Un'infermiera raccoglie campioni di sangue per un test sierologico su un residente del comune di Carpiano, in provincia di Milano, il 9 giugno 2020 (Ansa/Andrea Canali)
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  • martedì 9 Giugno 2020

Le notizie di martedì sul coronavirus in Italia

Sono stati comunicati 283 nuovi casi positivi e 79 morti, tra cui 32 decessi avvenuti In Abruzzo in periodi precedenti e non conteggiati. I ricoverati in terapia intensiva scendono a 263

Un'infermiera raccoglie campioni di sangue per un test sierologico su un residente del comune di Carpiano, in provincia di Milano, il 9 giugno 2020 (Ansa/Andrea Canali)

Nelle ultime 24 ore in Italia sono stati registrati 283 casi di contagio da coronavirus e 79 morti, secondo i dati diffusi martedì dalla Protezione Civile. Le persone attualmente ricoverate in terapia intensiva sono 263, 20 in meno rispetto a ieri. I tamponi totali processati a oggi sono 4.318.650, 55.003 più di ieri. I nuovi pazienti “guariti o dimessi” sono 2.062, per un totale di 168.646. Le Protezione civile fa notare tuttavia che «la Regione Abruzzo comunica che sono stati conteggiati n. 32 decessi avvenuti in periodi precedenti e non comunicati. Nella giornata odierna si è verificato 1 solo decesso. La Regione Sardegna segnala un ricalcolo dei casi comunicando un caso in meno».

In Lombardia sono stati registrati 192 nuovi casi di contagio. Il bilancio lombardo continua a essere di gran lunga il peggiore d’Italia e ammonta complessivamente a 90.581 casi di contagio e 16.317 morti. Nella provincia di Milano i nuovi casi di contagio accertati oggi sono stati 46 (ieri 29), di cui 17 a Milano (ieri 15).

Oggi sette regioni non hanno registrato contagi: Calabria, Friuli Venezia Giulia, Marche, Molise, Puglia, Sardegna, Valle d’Aosta e altre dieci regioni ne hanno registrati meno di dieci ciascuna.

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Secondo i dati raccolti dalla Johns Hopkins University, che dall’inizio dell’epidemia tiene conto del totale dei casi positivi e dei morti per coronavirus registrati nel mondo, l’Italia è il terzo paese europeo per numero di contagiati, con 235.278 casi accertati, dietro il Regno Unito e la Spagna, e il secondo per numero di morti (33.964), dietro solo al Regno Unito.

Questi, comunque, sono numeri da prendere con estrema cautela: in Italia, così come in moltissimi altri paesi del mondo, il numero dei casi positivi accertati comprende solo le persone che sono risultate positive al tampone, ma non le centinaia di migliaia di persone che hanno contratto il virus e non hanno mai fatto il test, e che quindi non sono mai rientrate nei conteggi ufficiali. Un discorso simile si deve fare per il numero dei morti, e anche il numero dei guariti e dimessi deve essere preso con le molle (qui c’è la spiegazione lunga sui numeri e sulle necessarie prudenze da avere nell’interpretarli).

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Le altre notizie di oggi

Nella puntata della trasmissione di Rai 3 Report di ieri è andato in onda un servizio che accusa un’azienda di abbigliamento di proprietà del cognato del presidente della Lombardia Attilio Fontana di aver ottenuto senza appalto una commessa da circa mezzo milione di euro per una fornitura di camici. Secondo i documenti citati da Report, la fornitura è poi stata trasformata in una donazione, ma soltanto dopo che la trasmissione aveva iniziato a indagare sulla vicenda. La procura di Milano ha aperto un fascicolo senza indagati.

La storia era uscita inizialmente sul Fatto Quotidiano di domenica, e coinvolge Andrea Dini, imprenditore di Varese proprietario di Dama S.p.A., società che produce il marchio di abbigliamento Paul & Shark. Per il 10 per cento, la società è partecipata dalla sorella Roberta Dini, moglie di Fontana. Il 16 aprile, nel pieno dell’emergenza coronavirus, la centrale acquisti della Lombardia Aria assegnò a Dama S.p.A. la fornitura per i camici e altri materiali di dispositivi di protezione, per un totale di 82mila pezzi e un valore di 513mila euro. Report ha mostrato la lettera.

 

Intanto il presidente del Veneto Luca Zaia nella sua quotidiana conferenza stampa sulla situazione del contagio nella sua regione ha dichiarato che «con oggi cala il sipario sulle terapie intensive per i pazienti COVID, infatti non abbiamo più un solo malato COVID ricoverato. Mentre sono solo 4 i nuovi casi positivi registrati da ieri e 6 nuovi decessi, i dimessi sono stati in totale 3459, più 12 da ieri».

