I social network, Trump e l’attacco al Congresso

Facebook, Twitter e gli altri hanno assunto decisioni senza precedenti nei confronti di Trump, ma sono intervenuti tardivamente sui contenuti che fomentavano le violenze

Mentre centinaia di sostenitori del presidente uscente statunitense, Donald Trump, assaltavano il palazzo del Congresso a Washington nel pomeriggio di mercoledì 6 gennaio (in Italia era notte), i più grandi e conosciuti social network del mondo hanno preso decisioni senza precedenti per provare a ridurre il livello dello scontro. Numerosi video delle violenze sono stati rimossi e gli account di Trump sono stati bloccati, ma solo a diverse ore di distanza dalla pubblicazione di post, video e tweet nei quali il presidente mostrava vicinanza ai violenti. Lo stesso Trump li aveva incitati nel corso della giornata, sostenendo di essere contrario alla certificazione della vittoria elettorale di Biden, sulla quale si stava esprimendo il Congresso proprio ieri, e invitandoli a marciare verso il Congresso.

Facebook, Twitter e gli altri social network hanno ricevuto critiche per come hanno gestito le proprie piattaforme durante l’assalto, e per essere intervenuti con scarso tempismo nell’eliminare un videomessaggio di Trump inviato ai propri sostenitori. Ormai da anni numerosi analisti ed esperti segnalano come i social network abbiano avuto un ruolo centrale non solo nell’ascesa di Trump, che ne ha saputo sfruttare i meccanismi per accrescere il proprio consenso, ma anche nel normalizzare i messaggi violenti diffusi dallo stesso presidente e diventati parte del dibattito politico.

Twitter
Twitter è da tempo il social network preferito da Trump: lo utilizza da 12 anni e ha pubblicato quasi 60mila tweet, ottenendo nel tempo circa 89 milioni di follower. Nei suoi quattro anni da presidente, Trump lo ha utilizzato per annunciare e commentare qualsiasi cosa: dai propri ordini esecutivi agli ascolti dei programmi televisivi, senza contare i retweet di sostenitori con immagini e video spesso offensivi verso avversari politici e minoranze.

Dopo avere ricevuto numerose critiche per non avere mai sanzionato l’account di Trump, nonostante avesse più volte violato le regole, Twitter nei mesi della campagna elettorale per le presidenziali aveva iniziato ad aggiungere alcune indicazioni in calce ai tweet di Trump, indicando la presenza di notizie false e non sostenute dai fatti. I tweet con le falsità rimanevano comunque visibili e potevano essere condivisi senza limitazioni di alcun tipo.

Nelle ore delle violenze a Washington, Twitter ha cambiato approccio, adottando misure più severe. Ha annunciato che non avrebbe tollerato alcuna violazione delle proprie regole, anche in merito alla circolazione di immagini e video che incitassero alla violenza, aggiungendo inoltre nuove limitazioni per impedire di commentare, ricondividere e mettere “Mi piace” ai contenuti controversi.

La regola è stata applicata anche a un tweet pubblicato dall’account di Trump alle 22:37 (ora italiana), nel quale il presidente uscente invitava i propri sostenitori a lasciare il palazzo del Congresso, mostrandosi comunque molto comprensivo nei loro confronti – «Siete speciali, vi vogliamo bene» – e ribadendo che l’elezione gli fosse stata «sottratta». Novanta minuti dopo, Trump ha pubblicato un secondo tweet riferendosi ai violenti come “grandi patrioti” che avevano subìto il furto dell’elezione.

Dopo pochi minuti dal secondo tweet, Twitter è intervenuto nascondendo il contenuto e il messaggio precedente che conteneva il video.

In seguito, ha annunciato un blocco dell’account di Trump, richiedendo la rimozione dei tweet nascosti (nel frattempo se ne era aggiunto un terzo pubblicato nel pomeriggio) entro 12 ore per poter sbloccare nuovamente l’account. Secondo Bloomberg, i tweet interessati sarebbero stati rimossi come richiesto e Trump dovrebbe riottenere l’accesso al proprio account intorno alle 18 (ora italiana) di oggi.

