• Italia
  • mercoledì 11 Novembre 2020

In diverse province della Lombardia le chiamate al 118 hanno superato il picco di marzo

Lunedì 9 novembre nelle province di Milano, Monza e Brianza, Como, Lecco e Varese le chiamate al 118 hanno superato il picco di marzo. I dati di Areu (Agenzia regionale emergenza urgenza) pubblicati ogni giorno dal Sole 24 Ore mostrano la crescita delle chiamate per motivi respiratori o infettivi, quindi strettamente correlati all’epidemia da coronavirus. In Lombardia la cosidetta seconda ondata sta registrando circa diecimila nuovi positivi al giorno.

La situazione è critica soprattutto nelle province che nei mesi di marzo e aprile hanno avuto un eccesso di mortalità inferiore rispetto a Bergamo e Brescia: lunedì alla centrale emergenza urgenza di Milano e Monza, per esempio, sono arrivate 535 chiamate per motivi respiratori o infettivi. Il 25 marzo, giorno del picco nella prima ondata, erano arrivate 525 chiamate. Alla centrale di Como, che copre anche le province di Varese e Lecco, il picco è stato registrato lunedì 2 novembre con 267 chiamate. Il picco precedente risaliva al 18 marzo con 209 telefonate d’emergenza.

– Leggi anche: In un pezzo d’Italia, questa è la prima ondata

L’andamento nelle province di Bergamo, Brescia, Sondrio, Cremona, Lodi, Mantova e Pavia, invece, mostra una crescita non così significativa rispetto alle province della Lombardia occidentale.

Le cose da sapere sul coronavirus

Le chiamate al 118 per motivi respiratori o infettivi nelle province di Milano, Monza e Brianza. (Sole24Ore)

Le chiamate al 118 rappresentano il primo segnale del livello di allerta sul territorio. L’oscillazione di questi dati intercetta la richiesta di assistenza sanitaria prima di qualsiasi altro dato monitorato, nonostante i numeri più citati ogni giorno siano quelli relativi all’andamento dei nuovi positivi. I dati che mostrano gli esiti dei tamponi, però, non sono così affidabili e devono essere maneggiati con cura. Uno dei dati più stabili è quello relativo alle persone ricoverate in terapia intensiva, ma anche in questo caso non mancano problemi di interpretazione.

(Marco Di Lauro/Getty Images)