Kaja Kallas, leader del Partito riformatore estone (AP Photo/Raul Mee, LaPresse)

L’Estonia ha una prima ministra, per la prima volta

È Kaja Kallas, che ha ricevuto l'incarico dalla presidente della Repubblica estone: guiderà un governo centrista ed europeista

Kaja Kallas, leader del Partito riformatore estone (AP Photo/Raul Mee, LaPresse)

Lunedì il parlamento estone ha votato a favore della formazione di una nuova coalizione di governo centrista guidata da Kaja Kallas, la leader del Partito riformatore, e avrà quindi per la prima volta nella sua storia una donna come prima ministra. L’Estonia diventerà così uno dei pochi paesi ad avere a capo dello stato e del governo due donne, come già succede in Danimarca e Nuova Zelanda. La presidente della Repubblica, Kersti Kaljulaid, ha nominato ufficialmente il nuovo governo martedì mattina.

La coalizione guidata da Kallas ha ottenuto in parlamento 70 voti favorevoli su 101 e sarà formata, oltre che dal Partito riformatore, dal Partito di centro, che faceva già parte del precedente governo che due settimane fa aveva dato le dimissioni in seguito a uno scandalo per corruzione. I due partiti al governo hanno complessivamente 59 seggi in parlamento.

Il governo sarà formato da 7 ministri per ognuno dei due partiti, più la prima ministra, per un totale di 7 donne e 8 uomini. «L’idea dietro alla composizione del mio governo era di ottenere un equilibrio tra uomini e donne, e tra esperienza e novità», ha detto Kallas domenica.

Kallas ha 43 anni, è un’avvocata ed è alla guida dei riformatori dal 2018. È figlia di un ex primo ministro estone, Siim Kallas, che fu tra i fondatori del Partito riformatore. Dal 2014 al 2018 è stata europarlamentare nel gruppo dell’ALDE, l’Alleanza dei democratici e liberali europei.

Il Partito riformatore di Kallas aveva già vinto le ultime elezioni del 2019, ma poi non era riuscito a trovare una maggioranza; così il Partito di centro aveva messo insieme una strana alleanza con EKRE, partito nazionalista ed euroscettico, e i conservatori di Unione della patria.

Quel governo si è sciolto due settimane fa dopo le dimissioni dell’ex primo ministro Juri Ratas, annunciate per le accuse secondo cui il Partito di centro avrebbe impiegato 39 milioni di euro di denaro pubblico destinato alle imprese colpite dall’epidemia da coronavirus per un progetto immobiliare a Tallinn, la capitale del paese. Ratas resterà presidente del partito e continuerà a far parte del parlamento, ma non avrà incarichi di governo.

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Quello guidato da Kallas sarà un governo europeista e di centro, dopo 18 mesi di un governo populista di destra in cui soprattutto la presenza di EKRE – un partito con idee estreme, schierato tra le altre cose contro i matrimoni tra persone dello stesso sesso – era vista come un danno all’identità liberale dell’Estonia.

L’ex presidente della Repubblica, Toomas Hendrik Ilves, ha criticato molto il precedente governo e il modo in cui si era formato, commentando con favore la nuova guida di Kallas: «A parte le macchinazioni dei perdenti delle elezioni del 2019, [Kallas] sarebbe dovuta diventare prima ministra già due anni fa e l’Estonia si sarebbe risparmiata due anni di vergogna e imbarazzo per il peggior governo da quando è stata ristabilita l’indipendenza».

L’Estonia è diventata indipendente nel 1991 dopo lo scioglimento dell’Unione Sovietica, e dal 2004 fa parte dell’Unione Europea.