(Wonder Woman 1984)
  • Cultura
  • venerdì 25 Dicembre 2020

“Wonder Woman 1984” è il nuovo “Tenet”

Perché è un film atteso ma anche perché – come il film di Christopher Nolan – può segnare la via per la ripartenza del cinema

(Wonder Woman 1984)

Nel Regno Unito, in Cina e in qualche dozzina di altri paesi in cui ancora si può, qualcuno ha visto o sta vedendo in un cinema Wonder Woman 1984, il sequel – ambientato proprio in quell’anno lì – del generalmente apprezzato film del 2017. Wonder Woman 1984, però, non uscirà solo nei cinema. Dal 25 dicembre in poi milioni di spettatori statunitensi che non vorranno andare al cinema potranno scegliere di guardarlo anche dal divano, dal letto o da dove vorranno, in streaming su HBO Max.

Sebbene sia già capitato che altri film fossero più o meno simultaneamente nei cinema e in streaming (legale), l’uscita ibrida di Wonder Woman 1984 è di certo peculiare e, secondo l’Hollywood Reporter, «senza precedenti» e i suoi risultati potranno dire molto su quello che saranno il cinema e lo streaming nei prossimi mesi, forse anni. E infatti se ne parla già come di una «cartina al tornasole» di quel che sarà. Un po’ come si faceva mesi fa con Tenet, che infatti fece capire che, almeno per un po’, non era il caso di far uscire i film, soprattutto quelli grandi e costosi, solo nei cinema.

Intanto, tranquilli: in Italia Wonder Woman 1984 non arriverà prima del 28 gennaio; e comunque ci sarà da capire dove, perché non è detto che i cinema saranno aperti e perché HBO Max qui ancora non c’è.

Il film
Wonder Woman 1984, sequel del primo film supereroistico di un certo livello e costo ad avere una protagonista femminile, fu in gran parte girato nel 2018, pronto per arrivare nei cinema nel 2019. Fu però rimandato al 2020 per via di alcune decisioni gestionali della sua casa di produzione: la Warner Bros. Che è una sussidiaria della WarnerMedia, che a sua volta è controllata dalla ancor più grande AT&T, che tra le tante cose gestisce anche le attività del canale via cavo HBO e della piattaforma di streaming HBO MAX.

Evidentemente d’accordo con i piani alti della AT&T, nel corso del 2020 l’uscita di Wonder Woman 1984 è stata posticipata più volte, perché i cinema erano chiusi e perché anche quando hanno provato ad aprire gli incassi non sono stati granché. Meglio di ogni altro esempio, lo hanno mostrato i modesti risultati di Tenet, tra l’altro anch’esso prodotto dalla Warner Bros.

Senza pandemia Wonder Woman 1984 se la sarebbe potuta giocare per i primi posti nella classifica dei film con i più alti incassi dell’anno, quelli superiori al miliardo di dollari. Con il passare dei mesi, e con una situazione pandemica generalmente peggiore rispetto a quella di quando uscì Tenet, è stato chiaro che in questo 2020 il film avrebbe fatto fatica anche solo a recuperare i circa 200 milioni di dollari che è costato; lasciando quindi fuori le alte spese di marketing e le notevoli percentuali sui ricavi dai biglietti che spettano ai cinema e, spesso, a registi e attori (in questo caso la regista Patty Jenkins e la protagonista Gal Gadot). Insomma, niente di lontanamente paragonabile agli 820 milioni di dollari incassati nel mondo dal primo Wonder Woman, tra l’altro costato meno di questo sequel.

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L’azienda
Mentre Wonder Woman 1984 veniva girato, montato, ultimato, promosso e per cinque volte rimandato, la multinazionale AT&T si è fusa con la Time Warner (poi diventata Warner Media) e tra le tante cose ha provato a mettersi in concorrenza con aziende come Disney, Netflix, Apple e Amazon nel mercato dello streaming: già grande e per di più in costante espansione. Molto in breve, AT&T scelse di puntare sul notevole bagaglio di competenze e contenuti nel paniere della Warner Media per provare ad unirli alle serie e alla fama del canale HBO, per creare e riempire il suo servizio di streaming HBO Max.

Il servizio però ha faticato a tenere testa alla fama e ampiezza del catalogo di Netflix e alla potenza dei contenuti di Disney+. Anche perché HBO Max è arrivato solo a maggio (quando molti già erano iscritti sia a Netflix e a Disney+) e per di più con un costo mensile di 15 dollari, più alto rispetto all’abbonamento mensile che molti pagano a Netflix e più del doppio rispetto a quello di Disney+.

