L’opposizione ha vinto le elezioni in Estonia

Il Partito riformatore, guidato da Kaja Kallas, è diventato la prima forza del paese ma dovrà allearsi per governare: la destra euroscettica è andata molto bene

Kaja Kallas del Partito riformatore dopo la vittoria. (AP Photo/Raul Mee)

Il Partito riformatore, liberale e di centrodestra, ha vinto le elezioni parlamentari in Estonia, superando il Partito di centro, centrista e liberale, che era al governo del paese: EKRE, partito nazionalista ed euroscettico che molti in Europa guardavano con attenzione, ha effettivamente ottenuto un gran risultato, raddoppiando i propri voti e avvicinandosi alle prime due forze del paese. Secondo i dati definitivi, il Partitoriformatore ha preso il 28,8%, il Partito di centro il 23% e EKRE il 17,8%. I riformatori sono guidati dall’ex europarlamentare Kaja Kallas, che aveva accettato di guidare il partito e tornare completamente alla politica nazionale nel dicembre 2018: dovrebbe perciò diventare la prima capo di governo donna nella storia dell’Estonia.

Nessun partito, però, ha ottenuto abbastanza voti per governare da solo, e quindi i prossimi giorni saranno occupati dalle trattative per formare un esecutivo: potrebbero riuscirci il Partito riformatore insieme ai Socialdemocratici e ai Conservatori, che hanno preso rispettivamente il 9,8% e l’11,4%, riproponendo quella che era l’attuale maggioranza di governo. Oppure potrebbero formare un governo di larghe intese i riformatori con i centristi, storicamente rivali. Il Partito riformatore ha già fatto sapere di non considerare EKRE un’opzione. Il partito euroscettico è passato da 7 a 19 seggi nei 101 del Riigikogu, il Parlamento unicamerale del paese. Chi ne ha persi di più invece sono stati i Socialdemocratici, passati da 15 a 10.

Le due forze politiche principali dell’Estonia, i riformatori e i centristi, si sono alternate al governo dalla caduta dell’Unione Sovietica, e in alcune circostanze hanno creato anche delle alleanze temporanee. A dividerli sono da sempre questioni legate alle tasse, alla spesa pubblica e fino a qualche tempo fa anche i rapporti con la confinante Russia. Inizialmente, i centristi erano stati molto vicini a Vladimir Putin, ma a partire dal 2016, con la leadership di Jüri Ratas, il partito prese le distanze preoccupato dell’aggressiva politica estera russa. Ora entrambi i partiti sostengono l’adesione alla NATO.

EKRE invece è un partito anti-immigrazione e fortemente euroscettico, che tra le altre cose auspica un referendum su “Estxit”, cioè sull’uscita dell’Estonia dall’Unione Europea. Al contrario di quanto accade però con una buona parte dei partiti euroscettici degli altri paesi, EKRE non è un partito filorusso: la sua leadership è molto diffidente nei confronti della Russia, e per questo dà un appoggio pieno al battaglione della NATO che si trova in Estonia dal 2017 per scoraggiare e frenare eventuali aggressioni.

 

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