I medici specializzandi, con camici bianchi e cartelli, protestano davanti al ministero dell'Istruzione, a Roma (ANSA / RICCARDO ANTIMIANI)
  • Italia
  • martedì 22 Dicembre 2020

La protesta dei medici specializzandi non è finita

Sbloccata la vicenda del concorso nazionale, ora i medici criticano la decisione di retribuire il lavoro nella campagna vaccinale con quattro crediti formativi

I medici specializzandi, con camici bianchi e cartelli, protestano davanti al ministero dell'Istruzione, a Roma (ANSA / RICCARDO ANTIMIANI)

Lunedì 21 dicembre il ministero dell’Università e della Ricerca ha fissato la data di inizio della formazione in corsia per i medici specializzandi: sarà il 26 gennaio, quasi un mese in ritardo rispetto alla data inizialmente prevista dal bando, il 30 dicembre. Per gli oltre 14mila medici che inizieranno la specializzazione è una notizia molto importante, perché ora hanno qualche certezza in più sul loro futuro, ma c’è una nuova questione che sta facendo discutere: la decisione di far lavorare gli specializzandi alla campagna vaccinale senza una vera retribuzione.

Il concorso e i ricorsi
Il concorso per accedere ai posti di specializzazione ha avuto un’evoluzione intricata, con ricorsi e molti ritardi che hanno causato proteste da parte dei giovani medici. Con le notizie arrivate lunedì sembra che i problemi principali siano stati risolti.

Frequentare un corso di specializzazione dopo la laurea è essenziale se si vuole esercitare la professione medica nel servizio sanitario nazionale. I corsi, che si svolgono direttamente negli ospedali, durano dai due ai cinque anni. Durante il periodo di specializzazione, i medici percepiscono uno stipendio: al netto delle trattenute, lo stipendio netto è di circa 1.650 euro al mese per i primi due anni e tra i 1.700 e i 1.800 euro al mese per gli anni successivi.

Per accedere ai corsi bisogna vincere un concorso nazionale: quest’anno si è tenuto il 22 settembre, con oltre due mesi in ritardo rispetto agli anni precedenti, nonostante le forti carenze di medici della sanità italiana. Al concorso hanno partecipato 23.756 laureati in medicina per 14.455 posti totali disponibili.

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I candidati hanno risposto a 140 domande in 210 minuti ma una delle domande, la numero 87, era imprecisa: la radiografia allegata alla domanda mostrava una frattura al femore sinistro, con un’immagine poco chiara. Per questo motivo molti partecipanti al concorso hanno presentato ricorso al TAR del Lazio. I ricorrenti avevano dato la risposta esatta e lamentavano il fatto che, a causa della domanda imprecisa, la commissione avesse assegnato d’ufficio un punto a ogni candidato. Il TAR aveva dato ragione a un ricorrente che aveva dato la risposta esatta e lamentava di essere stato sfavorito perché aveva avuto per quella domanda lo stesso punteggio di chi aveva risposto in modo errato.

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Lo scorso 5 ottobre il ministero ha annunciato che la pubblicazione della graduatoria con i vincitori sarebbe stata rimandata a causa dei ricorsi. La graduatoria è stata pubblicata solo il 26 ottobre in versione provvisoria, ma l’assegnazione dei posti è rimasta in sospeso fino all’udienza del Consiglio di Stato programmata per il 15 dicembre.

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Alcune sentenze del Consiglio di Stato sui ricorsi sono state pubblicate lunedì 21 dicembre e hanno ribaltato la decisione del TAR, confermando la graduatoria già pubblicata dal ministero. «Siamo soddisfatti dell’esito favorevole al Ministero in merito ai ricorsi presentati, da alcuni candidati, sul quesito n. 87 della prova e che la sentenza abbia sottolineato l’altissimo livello della commissione tecnica del concorso», ha scritto su Facebook il ministro dell’Università Gaetano Manfredi.

