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  • mercoledì 28 Ottobre 2020

Dovremo rinunciare al glitter?

Alcuni grandi magazzini britannici hanno detto che lo faranno da questo Natale, ma secondo gli esperti non basterà a salvare gli oceani dalle microplastiche

Quest’anno diverse catene di supermercati e grandi magazzini britannici hanno annunciato che tutti i prodotti natalizi di loro produzione saranno senza glitter. Il glitter è una sostanza composta da minuscoli frammenti colorati e scintillanti di plastica e alluminio, che nelle settimane che precedono le feste invernali comincia a comparire su pacchetti, accessori, biglietti e decorazioni, finendo col rimanere attaccato un po’ dappertutto. Il motivo per cui alcune aziende lo stanno eliminando è che, essendo fatto di plastica (polietilene tereftalato), fa parte di quei materiali che impiegano molto a degradarsi e sono quindi considerati altamente inquinanti per l’ambiente.

L’annuncio dei grandi magazzini britannici ha aperto il dibattito sull’impatto che questa presa di posizione potrebbe avere sull’ambiente, interpellando implicitamente anche altre aziende che nei prossimi mesi si troveranno a dover scegliere tra glitter e non glitter. Alcuni esperti hanno però fatto notare che, con tutta la plastica che produciamo, rinunciare al glitter potrebbe non essere così determinante.

L’inquinamento ambientale causato dai rifiuti di plastica è per la gran parte dovuto a prodotti usa e getta come sacchetti e cannucce, ma ultimamente la ricerca ha dato sempre più attenzione anche al ruolo delle cosiddette microplastiche. Si tratta di “granelli” di plastica che possono provenire dall’abrasione di oggetti più grandi, come le fibre sintetiche di alcuni vestiti, o essere già piccoli in partenza, come nel caso del glitter. Le microplastiche sono circa il 31 per cento di tutta la plastica presente oggi negli oceani.

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Nel rapporto sulle microplastiche negli oceani pubblicato nel 2017 dall’Unione internazionale per la conservazione della natura, il glitter non viene neanche citato tra le principali fonti di inquinamento da microplastiche. Per qualche motivo però già da qualche anno è molto criticato nel Regno Unito e quest’anno la mobilitazione è arrivata a tre delle più grandi catene di centri commerciali: Morrisons’, Waitrose e John Lewis. Christine Bryce, manager di Morrisons’, la quarta catena di supermercati in tutto il Regno Unito, ha giustificato così la decisione di rinunciare al glitter: «Abbiamo tolto glitter e plastica dalla nostra collezione festiva quest’anno, così che i nostri clienti possano godersi le feste senza preoccuparsi del loro impatto sull’ambiente».

Il problema è che le principali fonti di microplastiche non sono ancora regolamentate. Per esempio, una cosa simile a quella che sta succedendo con il glitter era già avvenuta nel Regno Unito nel 2018, quando erano state vietate per legge le microsfere di plastica presenti in alcuni cosmetici e dentifrici. Ma anche queste microsfere costituiscono solo il 2 per cento di tutte le microplastiche presenti sul pianeta, che si stima provengano per lo più dai resti dei vestiti sintetici (per esempio i pile) quando vengono lavati in lavatrice e da pezzi di automobili e pneumatici che dalle strade arrivano ai corsi d’acqua e poi negli oceani.

Robert Hale, un esperto di biologia marina, ha detto al New York Times che il colore e lo scintillio del glitter potrebbero far pensare che contenga metalli o additivi particolarmente dannosi per l’ambiente, ma in termini di volume non è certamente tra i maggiori inquinanti: è cioè meno dell’1 per cento delle microplastiche disperse nell’ambiente. Secondo Adam Minter, esperto di ambientalismo e opinionista di Bloomberg, lo sforzo dei grandi magazzini britannici non servirà a ridurre l’inquinamento degli oceani, ma sarà un ottimo modo per mettere in luce le loro buone intenzioni in tema di sostenibilità senza di fatto cambiare granché del loro lavoro.

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Secondo l’articolo di opinione di Adrienne Matei uscito sul Guardian, «produciamo certamente troppa spazzatura in generale, soprattutto durante le feste, quando secondo le stime ne facciamo il 25 per cento in più a settimana». In quest’ottica, dice Matei, ricoprire la spazzatura con un sottile strato di detriti ancora più inquinanti è come rigirare il coltello nella piaga che abbiamo già aperto nel pianeta. Anche perché molti oggetti come per esempio la carta da regalo, se ricoperti di glitter, diventano impossibili da riciclare.