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  • mercoledì 23 Settembre 2020

Alexei Navalny è stato dimesso dall’ospedale

L'oppositore russo avvelenato lo scorso 20 agosto è stato ricoverato in Germania per 32 giorni, di cui 24 in terapia intensiva

Alexei Navalny, l’oppositore russo avvelenato lo scorso 20 agosto, è stato dimesso dall’ospedale Charité di Berlino dove era ricoverato dal 22 agosto. La notizia è stata data dall’ospedale in un comunicato stampa. Navalny è stato ricoverato in Germania per 32 giorni, di cui 24 in terapia intensiva. L’ospedale ha detto che i medici pensano che Navalny possa recuperare completamente, anche se giudicano che sia ancora troppo presto per valutare le conseguenze a lungo termine dell’avvelenamento.

Navalny, mentre era ricoverato al Charité dopo l’avvelenamento, aveva parlato con un magistrato di quanto gli era accaduto dicendo anche che sarebbe voluto tornare in Russia non appena si fosse ripreso del tutto. Lo aveva riferito un alto funzionario tedesco della sicurezza e lo aveva scritto il New York Times. Navalny «è pienamente consapevole delle proprie condizioni, è pienamente consapevole di quello che è successo ed è pienamente consapevole di dove si trova», aveva detto il funzionario a condizione di restare anonimo. Non si conosce però ancora, al momento, la destinazione di Navalny dopo le dimissioni dall’ospedale.

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Il 16 settembre inoltre, Navalny aveva scritto in un post su Instagram le sue prime dichiarazioni pubbliche da quando era stato stato avvelenato in Russia. Aveva pubblicato una foto che lo ritraeva in ospedale e nella didascalia della foto aveva detto di stare meglio e che dal 14 settembre riusciva a respirare autonomamente: «Ieri ho potuto respirare da solo tutto il giorno. Non ho usato nessun aiuto esterno. Mi è piaciuto molto. È un processo sorprendente che molte persone danno per scontato».

Lo scorso 2 settembre il governo tedesco aveva detto che dai test tossicologici effettuati da un laboratorio speciale dell’esercito era emerso che l’oppositore russo era stato avvelenato con un pericoloso agente nervino, il novichok, sviluppato dalla Russia tra gli anni Ottanta e Novanta e già usato in passato per avvelenare gli oppositori del presidente Vladimir Putin. Il 14 settembre inoltre il portavoce del governo tedesco Steffen Seiber aveva detto che laboratori in Svezia e Francia avevano confermato che Navalny era stato avvelenato con il novichok. Seiber avevano detto che le analisi dei laboratori svedesi e francesi erano avvenute «in modo indipendente».

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Alexei Navalny, con la moglie Yulia, sul terrazzo della sua camera all'ospedale Charité di Berlino, il 21 settembre 2020 (Ansa/Instagram @navalny)