Le nuove date
La sentenza del Consiglio di stato ha sbloccato la situazione, e il ministero ha pubblicato quindi il nuovo programma. Martedì 22 dicembre sono state pubblicate le assegnazioni dei candidati alle scuole, cioè dove i medici frequenteranno il corso di specializzazione. Entro il 30 dicembre i medici dovranno immatricolarsi, e tra il 7 e l’11 gennaio verranno completate le iscrizioni. L’inizio delle lezioni è previsto il 26 gennaio.

I tempi sono importanti perché molti dei futuri specializzandi stanno lavorando oggi nelle USCA, le unità speciali di continuità assistenziale, oppure nelle RSA: quindi devono avere il tempo per licenziarsi e organizzare il trasferimento nella città dove frequenteranno il corso di specializzazione. «Nemmeno noi pensavamo che saremmo finiti così a ridosso del Natale, ma è dipeso dai tempi del Consiglio di Stato», ha detto in un’intervista alla Stampa il ministro Manfredi. «Dopodiché, tutti conoscevano le graduatorie provvisorie, sapevano com’erano posizionati, quindi dubito che chi era indietro si sia dimesso».

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Le proteste per la campagna vaccinale
Negli ultimi mesi i sindacati dei medici hanno criticato più volte il ministro per come è stato gestito il concorso nazionale. Le proteste non sono finite, e ora riguardano la decisione del ministero di far partecipare i medici specializzandi alla campagna vaccinale riconoscendo il lavoro non con una vera retribuzione ma con quattro crediti formativi. La partecipazione è volontaria e l’incarico ha la durata di un mese, secondo le previsioni del ministero dell’Università.

Secondo sindacati e associazioni dei medici, lavorare alla campagna vaccinale non può essere considerata un’attività di formazione, e quindi andrebbe retribuita in più rispetto alla borsa di studio.

“Chi si cura di te?”, un’associazione di medici in formazione specialistica, camici “grigi” e medici precari, ha proclamato il primo stato di agitazione dei medici precari e specializzandi. I camici “grigi'” sono circa 15mila in tutta Italia e sono medici che non riescono a lavorare perché non sono riusciti a entrare in una formazione post-laurea, come i corsi di specializzazione o i corsi per diventare medici di medicina generale. «I camici grigi e i medici specializzandi svolgono un ruolo fondamentale per la tenuta del servizio sanitario nazionale e, in particolare nell’ultimo anno, il nostro contributo è stato indispensabile per poter far fronte all’emergenza da Covid-19. In cambio, il nostro fondamentale lavoro è stato ripetutamente denigrato e svilito», si legge nel comunicato che ha annunciato la mobilitazione. «Non si può più accettare che, come specializzandi e specializzande, lavoriamo con un inquadramento contrattuale di tipo parasubordinato totalmente carente di diritti e tutele. Siamo stanchi di servire come manodopera sempre e comunque disponibile a tutte le condizioni, anche di sfruttamento vero e proprio, con i doveri di chi lavora e gli scarsi diritti di chi studia».

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Anaao Giovani, sezione giovanile del sindacato dei medici che conta 22mila iscritti, ha chiesto le dimissioni del ministro Manfredi. «Le parole del ministro rappresentano l’ennesimo schiaffo ai colleghi specializzandi che tanto hanno fatto e tanto stanno facendo in questa epidemia. L’unico atto responsabile del ministro sarebbero le dimissioni», ha detto Pierino Di Silverio, responsabile nazionale di Anaao Giovani.

Il ministro non ha escluso che ci possa essere una forma di retribuzione per chi parteciperà alla campagna vaccinale, ma al momento non ci sono certezze. «Questa polemica mi ha sorpreso e non mi è piaciuta», ha detto. «Come ministero dell’Università, visto che gli specializzandi in medicina sono gli unici che percepiscono già una borsa di studio, possiamo prevedere solo i crediti formativi. Nulla vieta che il ministero della Salute valuti un eventuale compenso per il servizio di vaccinazione. Tra l’altro, il riconoscimento dei crediti è stato deciso dall’Osservatorio della formazione medica, di cui fanno parte anche specializzandi».