Una confezione di Sputnik V usata per le vaccinazioni in Venezuela (Carolina Cabral/Getty Images)

Cosa sappiamo del vaccino Sputnik V in Europa

Si parla molto di un suo utilizzo: nonostante gli annunci, i progressi concreti sono pochi

Una confezione di Sputnik V usata per le vaccinazioni in Venezuela (Carolina Cabral/Getty Images)

Negli ultimi giorni si sta parlando molto sui giornali italiani ed europei del vaccino contro il coronavirus di produzione russa Sputnik V e del suo eventuale utilizzo in Europa. Ne hanno parlato di recente la cancelliera tedesca Angela Merkel e il presidente del Consiglio Mario Draghi, e da giorni circolano annunci su accordi per la produzione o sulla sperimentazione del vaccino russo in Europa. Inoltre alcuni esponenti politici – soprattutto conservatori e populisti – hanno sostenuto che la campagna di vaccinazione con Sputnik V dovrebbe cominciare il prima possibile senza aspettare l’autorizzazione dell’Agenzia europea per i medicinali (EMA), come avvenuto già in alcuni paesi dell’Europa dell’est.

In realtà la maggior parte dei paesi europei, compresa l’Italia, per ora è piuttosto cauta sulla possibilità di utilizzare Sputnik V, e praticamente nessuno avrebbe intenzione di autorizzare l’utilizzo del vaccino senza aspettare le valutazioni dell’EMA, che dovrebbero arrivare almeno tra due mesi. Anche per quanto riguarda gli accordi di produzione o di sperimentazione in Europa, di cui si è parlato in questi giorni, per ora sono stati fatti molti annunci ma i progressi concreti sono scarsi o inesistenti.

Buona parte della discussione degli ultimi giorni è nata da una dichiarazione della cancelliera tedesca Angela Merkel di venerdì, in risposta a una domanda sull’utilizzo di Sputnik V. «Dobbiamo usare tutti i vaccini all’interno dell’UE che saranno autorizzati dall’EMA. Farei un ordine europeo», ha detto Merkel. «Se non esiste un tale ordine, e non vedo ancora alcun segnale in questa direzione, allora dobbiamo seguire la via tedesca e fare da soli».

In sostanza, Merkel ha detto che il vaccino russo potrà essere usato in Germania esclusivamente dopo l’approvazione dell’EMA, a seguito della quale sarebbe meglio fare un acquisto comune europeo, come per gli altri vaccini. Se l’acquisto da parte dell’Unione Europea non dovesse esserci, allora la Germania acquisterà le dosi da sola.

Le cose da sapere sul coronavirus

– Leggi anche: Lo Sputnik V inizia a piacere

I media tedeschi hanno interpretato questa frase come un segnale di cautela, perché Merkel ha detto chiaramente che intende aspettare l’autorizzazione dell’EMA, mentre alcuni giornali italiani hanno scritto, fraintendendo, che la cancelliera tedesca su Sputnik V intenderebbe fare a meno dell’Europa. Dopo che Draghi, venerdì sera in conferenza stampa, aveva fatto dichiarazioni simili su Sputnik V (ma meno chiare: «Bisogna prima cercare il coordinamento europeo, e poi se no uno fa altrimenti»), alcuni giornali hanno ipotizzato una sorta di alleanza tra Germania e Italia per ottenere il vaccino russo il prima possibile.

Almeno a giudicare da quanto si sa finora, in realtà nessun grande paese europeo avrebbe intenzione di autorizzare Sputnik V senza la raccomandazione dell’EMA né di fare ordini commerciali in attesa di un’autorizzazione. Finora l’unico paese dell’Unione Europea ad aver autorizzato Sputnik V autonomamente è stata l’Ungheria, il cui primo ministro Viktor Orbán è politicamente vicino alla Russia. La Slovacchia ha invece ordinato un certo numero di dosi.

Lo Sputnik V è utilizzato anche nella Repubblica di San Marino, che non fa parte dell’Unione Europea, per provare a ridurre i problemi legati alla scarsità delle forniture dei vaccini.

L’EMA ha cominciato una “rolling review” di Sputnik V all’inizio di marzo: significa che sta valutando i dati disponibili man mano che arrivano. La procedura è stata avviata in seguito a una richiesta di revisione da parte di un’affiliata tedesca del produttore russo del vaccino.

Non è ancora chiaro quanto tempo servirà all’EMA per un’eventuale autorizzazione. Repubblica scrive che potrebbe arrivare, «nella migliore delle ipotesi», a maggio, perché i dati forniti per ora sono scarsi e, tra le altre cose, serviranno dei sopralluoghi nelle fabbriche russe. In un’intervista al quotidiano tedesco Berliner Zeitung, Kirill Dmitriev, il capo del Fondo russo per gli investimenti diretti (RDIF) che ha finanziato Gamaleya, ha detto che l’autorizzazione dell’EMA potrebbe arrivare dopo giugno.

Sempre negli ultimi giorni, RDIF e altri enti hanno annunciato di aver fatto accordi con alcune fabbriche in Europa per la produzione del vaccino Sputnik V in Italia, Francia, Spagna e Germania. Per ora di questi annunci si sa molto poco. In Italia l’amministratore delegato di Adienne, azienda di biotecnologie italo-svizzera con sede a Lugano e che ha alcuni stabilimenti produttivi in Lombardia, ha annunciato di aver sottoscritto un «accordo tra privati» per la produzione del vaccino russo, ma che comunque i tempi potrebbero essere lunghi a causa della necessità dell’autorizzazione delle autorità sanitarie.

– Leggi anche: Possiamo produrre i vaccini per il coronavirus in Italia?

Anche l’azienda di biotecnologie ReiThera, che ha sede a Castel Romano (nel Lazio) e sta producendo il proprio vaccino, è stata citata come possibile luogo di produzione di Sputnik V. La società per ora non ha fatto commenti sulla questione.

Ci sono stati anche annunci a proposito di progetti di sperimentazione del vaccino. Sabato Nicola Zingaretti, presidente della regione Lazio, ha annunciato durante una visita a un centro vaccinale di Roma che «tra qualche giorno verrà stipulato un primo accordo con l’istituto Spallanzani per una sperimentazione in forma scientifica con il vaccino Sputnik V, in attesa ovviamente dell’autorizzazione formale dell’EMA». La sperimentazione dovrebbe riguardare soprattutto l’efficacia sulle varianti, ma anche in questo caso si tratta soltanto di un annuncio, e comunque si dovrà aspettare l’autorizzazione dell’EMA.

Finora 54 paesi in tutto il mondo hanno autorizzato l’utilizzo del vaccino Sputnik V. Lunedì scorso RFDI ha fatto sapere che in Russia erano state vaccinate 3,5 milioni di persone, non molti rispetto alla popolazione totale di 145 milioni.