizi segreti spetterebbe al partito di Meloni, l'unico all'opposizione, ma il partito di Salvini non vuole cederla

Raffaele Volpi, 21 dicembre 2018 (ANSA/GIUSEPPE LAMI)

È in corso uno scontro tra Lega e Fratelli d’Italia, i due principali partiti della destra, sulla nomina del presidente del COPASIR, il Comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica che esercita il controllo sulle attività dei servizi segreti e ha ampi poteri. Attualmente il presidente, nominato nel 2019, è della Lega: ma la legge prevede che l’incarico spetti a un partito di opposizione, condizione in cui in questo momento si trova soltanto Fratelli d’Italia, che quindi lo pretende. I giuristi sembrano prevalentemente d’accordo con la richiesta, ma la Lega sta opponendo una certa resistenza, appellandosi a un precedente di una decina di anni fa che però sembra avere caratteristiche sostanzialmente diverse.

Il COPASIR
Il Comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica è stato istituito dalla legge numero 124 dell’agosto 2007, che gli attribuisce la funzione di verificare «in modo sistematico e continuativo» che l’attività dei servizi segreti sia svolta nel rispetto delle leggi, della Costituzione e nell’interesse della Repubblica e delle sue istituzioni.

– Leggi anche: Breve guida ai servizi segreti italiani

Per svolgere la sua funzione, il COPASIR ha ampi spazi di manovra: può chiedere di ascoltare tutti i principali responsabili e i dipendenti delle agenzie che compongono il sistema dei servizi, può acquisire informazioni e documenti tanto dai servizi segreti quanto dai magistrati, anche in deroga all’articolo 329 del codice di procedura penale per ottenere copie di atti e di documenti relativi a procedimenti e a inchieste in corso; ha competenze consultive e può intervenire in caso di opposizione del segreto di Stato da parte del presidente del Consiglio dei ministri.

Del Comitato, dice la legge del 2007, fanno parte 5 deputati e 5 senatori, scelti in modo tale da riflettere in modo equilibrato maggioranza e opposizione. L’ufficio di presidenza, composto dal presidente, da un vicepresidente e da un segretario, è eletto dai componenti del Comitato a scrutinio segreto. E il presidente è eletto tra i componenti appartenenti ai gruppi di opposizione: per la sua elezione è necessaria la maggioranza assoluta dei componenti.

C’è un motivo principale alla base della norma che prevede la nomina di un membro dell’opposizione alla presidenza del COPASIR: poiché si parla di una commissione di controllo e di garanzia sull’operato della maggioranza, la guida spetta all’opposizione, altrimenti si arriverebbe a mettere in discussione il principio stesso sul quale è stato costruito il comitato.

Cosa succede
L’attuale presidente del COPASIR è Raffaele Volpi, della Lega, che nel settembre del 2019 – quando cambiò il governo e il suo partito passò all’opposizione – prese il posto di Lorenzo Guerini del Partito Democratico. Attualmente, il vicepresidente del COPASIR è Adolfo Urso, di Fratelli d’Italia, e la segretaria è Federica Dieni, del M5S. Dopo la caduta del secondo governo Conte e la formazione del governo Draghi, l’unico partito rimasto all’opposizione è Fratelli d’Italia, guidato da Giorgia Meloni, che ora chiede la presidenza del COPASIR: vorrebbe cioè sostituire Volpi con il vicepresidente Adolfo Urso. La Lega non sembra però essere d’accordo e ha chiesto un parere ai presidenti delle Camere, Maria Elisabetta Alberti Casellati e Roberto Fico.

Per continuare a mantenere la presidenza, la Lega fa riferimento a quello che considera un precedente: nel 2010, quando il presidente del Consiglio era Silvio Berlusconi, alla presidenza del COPASIR era stato eletto Massimo D’Alema. Quando, nel 2011, si formò il governo Monti e il PD passò alla maggioranza, D’Alema presentò le sue dimissioni, ma tutti i partiti raggiunsero un accordo e D’Alema mantenne il suo ruolo. La decisione si basò sulla constatazione che il governo Monti non era un governo politico, non aveva cioè ministri o sottosegretari espressione dei vari partiti e anche la Lega, che si era espressa contro quell’esecutivo, condivise questa interpretazione.

