Tallinn, Estonia (Sean Gallup/Getty Images)
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  • domenica 3 marzo 2019

Oggi si vota in Estonia

Si rinnova il Parlamento estone, e quindi anche il governo: la cosa da tenere d'occhio sarà il risultato del partito EKRE, nazionalista, euroscettico ma anti-Russia

Tallinn, Estonia (Sean Gallup/Getty Images)

Domenica in Estonia si vota per rinnovare i 101 seggi del Riigikogu, il Parlamento unicamerale del paese, che una volta insediato dovrà dare la fiducia a un nuovo governo. Gli aventi diritto al voto sono circa un milione di persone – la popolazione estone arriva a un milione e 300mila abitanti – ma l’esito delle elezioni sarà tenuto d’occhio da tutta l’Europa. L’Estonia, oltre a far parte dell’Unione Europea e della NATO, sta attraversando un periodo politico di cambiamenti: negli ultimi anni è cresciuto molto il partito nazionalista ed euroscettico EKRE, che secondo i sondaggi si prenderà uno spazio importante nel prossimo Parlamento.

Al di là di EKRE, i principali partiti dell’Estonia sono tre: il Partito di centro, centrista e liberale; il Partito riformatore, liberale e di centrodestra; e il Partito socialdemocratico, la principale forza di centrosinistra del paese. Secondo quanto dicono i sondaggi, il partito più votato sarà probabilmente uno dei primi due.

Il Partito di centro – che è sempre stato il riferimento della minoranza russa che abita in Estonia, circa il 25 per cento dell’intera popolazione – ha avuto negli ultimi anni una delle evoluzioni più interessanti di tutta la politica estone. Nel 2004 la leadership del partito firmò un “memorandum di intenti” con Russia Unita, il partito del presidente russo Vladimir Putin, sancendo ufficialmente un’alleanza nota da tempo. Nel 2016, però, le cose cominciarono a cambiare con l’arrivo alla leadership del partito di Jüri Ratas, che volle “congelare” il memorandum con la Russia. Ratas era preoccupato di perdere i voti degli elettori timorosi di una Russia troppo aggressiva, soprattutto dopo l’annessione dell’allora penisola ucraina di Crimea, nel 2014, e fece qualche passo indietro.

Il primo ministro estone Jüri Ratas (AP Photo/Raul Mee)

I sondaggi danno il Partito di centro testa a testa con il suo tradizionale avversario, il Partito riformatore (24,7 contro 25,7 per cento, rispettivamente): le due forze politiche si sono alternate al governo dalla caduta dell’Unione Sovietica, e in alcune circostanze hanno creato anche delle alleanze temporanee. I Riformatori sono guidati dall’ex eurodeputata Kaja Kallas, che ha accettato di guidare il partito e tornare completamente alla politica nazionale nel dicembre 2018.

La leader del Partito riformista, Kaja Kallas (AP Photo/Raul Mee)

Domenica però tutte le attenzioni saranno rivolte a EKRE, che alle elezioni del 2015 ottenne solo sette seggi in Parlamento.

EKRE è un partito anti-immigrazione e fortemente euroscettico, che tra le altre cose auspica un referendum su “Estxit”, cioè sull’uscita dell’Estonia dall’Unione Europea. Al contrario di quanto accade però con una buona parte dei partiti euroscettici degli altri paesi, EKRE non è un partito filorusso: la sua leadership è molto diffidente nei confronti della Russia, e per questo dà un appoggio pieno al battaglione della NATO che si trova in Estonia dal 2017 per scoraggiare e frenare eventuali aggressioni. La posizione di EKRE su altri temi, invece, è molto più ambigua: come ha detto Tonis Saarts, politologo dell’Università di Tallinn, non si capisce bene cosa pensi il partito su questioni come la democrazia liberale, i diritti umani, lo stato di diritto e la separazione dei poteri.

Il presidente di EKRE, Martin Helme (AP Photo/Raul Mee)

Negli ultimi anni EKRE ha raccolto consensi soprattutto nelle aree rurali dell’Estonia, dove vive quella parte di popolazione particolarmente colpita dagli anni di austerità imposti dal Partito di centro e dal Partito riformista. Più di recente ha provato ad aumentare i suoi consensi sfruttando quello che è stato definito “il più grosso scandalo bancario della storia europea“, iniziato nel settembre 2018 quando emerse che decine di miliardi di euro passati per l’Estonia erano stati usati da ricchi oligarchi dell’ex Unione Sovietica per finanziare operazioni molto losche in Europa. EKRE ha dato parte della colpa dello scandalo al partito di governo, ma non è chiaro se tutta questa storia avrà un qualche tipo di impatto sul risultato delle elezioni. Nei sondaggi, comunque, EKRE viene dato intorno al 17-20 per cento.

È difficile dire ora quali potranno essere le alleanze tra partiti dopo le elezioni di domenica: molto dipenderà naturalmente dal risultato che otterrà l’attuale coalizione di governo (Partito di Centro-Socialdemocratici-Patria). Una delle ipotesi che stanno facendo diversi osservatori in queste ore è che il Partito centrista e i Riformisti potrebbero decidere di allearsi pur di lasciare fuori dai giochi EKRE.

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