Facebook
Anche Facebook ha ricevuto negli anni numerose critiche per avere consentito a Trump di violare più volte le regole del social network, senza conseguenze, e più in generale per avere favorito la diffusione di notizie false e teorie del complotto, ancora prima della sua elezione nel 2016. In seguito alle violenze di Washington, il social network ha deciso di rimuovere il video, che Trump aveva pubblicato anche su Twitter. La scelta è stata spiegata da Guy Rosen, responsabile della “sicurezza e integrità” di Facebook, alle 23:43 (ora italiana) del 6 gennaio:

Questa è una situazione di emergenza e stiamo prendendo le dovute contromisure, compresa la rimozione del video del presidente Trump. Lo abbiamo rimosso perché pensiamo che contribuisca al rischio di nuove violenze, invece di ridurlo.

Facebook ha poi rimosso un secondo messaggio di Trump, uguale a quello pubblicato su Twitter, nel quale mostrava simpatia per gli autori dell’assalto al Congresso, ribadendo le falsità sul “furto” elettorale.

Il social network aveva annunciato un blocco di 24 ore per la pagina di Trump, che gli avrebbe impedito di pubblicare nuovi contenuti. Nel pomeriggio di giovedì, il CEO della società, Mark Zuckerberg, ha deciso di bloccare la pagina di Trump a tempo indeterminato, spiegando che ci sarebbero stati troppi rischi nel riattivare la possibilità di pubblicare contenuti.

Lo stesso provvedimento è stato assunto anche per il suo profilo Instagram.

YouTube
La piattaforma di video in streaming YouTube, che integra numerose funzionalità tipiche dei social network, ha rimosso il video di Trump indirizzato ai propri sostenitori. Il sito, che fa parte di Alphabet (la holding che controlla Google), ha spiegato di avere rimosso il contenuto perché violava le proprie regole sulla comunicazione delle notizie legate alle elezioni presidenziali.

Assalto
Al di là dei provvedimenti nei confronti degli account di Trump, numerosi analisti hanno segnalato come i social network non siano riusciti a limitare le iniziative dei gruppi di violenti sfociate nell’assalto al Congresso. Per settimane, migliaia di utenti in decine di gruppi di Facebook si erano confrontati apertamente sulla possibilità di assalire il palazzo del Campidoglio nel giorno in cui i parlamentari avrebbero dovuto certificare la vittoria di Joe Biden.

Molti di quei gruppi erano ancora attivi nelle ore prima dell’assalto e in molti casi anche durante le violenze al Congresso, senza interventi da parte dei gestori di Facebook. Un fenomeno simile si è verificato anche su Twitter, con gruppi organizzati di sostenitori di Trump che avevano pubblicato numerosi tweet alludendo alla possibilità di entrare con la forza al Campidoglio.

Oltre a essere informazioni visibili ai gestori dei social network, questi contenuti potevano essere visti e analizzati anche dalle forze dell’ordine per prevenire le violenze. Al momento non è chiaro se ci fossero state iniziative di controllo più specifiche.

In un comunicato successivo alle violenze, Facebook ha spiegato di avere avviato controlli più severi sui contenuti in circolazione sul proprio social network, con l’obiettivo di rimuovere post che contengano:

• Messaggi a sostegno dell’assalto al Campidoglio.
• Incitamenti a portare armi in altri luoghi degli Stati Uniti – non solo a Washington, ma ovunque negli Stati Uniti – e alle manifestazioni.
• Messaggi che incitano e riprendono gli eventi al Congresso, compresi i video e le foto pubblicati dagli assalitori. A questo punto rappresentano una promozione di attività criminali e violano le nostre politiche.
• Inviti a protestare – anche pacificamente – se violano il coprifuoco imposto a Washington.
• Tentativi di organizzare nuove violenze nei prossimi giorni.

Mark Zuckerberg, il CEO di Facebook, ha inviato un messaggio interno ai dipendenti dell’azienda spiegando la situazione e parlando di “un momento cupo per la storia della nostra nazione”.

Alcuni impiegati hanno però segnalato che nei primi momenti delle proteste e poi delle violenze, gli amministratori di alcuni forum di discussione interna di Facebook avrebbero limitato la possibilità di pubblicare nuovi messaggi nei quali i dipendenti chiedevano provvedimenti più severi per bloccare gli account di Donald Trump.

Twitter ha invece chiarito che la sospensione dell’account di Trump potrà diventare permanente nel caso di ulteriori violazioni dei propri regolamenti.

Le scelte dei due social network sono apparse tardive, soprattutto per quanto riguarda la rimozione dei messaggi di Trump con gli apprezzamenti verso gli assalitori. Sia Twitter sia Facebook hanno impiegato più di dieci minuti prima di aggiungere indicazioni, comunque insufficienti, ai messaggi di Trump e diverse ore prima di rimuovere il suo video.