Una tifosa slovena a Parigi nel giorno della vittoria del Tour de France da parte di Tadej Pogačar (Kiran Ridley/Getty Images)
  • Sport
  • mercoledì 23 Settembre 2020

Come mai la Slovenia vince così tanto

Ha monopolizzato il Tour de France e dà spettacolo in NBA: il suo successo si deve anche a un buon uso dei fondi europei

Una tifosa slovena a Parigi nel giorno della vittoria del Tour de France da parte di Tadej Pogačar (Kiran Ridley/Getty Images)

Un anno fa nessun sloveno nella storia aveva ancora vinto una delle tre grandi corse a tappe del ciclismo. In meno di dodici mesi, tuttavia, Primoz Roglic è riuscito a vincere la Vuelta di Spagna e Tadej Pogacar il Tour de France, quest’ultimo battendo in modo abbastanza incredibile proprio il connazionale Roglic. Fino al 2017 la Slovenia non aveva mai vinto nemmeno una medaglia nei maggiori sport di squadra, arrivata poi nel settembre dello stesso anno agli Europei di basket maschili in Turchia.

Primoz Roglic e Tadej Pogacar (AP Photo/Christophe Ena)

Quasi trent’anni dopo l’indipendenza dalla Jugoslavia e sedici dall’ingresso nell’Unione Europea, in questo momento la Slovenia è in proporzione uno dei paesi più presenti e vincenti nello sport professionistico internazionale, nonostante abbia poco più di 2 milioni di abitanti, quasi come la provincia di Torino, e circa la metà della Croazia, l’altro paese balcanico che con il secondo posto ai Mondiali di calcio del 2018 aveva fatto conoscere la sua grande tradizione sportiva, un tratto comune a tutti gli ex stati jugoslavi che rimane ancora oggi.

Oltre alle recenti vittorie, da alcuni anni si trovano regolarmente sloveni ai più alti livelli del professionismo. In NBA il ventunenne Luka Doncic è già considerato tra i migliori giocatori del campionato, mentre Goran Dragic si sta giocando un posto alle finali con i Miami Heat. Nel calcio, Samir Handanovic è il portiere dell’Inter da otto anni, Josip Ilicic è tra i simboli dell’Atalanta e Jan Oblak è uno dei migliori portieri del campionato spagnolo con l’Atletico Madrid. Tutti si aggiungono agli atleti degli sport invernali, già da tempo tra i più competitivi: Tina Maze, due volte medaglia d’oro alle Olimpiadi di Sochi, si è ritirata nel 2016, ma le vittorie slovene continuano con Ilka Stuhec e Zan Kranjec, tra gli altri.

Luka Doncic festeggiato dai compagni dei Dallas Mavericks (Kevin C. Cox/Getty Images)

Una così alta percentuale di atleti di alto livello provenienti da un paese così piccolo non è un caso. Con un PIL pro capite di 22.308,96 euro, la Slovenia è il paese mediamente più ricco tra gli ex stati jugoslavi e comunisti. Storicamente è stata più legata alla cultura mitteleuropea che a quella slava, cosa che contribuì a facilitarne l’indipendenza nei primi anni Novanta, sostanzialmente evitando una guerra nel paese come accadde invece in Croazia, Serbia e Bosnia. Tutto questo ha dato un notevole vantaggio al suo sviluppo, pur restando comunque nella sua piccola dimensione.

Lo sport ha goduto di una parte degli investimenti che il paese ha potuto permettersi negli ultimi decenni — in particolare quelli infrastrutturali finanziati dall’Unione Europea, che tra il 2014 e il 2020 ha destinato al paese oltre 4,1 miliardi di euro — i quali ora stanno alimentando risultati consistenti. Le singole federazioni dispongono quindi di strutture adeguate e l’allenamento di alto livello è concentrato in alcune zone specifiche raggiungibili facilmente da ogni zona del paese, grazie alle sue dimensioni ridotte. Le attività principali legate al calcio e al basket sono concentrate per esempio a nord della capitale Lubiana, in un centro polifunzionale costruito nel 2010. Più di recente, nella città di Novo Mesto, è stato completato un velodromo olimpico, che nei mesi più freddi serve anche alla preparazione dei ciclisti su strada. Le località sciistiche di Kranjska Gora e Planica continuano invece ad essere sede di allenamenti e tappe delle Coppe del Mondo di sci e salto con gli sci.

Ci sono poi le ragioni legate ad usi e abitudini del paese. La giornata lavorativa media, se paragonata a quella italiana, inizia e finisce prima — come accade in gran parte dei paesi della penisola balcanica, per via del buio e delle basse temperature — concedendo ampio spazio agli allenamenti anche a chi lavora. La pratica sportiva è inoltre accessibile a tutti e l’offerta è ampia: la popolazione è suddivisa equamente in zone urbane e rurali, peraltro con le zone rurali raggiungibili in breve tempo anche dai centri città. Un’idea della frequenza dell’attività sportiva in Slovenia è stata data di recente dalla campionessa olimpica Tina Maze, che ha scritto: «Il mio paese ha 3.000 abitanti e abbiamo 9 atleti olimpionici».