C’è un accordo per il Fondo per la ripresa

È stato trovato un compromesso tra paesi del Nord e paesi del Sud, Conte ha parlato di «giornata storica per l'Europa e per l'Italia»

Alle 5.30 di martedì mattina, dopo cinque giorni di trattative, il Consiglio Europeo – l’organo che raduna i capi di stato e di governo dell’Unione – ha raggiunto un accordo sul bilancio 2021-2027 dell’Unione Europea e sul Fondo per la ripresa, cioè quello che diventerà il principale strumento europeo per stimolare l’economia dopo la pandemia da coronavirus. Il presidente del Consiglio italiano Giuseppe Conte ha parlato di «una giornata storica per l’Europa e per l’Italia» e toni simili sono stati usati dal presidente francese Emmanuel Macron e dalla cancelliera tedesca Angela Merkel, che hanno avuto un ruolo centrale nei negoziati di questi giorni.


Il tweet con cui il presidente del Consiglio Europeo Charles Michel ha annunciato il raggiungimento dell’accordo (deal).

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Uno dei principali temi della trattativa è stato il Fondo per la ripresa, che prevede l’emissione di titoli di stato europei per finanziare un enorme trasferimento di risorse dai paesi del Nord a quelli del Sud. I paesi del Sud, tra cui l’Italia, chiedevano che i fondi venissero garantiti nella forma di sussidi a fondo perduto e senza vincoli sulle modalità di spesa. Alcuni paesi del Nord – Paesi Bassi, Svezia, Danimarca, Austria e Finlandia – chiedevano invece che i fondi venissero distribuiti come prestiti e che l’Unione Europea mantenesse qualche forma di controllo su come sarebbero stati investiti. L’accordo raggiunto questa notte è un compromesso tra queste due posizioni.

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Il Fondo per la ripresa avrà un valore complessivo di 750 miliardi di euro, soldi che saranno raccolti sui mercati finanziari a nome dell’Unione Europea (quindi, di fatto, facendo debito pubblico comunitario: una grossa novità nella storia dell’Unione). Di questi, 390 miliardi saranno distribuiti sotto forma di sussidi a fondo perduto, mentre 360 miliardi sotto forma di prestiti.

L’Unione Europea potrà esercitare alcune forme di controllo sulla spesa dei fondi: è stata rifiutata la proposta dei paesi del Nord di un diritto di veto sulle spese, ma l’ottenimento dei fondi sarà legato a un piano di riforme che dovrà essere approvato dalla Commissione Europea e dal Consiglio Europeo, a maggioranza qualificata. È stata poi aggiunta un’altra condizione sull’ottenimento dei fondi, legata al raggiungimento dei termini intermedi del piano di riforme, e introdotta la possibilità per ogni paese di chiedere una sospensione temporanea dei pagamenti in caso di sospetta violazione dei termini (il cosiddetto “freno di emergenza”).

Il Fondo sarà disponibile a partire dal secondo trimestre del 2021, ma l’accordo prevede che potrà essere usati per finanziare progetti avviati già dal febbraio 2020. L’Italia sarà il paese che otterrà la quota maggiore del Fondo: dovrebbe ricevere circa 209 miliardi di euro, di cui 82 in sussidi e 127 in prestiti.

La seconda cosa su cui è stato trovato un accordo è il prossimo bilancio dell’Unione Europea, i fondi strutturali che vengono raccolti dall’Unione con i versamenti dei paesi membri e che vengono poi ridistribuiti ai singoli stati. Il prossimo bilancio avrà un valore complessivo di di 1.074 miliardi ed è stato anche questo il risultato di una complessa trattativa, strettamente collegata a quella sul Fondo per la ripresa. In cambio delle concessioni sul Fondo per la ripresa, per esempio, i paesi del Nord hanno ottenuto dei consistenti sconti (rebate) nelle loro quote di versamenti al bilancio. Tra le novità più importanti c’è l’introduzione di una tassa sulla plastica monouso, che sarà la prima fonte di risorse dirette per l’Unione Europea (non dipenderà quindi dai versamenti dei singoli paesi) e che contribuirà a ripagare i prestiti che finanzieranno il Fondo.

Complessivamente, l’accordo raggiunto è considerato un successo quasi da tutti: e aver trattato così a lungo è servito anche a far sì che tutti i paesi ottenessero qualcosa da poter presentare come una vittoria. I paesi del Nord sono riusciti a ridimensionare la quota di sussidi a fondo perduto che verrà distribuita, ma hanno ottenuto forme di controllo sulla spesa meno incisive di quanto chiedessero e hanno accettato per la prima volta che l’Unione Europea si finanziasse sui mercati finanziari. I paesi del Sud, tra cui l’Italia, avranno a disposizione risorse da investire a condizioni molto vantaggiose, anche se hanno dovuto accettare alcune forme di controllo dell’Unione e una quota maggiore di prestiti.

Il raggiungimento del compromesso, tuttavia, ha anche avuto dei costi. Il prossimo bilancio dell’Unione, per esempio, sarà molto meno ambizioso di quanto qualcuno aveva sperato, con meno investimenti per contrastare il cambiamento climatico e per la ricerca, per esempio. L’accordo sul Fondo, inoltre, ha eliminato quasi del tutto i vincoli legati al mantenimento dello stato di diritto nei paesi richiedenti: una vittoria per paesi come l’Ungheria e la Polonia, paesi accusati di avere governi illiberali e a cui inizialmente si volevano imporre riforme in cambio dell’ottenimento dei fondi.