Il Memoriale per gli ebrei assassinati d'Europa di Berlino, più comunemente chiamato Memoriale dell'Olocausto o della Shoah (AP Photo/Markus Schreiber, file)
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  • martedì 8 Dicembre 2020

La Germania vuole cambiare il suo alfabeto fonetico

Cioè quello che associa le parole alle lettere con cui iniziano: alcuni termini vennero introdotti dai nazisti e sono considerati ancora oggi antisemiti

Il Memoriale per gli ebrei assassinati d'Europa di Berlino, più comunemente chiamato Memoriale dell'Olocausto o della Shoah (AP Photo/Markus Schreiber, file)

In Germania negli ultimi giorni si sta discutendo della possibilità di modificare l’alfabeto fonetico tedesco, cioè quello che per convenzione associa le lettere dell’alfabeto a una parola che inizia con quella vocale o con quella consonante. A proporlo è stato Michael Blume, responsabile della commissione contro l’Antisemitismo dello stato tedesco del Baden-Württemberg, secondo cui alcuni termini dell’alfabeto fonetico hanno un significato razzista e antisemita.

Negli anni Trenta, infatti, i nazisti avevano eliminato sistematicamente alcuni nomi o parole di origine ebraica per imporre termini che rispecchiassero la loro ideologia. Adesso gli studiosi dell’Istituto tedesco per la standardizzazione (DIN), che si occupa della definizione delle norme – dalla tecnologia all’industria – stanno lavorando per trovare nuovi termini che rappresentino la lingua tedesca in maniera più equa.

Gli alfabeti fonetici furono creati per identificare più chiaramente le lettere che compongono una parola e quindi rendere più semplici le comunicazioni via radio, soprattutto in ambito militare e nell’aviazione. Ce ne sono tante versioni e non vanno confusi con l’alfabeto fonetico internazionale, ovvero l’International Phonetic Alphabet (IPA), che invece è il sistema riconosciuto a livello internazionale per indicare le trascrizioni fonetiche di ciascuna parola e definire la corretta pronuncia delle migliaia di lingue scritte che esistono nel mondo. Il più famoso è l’alfabeto fonetico della NATO, che viene utilizzato negli Stati Uniti e in Europa dagli anni Cinquanta e che per intenderci è quello identificato dalla “a” di alfa, la “b” di bravo, la “c” di Charlie e via dicendo. Questo alfabeto è conosciuto e utilizzato per esempio dalle forze dell’ordine anche in Italia, dove non esiste un alfabeto fonetico equivalente e siamo più abituati a usare i nomi delle città o degli oggetti per indicare vocali e consonanti.

La prima versione dell’alfabeto fonetico tedesco risale al 1890, quando a ciascuna lettera nell’elenco telefonico di Berlino era associato un numero; per semplificare le cose, nel 1905 vennero introdotti i nomi per indicare più chiaramente le lettere e renderle comprensibili anche a chi non sapeva leggere: “A wie Albert”, cioè “A come Albert”, e via dicendo. C’erano alcune variazioni in base alla regione – per esempio, in Germania la “K” era indicata con “Kauffman” (mercante) mentre in Austria con “Konrad” – ma nel periodo nazista i cambiamenti divennero più marcati.

I nazisti abolirono 14 parole, tra cui diversi nomi propri che avevano origine ebraica ed erano molto diffusi in Germania. David, Jacob, Nathan, Samuel e Zacharias vennero sostituiti con nomi “più tedeschi”: per esempio “David” venne sostituito con “Dora” e “Samuel” con “Siegfried”. Oltre ai nomi di persona, vennero introdotti anche alcuni termini che sono considerati ancora più problematici: in particolare, “Nordpol” (Polo nord) al posto di “Nathan” e “Ypres” al posto di “Ypsilon”. Per i nazisti, “Nordpol” indicava la supremazia della razza ariana, mentre “Ypres” veniva dal nome della battaglia combattuta nei pressi della cittadina belga durante la Prima guerra mondiale, quando l’esercito tedesco attaccò quello francese con del gas clorato.

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Dopo la Seconda guerra mondiale vennero reintrodotti termini come “Samuel” e “Ypsilon” e ci furono altre piccole modifiche, ma nell’alfabeto fonetico sono comunque rimasti alcuni termini considerati problematici, per esempio “Nordpol”. Blume ha detto che bisognerebbe smettere di «continuare a usare automaticamente la versione introdotta dai nazisti, che cancellarono i nomi ebraici»; tuttavia secondo lui molti tedeschi sono contrari al cambiamento, anche perché spesso l’alfabeto fonetico viene usato per far imparare le parole attraverso lo spelling anche a scuola.

A ogni modo, l’Istituto tedesco per la standardizzazione si è già messo al lavoro per mettere a punto una nuova versione dell’alfabeto fonetico, che dovrebbe essere presentata nell’autunno del 2021 e diventare ufficiale entro la fine del 2022. Julian Pinnig, portavoce dell’Istituto, ha spiegato che scegliere nomi di persona potrebbe essere più complesso rispetto a utilizzare nomi di città tedesche, anche perché la scelta dei nomi propri potrebbe non riflettere la diversità etnica della nazione. Secondo il presidente del Consiglio centrale degli Ebrei in Germania, Josef Schuster, «è ora di liberarsi dal linguaggio dei nazisti e dalla sua eredità». Prima di diventare ufficiale, il nuovo alfabeto fonetico dovrebbe essere affiancato per un periodo a quello vecchio, per documentarne l’antisemitismo.

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