Un poliziotto a un posto di blocco, Lagos, Nigeria, 31 marzo 2020 (AP Photo/Sunday Alamba)
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  • martedì 7 Luglio 2020

Le violenze della polizia nigeriana durante l’epidemia

Molti medici hanno segnalato aggressioni, estorsioni e detenzioni arbitrarie da parte degli agenti schierati per controllare il rispetto delle restrizioni

Un poliziotto a un posto di blocco, Lagos, Nigeria, 31 marzo 2020 (AP Photo/Sunday Alamba)

In Nigeria, da quando la polizia e le forze armate sono state schierate per le strade per controllare il rispetto delle restrizioni imposte per contenere l’epidemia da coronavirus, sono aumentati i casi di violenza. Molti medici hanno segnalato aggressioni, estorsioni e detenzioni arbitrarie da parte delle forze di sicurezza. Nelle prime due settimane di marzo, secondo la National Human Rights Commission del paese, le forze dell’ordine hanno ucciso più persone di quante ne abbia uccise il coronavirus: risultano 11 morti a causa della pandemia e 18 persone uccise dagli agenti mobilitati per imporre posti di blocco e altre misure per limitare la circolazione delle persone.

Un’associazione nigeriana che rappresenta circa 18 mila medici ha raccolto numerose testimonianze di episodi di estorsione, pestaggi e detenzioni arbitrarie che i medici stessi hanno subito mentre stavano lavorando. «Non è solo la cosa più ingiusta che possa accadere alle persone che cercano di salvare vite umane in un sistema sanitario indebolito, ma danneggia anche il nostro lavoro e la risposta che possiamo fornire alla Covid-19 in tutto il paese», ha detto Bilqis Muhammad, segretario generale dell’associazione.

La dottoressa Avwebo Otoide ha raccontato per esempio che qualche settimana fa, dopo aver visitato un paziente, è stata fermata da un uomo con un giubbotto antiproiettile, che le ha puntato contro una pistola chiedendole di mostrare il suo documento di identità. Mentre lei lo cercava nella borsa, lui la picchiava sulla testa. Dopodiché è stata spinta in macchina da alcuni uomini che, ha scoperto in seguito, erano dei militari: è stata portata in un centro di isolamento per pazienti affetti da coronavirus e le è stato ordinato di sedersi sul pavimento. È stata rilasciata solo dopo l’intervento di alcuni colleghi a cui era riuscita a inviare un video dell'”arresto”. Altri medici hanno raccontato di essere stati puniti o picchiati dopo essersi rifiutati di dare soldi ad alcuni poliziotti corrotti. Per ora il portavoce della polizia Frank Uba non ha commentato questi episodi.

Le aggressioni da parte della polizia e delle altre forze armate contro i civili non sono una novità in Nigeria, ma la loro intensificazione nel contesto di una crisi sanitaria costituisce, ha scritto Bloomberg, un’ulteriore minaccia e difficoltà nella gestione della pandemia. I medici nigeriani stanno già affrontando gravi rischi: qualche settimana fa ci sono stati scioperi e proteste per la mancanza di adeguati dispositivi di protezione individuale e per l’assenza di coperture assicurative specifiche. I colloqui con il governo sono ancora in corso. Per ora in Nigeria risultano quasi 29 mila casi confermati e 645 morti.