Re Salman e il principe ereditario saudita Mohammed bin Salman (EPA/BANDAR ALGALOUD / SAUDI ROYAL COURT)
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  • domenica 6 Dicembre 2020

Arabia Saudita e Qatar faranno la pace?

I paesi coinvolti nella crisi del Golfo, iniziata nel 2017, si sono impegnati a negoziare una soluzione pacifica, per la prima volta: non è molto, ma qualche speranza c'è

Re Salman e il principe ereditario saudita Mohammed bin Salman (EPA/BANDAR ALGALOUD / SAUDI ROYAL COURT)

Venerdì Arabia Saudita e alleati si sono impegnati, insieme al Qatar, a negoziare una soluzione alla grave crisi che negli ultimi tre anni e mezzo ha caratterizzato un grosso pezzo della politica regionale del Golfo Persico, e che ha isolato il Qatar dai suoi vicini. Secondo il Wall Street Journal, funzionari americani e dei paesi del Golfo avrebbero raggiunto un’intesa di massima per terminare la disputa, e potrebbero presto firmare un accordo. È però ancora troppo presto per dire se i negoziati porteranno a qualcosa, e ci sono buone ragioni per sostenere che saranno difficili e complicati; ma è comunque la prima volta dalla metà del 2017 che i governi dei paesi coinvolti si impegnano a trovare un modo per mettere fine alla crisi, anche grazie alla mediazione del Kuwait e degli Stati Uniti.

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La crisi era iniziata nel giugno 2017, coinvolgendo per lo più gli stati arabi sunniti del Golfo Persico, alleati degli Stati Uniti. Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti ed Egitto, tutti paesi in cui l’Islam sunnita è maggioritario, avevano annunciato la rottura dei rapporti diplomatici con il Qatar, altro paese a stragrande maggioranza sunnita. Assieme a loro si era schierato anche il Bahrein, che pur essendo un paese a maggioranza sciita è governato da una monarchia sunnita. Questi paesi accusavano il Qatar di sostenere il terrorismo e i gruppi islamisti della regione, e di essere troppo vicino all’Iran, paese a stragrande maggioranza sciita che è arcinemico dell’Arabia Saudita.

Arabia Saudita e alleati avevano quindi deciso di isolare il Qatar. Avevano imposto una sorta di embargo che aveva portato, tra le altre cose, alla chiusura delle principali vie di rifornimento del paese, cioè il confine con il territorio saudita e le rotte navali verso il porto Jebel Ali di Dubai, e il divieto per i voli aerei qatarioti di passare sopra lo spazio aereo dello schieramento rivale. Lo scontro era stata anche una delle ragioni che il primo gennaio 2019 avevano portato il Qatar a lasciare l’OPEC, il gruppo con sede a Vienna che riunisce dodici paesi tra i maggiori produttori di petrolio al mondo e che si occupa di coordinare la produzione, i prezzi e le negoziazioni con le compagnie petrolifere.

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Fino ad oggi tutte le parti coinvolte nella disputa si erano rifiutate di fare concessioni e avevano resistito alle pressioni esterne, soprattutto degli Stati Uniti, che chiedevano loro di fare la pace.

Nelle ultime settimane, però, sembra che l’Arabia Saudita abbia intensificato gli sforzi per aggiustare i suoi rapporti con il Qatar. Alcuni osservatori, ha scritto il Financial Times, pensano che Mohammed bin Salman, principe ereditario saudita e di fatto leader del paese, voglia risolvere la crisi per migliorare la sua immagine soprattutto agli occhi di Joe Biden, prossimo presidente degli Stati Uniti, che in passato era stato molto critico contro le violazioni dei diritti umani e la repressione compiuta dal regime saudita nei confronti di oppositori e dissidenti. L’Arabia è infatti uno dei paesi a cui è piaciuta poco la vittoria di Biden alle elezioni presidenziali americane.

Anche Trump vorrebbe arrivare a qualcosa prima della sua presidenza, sia perché il suo appoggio incondizionato agli alleati arabi del Golfo è stato uno dei tratti distintivi della politica statunitense verso il Medio Oriente degli ultimi quattro anni, sia perché la crisi ha ostacolato i suoi sforzi di isolare l’Iran, che ha continuato a mantenere rapporti col Qatar.

Molti credono che a essere più diffidenti verso il Qatar siano in realtà gli Emirati Arabi Uniti, che pur essendo alleati del governo saudita hanno altre priorità. Gli Emirati sono infatti avversari – ma molto avversari – della Turchia, che ha rapporti stretti con il Qatar: all’inizio della crisi, sul territorio qatariota erano arrivati anche soldati turchi in difesa del paese amico. È difficile dire quanto queste preoccupazioni condizioneranno i negoziati e la posizione del governo emiratino, che comunque ha accettato di partecipare ai colloqui.

Nonostante i progressi degli ultimi giorni, c’è ancora molta prudenza verso una possibile soluzione della crisi. Michael Stephens, analista al think tank britannico Royal United Services Institute, ha detto: «Ci sono certamente indicazioni che il divario tra Qatar e Arabia Saudita si stia restringendo. C’è il potenziale per un miglioramento delle relazioni, ma forse è troppo poco e troppo presto per aspettarsi una completa riconciliazione, considerata anche la grande animosità da entrambe le parti». Funzionari citati dal Wall Street Journal hanno parlato di un’intesa ancora molto precaria e hanno specificato che è possibile che i negoziati falliscano prima della firma formale dell’accordo.