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La decisione
Per provare a risolvere i problemi di scarsa crescita di HBO, e per trovare una via per far uscire Wonder Woman 1984, il 19 novembre Jason Kilar – da maggio amministratore delegato di Warner Media – annunciò che il film sarebbe uscito in forma ibrida: sia nei cinema che in streaming (compatibilmente con le aperture dei cinema e la presenza di HBO Max) senza costi aggiuntivi per chi, già iscritto a HBO Max, l’avrebbe visto online. Quindi una scelta piuttosto diversa da quella fatta da Disney+, che aveva deciso di far uscire il suo Mulan in streaming, chiedendo però a chi voleva vederlo di pagare un non irrilevante costo aggiuntivo in aggiunta all’abbonamento al servizio.

Presentata come una cosa una tantum, dovuta soprattutto all’emergenza pandemica, la decisione fu all’inizio vista come un’interessante novità. Anche perché – come ha raccontato di recente Hollywood Reporterera stata presa insieme a Jenkins e Gadot e presentata ai gestori di sale cinematografiche come una scelta eccezionale. Per non inimicarsi troppo i cinema, Warner Bros scelse anche di lasciare agli esercenti percentuali maggiori rispetto al solito sui ricavi derivanti dai biglietti venduti.

Fu piuttosto chiaro, comunque, che scegliendo di far uscire Wonder Woman 1984 più o meno simultaneamente nei cinema e in streaming Warner Bros, Warner Media e AT&T rinunciavano non solo alla prospettiva di avvicinarsi agli 800 milioni di dollari del primo Wonder Woman, ma anche a quella di raggiungere i circa 500 milioni che si pensa rappresentino il breakeven per il film: il valore da raggiungere per non considerarlo un’operazione economicamente in perdita a fronte di tutte le spese.

Parlandone con Variety, l’analista Rich Greenfield spiegò così la scelta: «Stanno scegliendo di guadagnare meno soldi in nome di HBO Max. Vogliono puntare sul futuro a lungo termine dell’azienda, rinunciando a profitti immediati». Sempre Variety citò fonti anonime appartenenti a “case di produzione rivali di WarnerMedia” secondo cui l’azienda sviluppò, anche dopo i risultati di Tenet, una sorta di «invidia di Hamilton», dove Hamilton è la registrazione del noto spettacolo di Broadway che a luglio Disney decise di rendere disponibile in streaming anziché (come inizialmente previsto) nei cinema, con una conseguente grande crescita di iscrizioni al suo Disney+.

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Da qui in poi
È presto per dire che risultati avrà Wonder Woman 1984 nei cinema (i primissimi risultati sono sotto le aspettative) ed è prestissimo per dire quanti nuovi abbonati porterà il film a HBO Max, e quanti di loro decideranno di non andarsene tra uno, due o tre mesi.

E soprattutto, da esperimento una tantum che doveva essere, Wonder Woman 1984 è già diventato il primo esempio, a fine 2020, di quello che la Warner Bros (e quindi la WarnerMedia, e di conseguenza AT&T) ha deciso di fare con tutti i suoi film “da cinema” previsti per il 2021. Molto più che la decisione relativa a Wonder Woman 1984, questa seconda decisione collettiva (a quanto si dice presa senza consultare prima registi, attori e gestori dei cinema) ha fatto molto discutere ed è stata aspramente criticata da diversi registi e addetti ai lavori. A prescindere dalle ragioni – tante e diverse – è di certo un fatto che una grande casa di produzione con quasi un secolo di storia abbia preso una decisione criticata da alcuni dei più grandi registi a cui ha fin qui dato lavoro.

Più che un solo film, o il semplice esempio di un tentativo di far uscire un film nonostante la pandemia, Wonder Woman 1984 potrebbe diventare il primo esempio pratico del confronto tra idee diverse su cosa farsene dei film da cinema durante una pandemia e non solo, e su cosa queste decisioni possano implicare per il futuro. Secondo molti esperti, non è affatto un caso che da maggio a guidare WarnerMedia ci sia il 49enne Jason Kilar, che in passato si era occupato del servizio di streaming Hulu e che prima ancora era stato dirigente di Amazon. Kilar è uno che viene raccontato (e si racconta in prima persona) come un innovatore, uno arrivato da un mondo diverso da quello del cinema vecchia maniera, intenzionato a cambiarlo radicalmente. Cosa, questa, che gli ha di certo attirato diverse antipatie nel cinema: «secondo certa gente di Hollywood» ha scritto il New York Times «è diventato uno di quei cattivi dei film».

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Insomma, è un po’ presto per avere dati e certezze su Wonder Woman 1984, ma è molto probabile che se ne tornerà a parlare: dati alla mano e in termini che, così come è stato per Tenet, andranno oltre le opinioni e le recensioni. A proposito, per ora sono in genere buone (anche se, comprensibilmente, c’è sempre qualche voce fuori dal coro). E comunque, inizia così: