Alcuni manifestanti scappano mentre la polizia cerca di disperderli con gli idranti. Santiago, Cile, 18 ottobre 2020 (AP Photo/Esteban Felix)
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  • lunedì 19 Ottobre 2020

In Cile ci sono state nuove proteste contro il governo

Migliaia di persone hanno manifestato a Santiago in occasione dell'anniversario dell'inizio delle grandi proteste dello scorso anno: ci sono stati anche violenti scontri con la polizia

Alcuni manifestanti scappano mentre la polizia cerca di disperderli con gli idranti. Santiago, Cile, 18 ottobre 2020 (AP Photo/Esteban Felix)

Domenica 18 ottobre migliaia di persone hanno manifestato in Cile nella capitale Santiago, a un anno dall’inizio delle proteste antigovernative in cui c’erano stati 30 morti e migliaia di feriti. Le proteste avevano portato il Parlamento, a novembre del 2019, a indire un referendum, che si terrà il prossimo 25 ottobre, per rivedere la costituzione ereditata dalla dittatura di Augusto Pinochet. Il referendum era previsto per aprile, ma è stato rimandato a causa della pandemia da coronavirus.

La manifestazione era iniziata in modo pacifico, ma una parte dei manifestanti si è scontrata con la polizia e sono iniziate le violenze. Due chiese sono state bruciate, la Parroquia de la Asunción, che era stata già saccheggiata nelle proteste del 2019, e la Iglesia de San Francisco de Borja. La guglia della Parroquia de la Asunción è stata completamente distrutta dalle fiamme e il tetto della chiesa è crollato.

Secondo la polizia 18 agenti sarebbero stati feriti negli scontri. Il ministro dell’Interno Victor Perez ha accusato i manifestanti violenti di impedire ai cileni «di risolvere i loro problemi con mezzi democratici» attraverso il referendum, ma ha anche elogiato «la stragrande maggioranza dei cileni» che hanno manifestato pacificamente. Duranti gli scontri la polizia ha sparato gas lacrimogeni e ha utilizzato idranti contro i manifestanti.

Nel 2019 le proteste erano state originariamente provocate da un aumento del prezzo dei biglietti della metropolitana a Santiago, già molto caro se confrontato con lo stipendio medio dei lavoratori cileni, ma erano presto diventate un movimento molto più ampio che denunciava le disuguaglianze nel paese, gli alti costi dell’assistenza sanitaria e lo scarso finanziamento dell’istruzione.

Anche allora, all’inizio si era trattato solo di proteste pacifiche, poi alcuni manifestanti avevano iniziato ad assaltare e dare fuoco a negozi e attività commerciali. Gli scontri si erano dunque fatti più intensi e per le strade di alcune città era arrivato l’esercito. Trenta persone erano morte, centinaia erano state ferite e migliaia erano state arrestate.

A fine ottobre il presidente di centrodestra Sebastián Piñera, nel tentativo di frenare le proteste, aveva sostituito otto ministri del suo governo. A novembre poi la polizia cilena aveva sospeso l’uso dei proiettili a pallini di gomma che avevano causato molti feriti nelle proteste delle settimane precedenti: oltre 200 manifestanti avevano riportato ferite agli occhi, tanto da far diventare le bende sugli occhi uno dei simboli delle proteste.

Il 4 settembre di quest’anno, durante una manifestazione antigovernativa, sempre nella capitale Santiago, un adolescente di 16 anni si era ferito dopo essere caduto giù da un ponte che passa sopra il fiume Mapocho. Diversi video molto circolati su Internet sembravano mostrare con pochi dubbi come il ragazzo fosse stato spinto da un carabiniere durante alcuni scontri tra manifestanti e forze di sicurezza.