L'ospedale Charité di Berlino (Maja Hitij/Getty Images)
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  • martedì 15 Settembre 2020

Alexei Navalny vuole tornare in Russia

Sta meglio e ha detto a un funzionario tedesco di essere consapevole delle proprie condizioni, di quello che è successo e di non voler rimanere in esilio in Germania

L'ospedale Charité di Berlino (Maja Hitij/Getty Images)

L’oppositore russo Alexei Navalny, ricoverato in un ospedale di Berlino dopo l’avvelenamento, ha parlato con un magistrato di quanto gli è accaduto dicendo anche di voler tornare in Russia non appena si sarà ripreso del tutto. Lo ha riferito un alto funzionario tedesco della sicurezza e lo ha scritto il New York Times. Navalny «è pienamente consapevole delle proprie condizioni, è pienamente consapevole di quello che è successo ed è pienamente consapevole di dove si trova», ha detto il funzionario a condizione di restare anonimo.

Martedì, inoltre, Navalny ha scritto in un post su Instagram le sue prime dichiarazioni pubbliche da quando è stato stato avvelenato in Russia. Ha pubblicato una foto che lo ritrae in ospedale e nella didascalia della foto dice di stare meglio e che dal 14 settembre riesce a respirare autonomamente: «Ieri ho potuto respirare da solo tutto il giorno. Non ho usato nessun aiuto esterno. Mi è piaciuto molto. È un processo sorprendente che molte persone danno per scontato».

La scorsa settimana, l’ospedale Charité di Berlino aveva scritto in un comunicato stampa che Alexei Navalny non era più in coma farmacologico e che le sue condizioni stavano migliorando: respirava autonomamente senza l’ausilio di ventilatori, e stava rispondendo agli stimoli verbali. L’ospedale aveva però precisato che era «ancora troppo presto per valutare i potenziali effetti a lungo termine del suo grave avvelenamento». Il funzionario della sicurezza tedesco che ha parlato delle condizioni di Navalny, ha anche fatto sapere che l’oppositore sembrava mentalmente presente e che nella sua conversazione con il procuratore tedesco si sarebbe rifiutato di collaborare con l’indagine congiunta Germania-Russia sul suo caso. Il New York Times scrive anche che Navalny ha detto di voler tornare in Russia. «Non ha intenzione di restare in esilio in Germania. Vuole tornare in Russia e vuole continuare la sua missione», ha riferito il funzionario.

La notizia sulle condizioni di Navalny è arrivata a poche ore dalle dichiarazioni del portavoce del governo tedesco Steffen Seiber sugli esiti delle analisi condotte dai laboratori in Svezia e Francia e che hanno confermato come Navalny sia stato avvelenato con il pericoloso agente nervino, il novichok, sviluppato dalla Russia tra gli anni Ottanta e Novanta e già usato in passato per avvelenare gli oppositori del presidente russo Vladimir Putin. Il novichok è lo stesso agente nervino utilizzato nell’avvelenamento dell’ex spia russa Sergei Skripal e di sua figlia Yulia a Salisbury, avvenuto in Inghilterra il 4 marzo del 2018. Sia Skripal che sua figlia sopravvissero, e indagini successive del governo britannico rivelarono che ad avvelenare i due furono tre agenti dell’intelligence militare russa. La Russia ha sempre negato un proprio coinvolgimento e ha ripetutamente accusato il Regno Unito di aver inscenato l’attacco.

Seiber ha detto anche che le analisi dei laboratori svedesi e francesi sono avvenute «in modo indipendente», e ha aggiunto: «Rinnoviamo l’appello alla Russia per spiegare cosa sia successo». I risultati confermano tra l’altro quelli degli esami tossicologici effettuati da un laboratorio speciale dell’esercito tedesco. I campioni prelevati a Navalny sono stati inoltre inviati per i test di laboratorio anche all’OPCW, l’Organizzazione per la proibizione delle armi chimiche che ha sede a L’Aia, nei Paesi Bassi.

Il governo tedesco aveva attaccato duramente la Russia, ritenendola diretta responsabile dell’avvelenamento; la cancelliera tedesca Angela Merkel aveva detto che «è chiaro che Alexei Navalny è stato vittima di un crimine» e che «lo scopo è stato metterlo a tacere». Lunedì il ministro degli Esteri russo, Sergej Lavrov, ha annullato un incontro previsto per questa settimana con il suo omologo tedesco, Heiko Maas. In una dichiarazione, il ministero degli Esteri russo non ha fatto alcun riferimento all’avvelenamento di Navalny dicendo che l’incontro era stato annullato a causa di una modifica dell’agenda di Maas.

Lunedì scorso, il presidente francese Emmanuel Macron ha parlato dell’avvelenamento di Navalny con Vladimir Putin durante una telefonata chiedendo che si chiarissero «senza indugio» le circostanze e le responsabilità «di questo tentato omicidio». Nel frattempo, la Russia ha fatto sapere che non ci sono ancora basi legali per aprire un procedimento penale su quanto avvenuto all’attivista: «Abbiamo le nostre leggi, in base alle quali non possiamo fidarci della parola per l’apertura di un procedimento penale. Devono essere seguite alcune procedure (…) ed è per questo che il 27 agosto la procura generale ha richiesto assistenza legale da parte tedesca», ha dichiarato Sergej Lavrov all’emittente locale RTVI.

Navalny era stato portato in Germania dopo due giorni di ricovero a Omsk, in Russia, in seguito a quello che era da subito sembrato un caso di avvelenamento. Prima di permettere il trasferimento all’estero di Navalny, i medici di Omsk avevano cambiato più volte versione sulle sue condizioni, arrivando infine a sostenere che le analisi avessero escluso che ci fosse stato un avvelenamento e Navalny stesse male per un calo di zuccheri. Navalny, che ha 44 anni, oltre a essere il più noto oppositore di Putin, è considerato anche un giornalista investigativo, grazie alla pubblicazione di articoli e inchieste su scandali di corruzione. A causa della sua attività politica e del suo lavoro da giornalista, nel corso degli anni è stato più volte arrestato e incarcerato, spesso con pretesti e per ragioni politiche.

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