(AP Photo/Richard Drew)

Il razzismo a Bon Appétit

Una delle pubblicazioni di cucina più seguite degli Stati Uniti discriminava i giornalisti non bianchi: è finita con le dimissioni del direttore e molte scuse

(AP Photo/Richard Drew)

Negli Stati Uniti, nell’ultima settimana, si è parlato molto di razzismo anche all’interno di Bon Appétit, un mensile e sito di cucina pubblicato da Condé Nast, che negli ultimi anni è diventato tra i più seguiti e apprezzati, anche tra i giovani, per il linguaggio alla mano e divertente, per le ricette semplici e soprattutto per i video che mostrano passo passo come realizzarle. Bon Appétit, che nella versione di carta esce dal 1952, non ha solo ricette ma anche storie e riflessioni sul cibo; il suo canale YouTube è seguito da quasi 6 milioni di persone.

Negli ultimi giorni, molti dipendenti non bianchi di Bon Appétit lo hanno descritto, sui social network, come un posto di lavoro discriminatorio, dove i bianchi fanno carriera e vengono pagati di più. Lunedì il direttore Adam Rapoport si è dimesso e qualche giorno dopo il sito ha pubblicato delle scuse e promesso un cambiamento radicale nella cultura dell’azienda.

Nel bel mezzo delle proteste contro il razzismo in seguito all’uccisione di George Floyd, il 4 giugno Illyanna Maisonet, una giornalista gastronomica portoricana, aveva raccontato di quando una giornalista di Bon Appétit le aveva rifiutato un articolo su un cibo portoricano, pubblicando al suo posto l’ennesima ricetta con ingredienti europei. Il giorno dopo Maisonet aveva pubblicato dei messaggi che si era scambiata sull’argomento con il direttore Rapoport, che la trattava con particolare sufficienza.

Tammie Teclemariam, che scrive di vino e cibo su diverse riviste, aveva pubblicato su Twitter una foto scattata nel 2004, che mostrava Rapoport e sua moglie vestiti da portoricani a una festa di Halloween. Rapoport ha risposto che non aveva la faccia colorata di nero, il cosiddetto blackface, ma travestirsi da portoricani assecondando gli stereotipi e ridicolizzandoli è considerato un gesto comunque razzista. Teclemariam aveva accompagnato la foto commentando: «non capisco perché non sia Rapoport stesso a scrivere di cibo portoricano».

Da allora molti dipendenti ed ex dipendenti neri o latini di Bon Appétit hanno denunciato sui social network il clima e la disparità di trattamento rispetto ai colleghi bianchi. Sohla El-Waylly, che lavora da Bon Appétit, ha scritto su Instagram di essere «arrabbiata e disgustata» dalla foto di Rapoport. Ha anche raccontato che era stata spinta più volte a venire fotografata o a comparire nei video di ricette, senza però ottenere alcun compenso in più contrariamente ai colleghi bianchi. El-Waylly se n’era lamentata più volte con il direttore della sezione video, Matt Duckor; un’ora dopo il suo tweet, Duckor le aveva scritto proponendole un contratto con 20mila dollari in più per il suo lavoro nei video, un’offerta che lei ha giudicato «offensiva» sapendo quanto guadagnano i suoi colleghi.

Anche Duckor è poi finito nei guai dopo che sono emersi suoi vecchi tweet in cui faceva battute contro persone gay, neri e asiatici. Due giornaliste, Molly Baz e Carla Lalli Music, hanno detto che non compariranno più nei video finché El-Waylly e gli altri giornalisti non bianchi verranno pagati per farlo.

Lunedì Rapoport si è dimesso e ha scritto su Instagram che «rifletterò sul lavoro che devo fare come essere umano e per permettere a Bon Appétit di essere un posto migliore». Rapoport è direttore della rivista dal 2010, dopo aver diretto per 20 anni GQ. Successivamente ha cancellato il suo account.

Le sue dimissioni non hanno frenato le denunce di razzismo diffuso nella redazione della rivista e, il giorno dopo, il sito di Business Insider ha pubblicato un’inchiesta dopo aver parlato con 14 dipendenti ed ex dipendenti. Hanno raccontato che l’azienda non offre le stesse opportunità ai non bianchi, li esclude dai ruoli di potere e rappresenta in modo sbagliato o non racconta affatto storie e ricette che non appartengono alla cultura dominante.

Business Insider ha parlato, tra gli altri, con Ryan Walker-Hartshorn, assistente di Rapoport da due anni e nove mesi. È l’unica giornalista nera dello staff di Bon Appétit, guadagna 35mila dollari all’anno senza straordinari e negli ultimi tre mesi non è stata in grado di pagare l’affitto. Oltre al suo lavoro editoriale, negli anni ha pulito le mazze da golf di Rapoport, è andata a ritirare il passaporto di suo figlio e ha insegnato a sua moglie a usare Google Calendar: «sono l’unica donna nera nel suo staff e mi tratta come se fossi una serva». Davanti alla sua richiesta di un aumento di stipendio o di due settimane di ferie, lui le aveva risposto suggerendole di cambiare lavoro.

In generale, c’è un’atmosfera di esclusione verso chi non è «giovane, attraente, perlopiù bianco e di classe medio-alta» hanno raccontato a Business Insider. «Vedi ogni giorno i tuoi colleghi, ti impegni ogni giorno e ti senti isolato: è qualcosa che non aiuta a farti stare bene. Non mi sono mai sentita così sola come a Bon Appétit», ha detto Nikita Richardson, una ex dipendente nera che ora scrive per il New York Magazine.

Condé Nast è intervenuta nella vicenda dicendo di prendere in seria considerazione le preoccupazioni dello staff di Bon Appétit; ha aggiunto che non è vero che le persone non bianche «non sono state pagate per il loro lavoro» e ha ribadito che l’azienda ha una «politica di tolleranza zero verso la discriminazione e le molestie in tutte le loro forme». Condé Nast ha promesso che entro fine anno pubblicherà il suo primo rapporto, dal 1909, sulla diversità e la discriminazione aziendale.

Il 10 giugno Bon Appétit e la sua pubblicazione sorella, il sito di cucina Epicurious, hanno pubblicato una scusa congiunta in cui ammettono di essere stati complici di «una cultura con cui non siamo d’accordo, e che ci impegniamo a cambiare». I loro capi sono stati bianchi per troppo tempo e, di conseguenza, sono state troppo bianche anche le ricette, le persone, le storie a cui è stato dato spazio. I non bianchi sono stati assunti in posizioni poco importanti, ma le aziende si impegnano a farli passare in fretta di grado, inoltre Bon Appétit cercherà di scegliere un nuovo direttore non bianco. Per finire, ci saranno corsi anti-razzismo, verranno risolte le disparità di paga, saranno assunti più freelance neri, asiatici latini e indigeni, e verrà «smantellata la cultura che ha ferito molti membri del nostro staff»: «ci sarà tolleranza zero per razzismo, sessismo, omofobia e qualsiasi tipo di molestia».

Intanto Condé Nast ha scelto Amanda Shapiro come vice direttrice di Bon Appétit. Ha 33 anni ed era la responsabile di Healthyish, una newsletter e una sezione del sito. Ha detto che ricoprirà l’incarico in modo temporaneo, e che si impegnerà perché il nuovo direttore sia una persona non bianca.