Lo strano successo di “Alan Ford” nei Balcani

Il vecchio fumetto italiano su una banda di agenti segreti è amato e letto in buona parte dell'ex Jugoslavia, grazie alla bravura di un traduttore

Alan Ford, la serie a fumetti italiana su una scalcinata banda di agenti segreti, popolare specialmente negli anni Settanta e Ottanta, gode ancora oggi di un sorprendente successo nei paesi balcanici. In buona parte è grazie all’ottimo lavoro di un traduttore, riuscito ad adattare l’umorismo e i giochi di parole dell’albo alla lingua serbo croata. Si chiamava Nenad Brixy, e grazie a lui Alan Ford è entrato in una certa misura nella cultura popolare di diversi paesi dell’ex Jugoslavia, anche per alcuni tratti in comune con il regime socialista caduto negli anni Novanta.

Alan Ford è il nome di uno dei protagonisti della serie a fumetti omonima che fu creata nel 1969. Racconta le operazioni del gruppo TNT, che ha la propria sede in un negozio di fiori tra la Quinta e la Sesta strada di New York. All’inizio della serie Ford è un grafico pubblicitario a corto di soldi e senza grandi prospettive. Poi a causa di un errore viene scambiato per una recluta del gruppo TNT e finisce per diventarne membro a pieno titolo. Il motivo ricorrente delle storie raccontate da Alan Ford è la totale incapacità e inadeguatezza della banda, che il più delle volte riesce a portare a termine le sue missioni senza disastri grazie a rocamboleschi colpi di fortuna.

Alan Ford – il cui aspetto fu fedelmente ripreso da quello dell’attore britannico Peter O’Toole – è una sorta di antieroe: ingenuo, facile allo spavento e privo di particolari qualità, tratto che peraltro contraddistingue tutto il gruppo TNT a partire dal suo capo, l’anziano Numero Uno. L’autore della serie è Max Bunker (il cui vero nome è Luciano Secchi), mentre il primo e più famoso disegnatore dei personaggi fu Roberto Raviola, meglio noto come Magnus.

Alan Ford viene ancora pubblicato in edicola, ma il suo periodo più fortunato fu a cavallo tra gli anni Settanta e Ottanta, quando veniva trasmesso in televisione su SuperGulp! insieme ad altri fumetti come Tintin, Sturmtruppen e Corto Maltese. A un certo punto si tentò di vendere la serie anche all’estero, con scarso successo: le versioni francese, danese e brasiliana durarono poco. In diversi paesi dell’ex Jugoslavia, invece, Alan Ford fu apprezzato da subito e ancora oggi è uno dei fumetti più famosi e celebrati.

Come ha raccontato di recente il Calvert Journal, che si occupa di cultura dei paesi dell’ex blocco sovietico, buona parte di questo successo è dovuto alla bravura di Nenad Brixy, il traduttore che fino alla morte avvenuta nel 1984 si occupò dei numeri usciti in serbo croato, la lingua parlata nei paesi dove Alan Ford ha avuto più successo, cioè Serbia, Croazia, Bosnia Erzegovina, Montenegro e Kosovo. Brixy seppe interpretare lo spirito del fumetto e trovare buone alternative ai giochi di parole e ai riferimenti non traducibili letteralmente.

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Anche Daniele Onori, che è stato addetto culturale dell’ambasciata italiana a Sarajevo per 8 anni, concorda sull’importanza del traduttore: «Brixy è riuscito a rendere la specificità milanese di Max Bunker adottando un gergo zagrebese, che risultava esotico ma simpaticissimo anche agli jugoslavi non croati, in particolare ai serbi e ai bosniaci», ha raccontato nel 2014 in un’intervista. «Infatti, ad essere precisi, Alan Ford non ha avuto successo in tutta la Jugoslavia, ma solo nelle repubbliche dove si parlava la stessa lingua, con qualche variante, cioè il serbo croato. Sono state tentate anche edizioni macedoni o albanesi di Alan Ford, ad esempio, ma con un successo limitatissimo. Senza il lavoro di Brixy, che è stato anche lo scopritore di Alan Ford e colui che per primo lo propose alla casa editrice croata Vjesnik, probabilmente non sarebbe accaduto nulla».

Nei paesi in cui ha avuto successo, Alan Ford ha avuto un certo impatto culturale: nell’immaginario collettivo di questi paesi sono entrate frasi e motti presi direttamente dalla serie, come “meglio un codardo vivo che un eroe morto” oppure “sempre meglio vincere che partecipare”. L’editore croato Ivan Sršen, parlando con il Calvert Journal, ha sottolineato come Alan Ford rappresenti in maniera involontaria ma efficace il socialismo jugoslavo: «C’è qualcosa che è allo stesso tempo brutale e gentile nei disegni di Magnus», ha detto Sršen. «Ed è un dualismo che era presente anche nel socialismo jugoslavo: gli ideali e la fede in un domani migliore, messi a contrasto con una realtà non così brillante, che sembrava anzi grigia e cinica».

Un altro punto in comune tra le vicende del gruppo TNT e quelle dei paesi dell’ex Jugoslavia l’ha individuato lo scrittore e giornalista Lazar Dzamic in un libro del 2012. Secondo Dzamic, l’atmosfera caotica, disfunzionale e piena di personaggi incompetenti raccontata da Alan Ford era molto simile a quella della Jugoslavia degli anni Settanta e Ottanta. Persino il vecchio Numero Uno, per certi versi, veniva visto come molto simile al maresciallo Tito, che fu presidente e dominatore della vita politica della Jugoslavia fino alla sua morte, nel 1980.

Nel corso degli anni sono state organizzate mostre celebrative di Alan Ford in diversi paesi balcanici. L’ultima si è tenuta a ottobre dello scorso anno a Fiume, in Croazia, organizzata dal Consolato Generale d’Italia in collaborazione con WOW Spazio Fumetto, il museo del fumetto di Milano. Prima ancora ce n’erano state altre due che si erano tenute a maggio del 2019, per celebrare i cinquant’anni dall’uscita del primo numero: a Lubiana, in Slovenia, erano state esposte 150 tavole originali di Magnus, il primo disegnatore della serie; a Belgrado, in Serbia, la mostra esibiva i primi numeri della serie in tutte le lingue in cui è stato pubblicato.

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