Il primo ministro britannico, Boris Johnson, e la presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen (Peter Summers/Getty Images)

L’ultimo tentativo per un accordo su Brexit

Unione Europea e Regno Unito si sono accordati sul provare ad accordarsi, quindi i negoziati riprenderanno: ma il tempo sta finendo e le posizioni restano distanti

Il primo ministro britannico, Boris Johnson, e la presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen (Peter Summers/Getty Images)

L’Unione Europea e il Regno Unito si sono accordati sul fare un ultimo tentativo per trovare un’intesa sui futuri rapporti commerciali dopo Brexit, un tema su cui le due parti continuano a mantenere posizioni molto distanti. Sabato, dopo l’annuncio della sospensione dei negoziati per «significative divergenze», c’è stato un confronto al telefono tra il primo ministro britannico, Boris Johnson, e la presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen: le due parti non sono riuscite a risolvere le proprie differenze, ma si sono accordate sul fare un ultimo tentativo e riavviare i negoziati.

Sarà comunque complicato trovare un accordo: la scadenza è il 31 dicembre (ma anche prima, se si considerano i passaggi necessari per la successiva approvazione del testo), e se non ci sarà intesa si verificherà lo scenario di no deal (nessun accordo), che potrebbe danneggiare entrambe le parti e avere conseguenze catastrofiche per il Regno Unito.

Diversi esperti sono piuttosto cauti sui piccoli progressi fatti sabato con l’annuncio della ripresa dei negoziati. Con un comunicato congiunto, Johnson e von der Leyen hanno detto che «rimangono significative divergenze su tre questioni critiche: il level playing field [cioè gli standard che il Regno Unito non potrà abbassare nella speranza di attirare investimenti stranieri e fare concorrenza all’Unione Europea], la governance [il meccanismo di risoluzione delle controversie] e la pesca. Entrambe le parti hanno sottolineato come nessun accordo sarà fattibile senza la risoluzione di questi problemi». Sono gli stessi problemi che si discutono da mesi, e che le due delegazioni di negoziatori non sono ancora riuscite a risolvere.

Von der Leyen e la delegazione dei negoziatori europei stanno inoltre subendo la pressione di un gruppo di paesi che hanno annunciato di essere disposti a non appoggiare un eventuale accordo nel caso in cui non contenga garanzie robuste sul level playing field che proteggano le loro economie dalla competizione sleale britannica: questi paesi sono Francia, Paesi Bassi, Danimarca, Belgio, Spagna e Italia.

Uscire definitivamente dall’Unione Europea senza un accordo commerciale sarebbe disastroso per l’economia britannica: da un giorno all’altro sui prodotti britannici sarebbero imposti pesanti dazi che farebbero aumentare notevolmente il loro prezzo finale, rendendoli molto meno competitivi. Un’automobile prodotta nel Regno Unito, per esempio, potrebbe costare in media tremila euro in più. Dato che il Regno Unito esporta molti dei propri beni nei paesi dell’Unione Europea – parliamo del 46 per cento delle esportazioni totali – le conseguenze sarebbero potenzialmente catastrofiche per interi settori dell’economia britannica. Un eventuale no deal danneggerebbe anche i paesi europei che hanno maggiori legami col Regno Unito, in particolare l’Irlanda.

I negoziati riprenderanno domenica verso l’ora di pranzo, dopo che David Frost, capo dei negoziatori britannici, sarà arrivato a Bruxelles.