Il primo ministro del Sudan Abdalla Hamdok a Khartoum, il 15 agosto 2020 (Mohamed Khidir/Xinhua via ZUMA Press/ANSA)
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  • lunedì 31 Agosto 2020

In Sudan è stato firmato uno storico accordo di pace

Il governo e i gruppi ribelli degli stati sudanesi del Darfur Occidentale, del Kordofan Meridionale e del Nilo Azzurro si sono accordati per mettere fine a 17 anni di guerra civile

Il primo ministro del Sudan Abdalla Hamdok a Khartoum, il 15 agosto 2020 (Mohamed Khidir/Xinhua via ZUMA Press/ANSA)

Lunedì 31 agosto il governo del Sudan e il Fronte Rivoluzionario del Sudan (SRF), un’organizzazione che unisce gruppi ribelli degli stati sudanesi del Darfur Occidentale, del Kordofan Meridionale e del Nilo Azzurro, hanno firmato un accordo di pace che mette fine a diciassette anni di guerra civile. L’accordo è stato firmato a Giuba, capitale del Sud Sudan, paese confinante che ha mediato fra le parti attraverso lunghi colloqui di pace iniziati alla fine del 2019. Due gruppi ribelli si sono rifiutati di firmare l’accordo.

Secondo le Nazioni Unite, in Darfur, dall’inizio del conflitto fra ribelli e forze governative, nel 2003, sarebbero state uccise più di 300mila persone. La guerra nel Kordofan Meridionale e nel Nilo Azzurro è iniziata invece nel 2011 a seguito di conflitti mai risolti durante la precedente guerra civile sudanese del 1983-2005.

Gli accordi di pace firmati lunedì aprono un processo di riconciliazione dopo quasi due decenni di guerra civile e comprendono il ritorno in patria dei milioni di sfollati a causa della guerra, la concessione di un’autonomia amministrativa agli stati del Darfur Occidentale, del Kordofan Meridionale e del Nilo Azzurro e l’integrazione delle forze militari degli ex ribelli all’interno dell’esercito sudanese entro un periodo di 39 mesi. L’accordo, composto da sette protocolli, prevede anche la regolamentazione delle terre tradizionalmente utilizzate dalle comunità tribali.

L’Alto rappresentante dell’Unione Europea per gli affari esteri Josep Borrell, attraverso un comunicato ufficiale, ha dichiarato che l’accordo «rappresenta un’importante pietra miliare per l’attuale transizione democratica ed economica del Sudan» e ha invitato anche i due gruppi che non hanno firmato l’accordo a «unirsi agli sforzi di pace a beneficio delle comunità locali che meritano di beneficiare dei cambiamenti in corso in Sudan».

In passato gli accordi per porre fine al conflitto non sono durati lungo. In questo caso però si potrebbe trattare di una svolta più duratura perché il Sudan sta attraversando una fase di rinnovamento e di stabilizzazione della sua situazione politica. L’attuale governo, in carica dall’agosto del 2019 e guidato dall’economista ed ex funzionario delle Nazioni Unite Abdalla Hamdok, è considerato un esecutivo tecnico e di transizione. Nella gestione del potere è infatti affiancato dal Consiglio Sovrano del Sudan, un’istituzione composta da 11 persone, in parte militari e in parte civili, e guidato dai militari, tra cui anche membri del SRF. Il governo dovrebbe restare in carica fino a novembre 2022, data in cui sono state fissate le elezioni.

Nell’agosto del 2019 era stata scritta una bozza costituzionale per il periodo di transizione che aveva regolato il funzionamento delle tre istituzioni (Consiglio, governo e organo legislativo). La bozza stabiliva anche che entro la data prevista per le elezioni sarebbe stata scritta una costituzione definitiva che avrebbe determinato le istituzioni del paese (quindi non è sicuro che le tre attuali siano mantenute) e le modalità delle elezioni del 2022.

L’accordo per la pace fra il governo e le fazioni ribelli (comprese quelle che avevano già deciso di entrare nel Consiglio Sovrano) sembra essere un ulteriore passo di questo processo verso la democrazia e la pace. Hamdok, dopo la firma, ha dichiarato che la ricerca di un accordo ha richiesto più tempo di quanto inizialmente si era sperato in seguito alla nascita del governo e all’avvio delle trattative nel settembre 2019. Hiba Morgan di Al Jazeera ha confermato che i colloqui di pace sono stati un processo lungo e faticoso, ma che i ribelli hanno ottenuto «la maggior parte di ciò che volevano» ed infatti i leader dei movimenti hanno accolto l’accordo alzando i pugni in segno di vittoria.

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