Il governo Draghi è sostenuto come il governo Monti da una larghissima maggioranza, ma è anche un governo politico perché è composto da ministri e sottosegretari che sono espressione dei gruppi parlamentari.

In un’intervista di oggi su Repubblica, Giorgia Meloni ha spiegato di non pretendere la presidenza perché il suo partito è «avido di poltrone»: «Qui è una questione di democrazia e legge: il COPASIR è il comitato che controlla l’operato del governo sui servizi segreti, può mai essere che il controllore sia esponente della maggioranza del governo che deve controllare? E i singoli partiti c’entrano poco, trovo invece grave che nelle istituzioni tutti tacciano: i presidenti delle Camere, ma perfino il capo dello Stato, che è il garante delle regole».

Cosa pensano i giuristi
In queste ultime settimane, diversi costituzionalisti e giuristi hanno dato il loro parere sulla questione. Nicola Lupo, professore di Diritto parlamentare alla Luiss, ha sostenuto che la prassi sulla guida del COPASIR alle opposizioni ha già previsto delle eccezioni e che «sulla presidenza del Copasir a un esponente dell’opposizione esiste un vincolo piuttosto rigido, ma si riferisce al momento dell’elezione». Le garanzie andrebbero dunque secondo lui rispettate solo al momento della costituzione dell’organo, a inizio legislatura, e non necessariamente in corrispondenza dei successivi cambi di maggioranza.

Altri giuristi sono invece convinti che la legge sia chiara e che dunque la presidenza vada assegnata all’opposizione, in questo caso a Fratelli d’Italia. Il presidente emerito della Corte Costituzionale Antonio Baldassarre ha ad esempio detto che sul COPASIR c’è una legge che «si deve applicare». Quello di D’Alema, dunque, non può essere per lui considerato un precedente: non si trattò cioè «di una prassi conforme alla norma ma di una prassi contraria alla norma. E quindi nulla».

Agostino Carrino, professore di Diritto pubblico all’Università Federico II di Napoli, ha a sua volta dichiarato che «non si può mettere da parte una norma di legge. La ratio della norma, infatti, ha una funzione di garanzia da parte del Parlamento che è prioritaria». La presidenza spetterebbe dunque a Urso, a meno che «che tutti i gruppi parlamentari, di maggioranza e opposizione, non accettino all’unanimità una soluzione diversa».

Anche Salvatore Curreri, costituzionalista e docente dell’Università Kore di Enna, ha spiegato che la guida di una commissione di controllo va all’opposizione, ma anche che «se le forze politiche ritengono, come hanno fatto nel caso di D’Alema con il governo Monti, che il presidente attuale goda di una stima bipartisan e Fratelli D’Italia è d’accordo, allora le cose possono anche rimanere come sono». Per Curreri, però, è necessario il via libera del partito di Giorgia Meloni, perché «in questa vicenda il diritto di veto ce l’ha solo Fratelli d’Italia».

Stefano Ceccanti, costituzionalista e deputato del Partito Democratico, ha posto anche un’altra questione: oltre a quella della presidenza, dice, c’è il problema della composizione paritetica tra maggioranza e opposizione del COPASIR prevista dalla legge che, pur non contemplando l’ipotesi che l’opposizione sia rappresentata da un solo partito, prevederebbe di assegnare a Fratelli d’Italia 5 componenti su 10. «Una soluzione» ha spiegato Ceccanti «potrebbe essere concedere a Fratelli d’Italia la sola presidenza e lasciare inalterata la composizione. Quando ci si trova di fronte ad una supermaggioranza le due garanzie per i gruppi di opposizione – le presidenze e le composizioni paritetiche – vanno distinte. Per le presidenze ha senso comunque rispecchiare le garanzie previste, per la composizione paritetica si rischia invece di generare un superpremio di minoranza che sarebbe irragionevole. Pensare di dare il 50 per cento di un organismo a chi ha il 5 per cento dei seggi non mi sembra che sarebbe difendibile».