Manifestanti festeggiano la vittoria del referendum che abolisce la costituzione redatta durante la dittatura militare del generale Augusto Pinochet. Santiago, Cile, domenica 25 ottobre 2020 (AP / Esteban Felix)
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  • lunedì 26 Ottobre 2020

Il Cile cancellerà la Costituzione di Pinochet

Il 78,12 per cento dei partecipanti al referendum ha detto sì a una nuova Costituzione: migliaia di persone hanno festeggiato per le strade della capitale Santiago

Manifestanti festeggiano la vittoria del referendum che abolisce la costituzione redatta durante la dittatura militare del generale Augusto Pinochet. Santiago, Cile, domenica 25 ottobre 2020 (AP / Esteban Felix)

Domenica i cittadini cileni hanno votato a favore della cancellazione dell’attuale Costituzione, risalente al 1980 e redatta durante la dittatura militare del generale Augusto Pinochet. Il referendum su cui si sono espressi i cileni chiedeva di  decidere se scrivere e adottare una nuova Costituzione o mantenere quella attuale: il 78,12 per cento dei partecipanti al referendum ha detto sì a una nuova costituzione.

Alla domanda «Quiere usted una Nueva Constitución?», «Vuole una nuova Costituzione?», più dei tre quarti degli elettori hanno risposto «apruebo», «approvo». La richiesta di una nuova costituzione risale all’ottobre del 2019 quando c’erano state grosse proteste che erano continuate nonostante le restrizioni imposte per la pandemia da coronavirus.

Durante la notte in tutto il paese ci sono stati festeggiamenti e in Plaza Italia, nella capitale Santiago, dove lo scorso anno c’erano state grandi, e spesso violente, proteste sociali che avevano portato alla richiesta della nuova Costituzione, sono stati sparati fuochi d’artificio e decine di migliaia di persone hanno festeggiato con balli e cori.

Mentre le schede elettorali venivano scrutinate in diretta televisiva, in tutto il paese le persone hanno cominciato a scendere per strada per festeggiare il risultato. Gli automobilisti suonavano i clacson delle macchine, alcuni ballavano sui tetti, altri sbattevano pentole e padelle. Nei festeggiamenti è stata sventolata da alcuni anche la bandiera del popolo indigeno dei mapuche che confida nella nuova costituzione per avere i propri diritti maggiormente garantiti.

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Attraverso una seconda scheda hanno poi deciso che l’assemblea, che dovrà scrivere la nuova costituzione e dovrà insediarsi entro maggio del 2021, sarà composta esclusivamente da membri (155) eletti direttamente, e che verrà garantita la parità di genere. Gli elettori hanno così bocciato l’ipotesi di una assemblea mista, composta per metà da membri eletti direttamente e per metà da attuali parlamentari.

Sarà riservato un certo numero di seggi alle popolazioni indigene, anche se il Congresso cileno non ha ancora stabilito quanti. Le proposte dell’assemblea dovranno essere approvate a maggioranza di due terzi. Tra le questioni che potrebbero essere in primo piano nel nuovo testo ci sono il riconoscimento della popolazione indigena dei mapuche, la revisione dei contratti collettivi di lavoro, la riforma del sistema privato dell’assistenza sanitaria, dell’istruzione e delle pensioni. Entro la seconda metà del 2022 si terrà un nuovo referendum che dovrà approvare o respingere il testo della nuova Costituzione.

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I manifestanti che nel corso dell’ultimo anno hanno partecipato alle proteste contro il governo cileno, guidato dal presidente conservatore Sebastián Piñera, sostenevano che la Costituzione del 1980, scritta da un regime militare autoritario, contribuisse a mantenere le profonde disuguaglianze che caratterizzano il Cile, e a impedire qualsiasi cambiamento strutturale di un sistema che favorisce l’intero apparato privato rispetto al pubblico (per esempio nei settori dell’istruzione e della sanità).

Il presidente Sebastian Pinera ha detto che la nuova costituzione dovrà essere «una casa per tutti». Per Pinera il nuovo testo dovrà incorporare «l’eredità delle generazioni passate, la volontà delle generazioni presenti e le speranze delle generazioni a venire». Il presidente cileno ha poi accennato ai timori che le alte aspettative riposte nella nuova carta costituzionale possano non essere soddisfatte: «Questo referendum non è la fine, è l’inizio di una strada che dobbiamo percorrere verso una nuova costituzione».