(David McNew/Getty Images)

Il rumore bianco del clima che cambia

Perché non riusciamo a comprendere la gravità dei problemi ambientali, secondo lo scrittore islandese Andri Snær Magnason

(David McNew/Getty Images)

Andri Snær Magnason è uno scrittore islandese autore di romanzi, libri per bambini, poesie, saggi e documentari, tradotto in 30 paesi tra cui l’Italia, dov’è pubblicato dalla casa editrice Iperborea. Si è occupato anche di politica, arrivando terzo alle elezioni presidenziali islandesi del 2016, è un noto attivista per l’ambiente ed è considerato l’intellettuale più influente del paese; è sua, per esempio, l’idea del funerale al primo ghiacciaio scomparso in Islanda nel 2014 a causa dei cambiamenti climatici, accompagnato da una targa commemorativa e da una lettera al futuro. È nato nel 1973 e ha 4 figli.

Nell’ottobre 2019 ha pubblicato in Islanda Il tempo e l’acqua, che è diventato il libro più venduto dell’anno, e che affronta il cambiamento climatico in modo originale e personale, partendo dalla storia dei suoi nonni, che trascorsero la luna di miele esplorando il ghiacciaio Vatnajökull. Il libro è appena uscito in Italia, pubblicato sempre da Iperborea. Di seguito il primo di cinque testi sul cambiamento climatico scritti da Magnason per il Post e tradotti dall’inglese da Silvia Piraccini.

***

Parole

Nei prossimi cent’anni, l’acqua della nostra Terra subirà dei mutamenti sostanziali. I ghiacciai si scioglieranno. Il livello degli oceani si innalzerà. Il riscaldamento globale porterà siccità e inondazioni. Il pH dei mari cambierà più di quanto sia avvenuto negli ultimi cinquanta milioni di anni. E tutto accadrà nell’arco della vita di un bambino che nasca oggi e arrivi ai novantacinque anni, l’età che ha ora mia nonna.

Se le previsioni degli scienziati sul futuro dei mari, dell’atmosfera, dei ghiacciai e degli ecosistemi costieri si riveleranno esatte, con quali parole, bisogna chiedersi, potremo descrivere questioni di tale portata? Quale ideologia potrebbe abbracciarle? Che cosa leggere? Milton Friedman, Confucio, Karl Marx, l’Apocalisse, il Corano, i Veda? Quali parole sarebbero adatte?

Le grandi forze della Terra hanno abbandonato i tempi geologici per modificarsi al ritmo dell’uomo. Cambiamenti che prima si verificavano in migliaia di anni avvengono ormai in cento. È una velocità che ha il sapore del mito: coinvolge ogni forma di vita del nostro pianeta e si ripercuote sul fondamento stesso di tutto ciò che pensiamo, scegliamo, produciamo e crediamo. Si ripercuote su tutte le persone che conosciamo, su tutte le persone che amiamo. Siamo di fronte a cambiamenti molto più grandi di quelli cui la nostra mente è abituata, più impegnativi di qualsiasi nostra esperienza precedente, più complessi del linguaggio e delle metafore che adoperiamo per orientarci nella realtà.

Ci troviamo nella stessa situazione di chi voglia registrare i suoni di un’eruzione vulcanica: con quasi tutte le apparecchiature, oltre un certo livello i suoni si confondono e arriva solo un ronzio, rumore bianco. Ecco, per gran parte di noi l’espressione «cambiamenti climatici» è solo rumore bianco. Su questioni di minore portata, per esempio quando perdiamo un oggetto prezioso, vediamo sparare a un animale o sforiamo un budget, è più semplice farci un’opinione. Ma quando si tratta dell’infinitamente grande, del sacro, di ciò che è alla base stessa della nostra esistenza, non abbiamo una reazione proporzionata. È come se il cervello non riuscisse a comprenderne le dimensioni.

Questo rumore bianco ci inganna. Vediamo i titoli di giornale e pensiamo di capire parole come «scioglimento dei ghiacci», «temperature record», «acidificazione degli oceani», «emissioni in aumento». Ma se gli scienziati hanno ragione, queste parole esprimono eventi più gravi di tutti quelli accaduti nella storia dell’uomo fino a oggi. Se le capissimo fino in fondo, dovrebbero avere un impatto immediato sulle nostre azioni e le nostre scelte. Pare invece che il 99 per cento del loro significato si perda nel rumore bianco.

Per capire il mondo in cui viviamo ci serviamo delle parole. Con le parole gli diamo un senso, raccontiamo storie, spieghiamo i fatti. Ma quali parole sono abbastanza grandi per esprimere quanto dice la scienza dell’impatto che ha l’uomo su tutta l’acqua del pianeta, tutto il suolo del pianeta, tutta l’atmosfera del pianeta? Sono questioni enormi, che inghiottono ogni significato. Per le parole non c’è una scala progressiva come per i numeri. Non possiamo ingrandirle mille volte aggiungendoci tre zeri. Non possiamo dire che la questione ha raggiunto il dodicesimo grado della scala Mercalli. E NON POSSIAMO SCRIVERE TUTTO IN MAIUSCOLO, o ci screditeranno e ci prenderanno per matti. Forse l’unico mezzo che abbiamo per affrontare la questione sono le nostre parole più significative. Sacro. Amore. Nonna. Viviamo nel tempo di una maledizione che sarà pure stata attribuita ai cinesi erroneamente, ma che ci calza a meraviglia: «Che tu possa vivere in tempi interessanti.»

Per pensare usiamo le parole. Sono il fondamento di tutto, che si tratti di idee illuminate o di propaganda, e alle parole dedicherò i miei prossimi quattro articoli.