Zaia ha dato anche il bilancio dell’epidemia in Veneto fino ad oggi: «2 mila morti, 19 mila positivi al coronavirus, centinaia di persone ricoverate nelle terapie intensive e 6.500 pazienti già guariti». Questi ultimi, ha spiegato il presidente, «doneranno il loro sangue alla “Banca del plasma”».

«Al di là di possibili “toni trionfalistici” – ha aggiunto però Zaia – ricordo a tutti che il virus c’è sempre, anche se non fa più i danni di prima, ma non è scomparso, e quindi raccomando ancora l’uso della mascherina al chiuso e all’aperto in presenza di assembramenti. E per il prossimo autunno-inverno – ha concluso – speriamo non ci sia una nuova ondata, anche se il Veneto è già pronto con l’artiglieria pesante: abbiamo infatti pronte poco meno di mille terapie intensive».

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Il ministro degli Esteri greco Nikos Dendias ha annunciato che la Grecia toglierà da lunedì 15 giugno «in maniera graduale fino alla fine del mese tutte le limitazioni nei confronti dell’Italia». Dendias l’ha detto durante una conferenza stampa ad Atene con Luigi Di Maio riferendo che la decisione è stata presa dopo che il ministro degli Esteri italiano l’ha aggiornato sui dati in Italia dell’emergenza coronavirus «nettamente migliorati».

Lo scorso 29 maggio il governo greco aveva stabilito che dal 15 giugno sarebbe stato possibile visitare il paese per le persone provenienti da 29 paesi, tra cui però non figurava l’Italia e neppure Regno Unito, Francia e Spagna, oltre agli Stati Uniti. Successivamente aveva poi chiarito che in realtà si sarebbe potuto raggiungere la Grecia dall’estero da tutti i paesi con collegamenti aerei agli aeroporti di Atene e Salonicco, ma i passeggeri partiti dalle regioni ritenute ad alto rischio di contagio dall’Agenzia europea per la sicurezza aerea (AESA) avrebbero dovuto obbligatoriamente sottoporsi a un test (non è chiaro se il sierologico o il tampone) per il SARS-CoV-2. Tra queste regioni anche quattro italiane: l’Emilia-Romagna, la Lombardia, il Piemonte e il Veneto.

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L’assessore lombardo al Welfare Giulio Gallera ha annunciato che con una delibera approvata oggi della Giunta regionale saranno riaperte le RSA (le residenze sanitarie assistenziali) «con delle regole molto rigide: nessun positivo verrà collocato all’interno di una RSA e verrà invece messo in una struttura sanitaria». Secondo un rapporto dell’Istituto Superiore di Sanità (ISS), nei mesi di febbraio e marzo in 266 RSA della Lombardia 1.625 persone sono morte per COVID-19 o sintomi influenzali riconducibili alla COVID-19. A metà aprile la procura di Milano aveva aperto un’inchiesta sul Pio Albergo Trivulzio e su quasi tutte le RSA che in città avevano accettato di ricevere pazienti positivi al coronavirus.

Gallera ha spiegato che nella nuova delibera «ci sono della regole molto precise, a qualunque anziano vorrà entrare in una RSA verrà fatto a domicilio sia il test sierologico che il tampone». Inoltre «ci sono poi alcune regole che ha previsto l’ISS come il COVID manager, la formazione del personale e l’attenzione alle protezioni necessarie, che noi scriviamo proprio perché siano luoghi in cui vengano preservate d’ora in poi le condizioni».

Alla domanda se questo provvedimento non sia un passo indietro rispetto alla delibera dell’8 marzo che dava la possibilità di collocare i pazienti positivi al coronavirui non gravi nelle residenze assistite, l’assessore ha risposto: «No. La delibera dell’8 marzo aveva un approccio diverso, è stata fondamentale e ci ha consentito di arginare la diffusione del virus, di dare delle risposte e di liberare posti letto negli ospedali. Quindi – ha concluso – quella è stata assolutamente una mossa corretta».

Dopo i 37 nuovi casi registrati in una casa di riabilitazione e cura di Roma, l’Irccs San Raffaele Pisana, è stato accertato un nuovo piccolo focolaio di coronavirus, questa volta all’ospedale Nigurda di Milano dove una serie di positività sono state verificate fra specializzandi, medici, infermieri e personale del reparto di Oncoematologia. Per precauzione sono stati spostati tutti i pazienti e il reparto interessato verrà completamente sanificato. Il Corriere della sera riferisce da fonti dell’ospedale che i numeri del contagio sono «contenuti» e quindi si tratta di una «diffusione controllata».

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