L'autostrada BR-163, che passa lungo la Foresta Nazionale di Tapajos, nello stato del Para, in Brasile, il 25 novembre 2019 (La Presse/AP Photo/Leo Correa)

Nel 2019 abbiamo perso una foresta pluviale grande quanto la Svizzera

Di quella più importante per preservare la biodiversità e assorbire l'anidride carbonica

L'autostrada BR-163, che passa lungo la Foresta Nazionale di Tapajos, nello stato del Para, in Brasile, il 25 novembre 2019 (La Presse/AP Photo/Leo Correa)

Nel 2019 sono stati distrutti quasi 3,8 milioni di ettari di foreste tropicali primarie, quelle comunemente chiamate “foreste vergini”, che sono le più importanti per preservare la biodiversità e assorbire l’anidride carbonica (CO2) presente nell’atmosfera. Equivalgono a 38mila chilometri quadrati, l’equivalente della superficie della Svizzera: è una perdita pari al 2,8 per cento di tutte le foreste tropicali. Considerando anche le foreste più recenti, sono stati distrutti 12 milioni di ettari, un’area grande quasi quanto la Corea del Nord.

Questi dati sono stati diffusi da Global Forest Watch, una piattaforma online per monitorare lo stato delle foreste del mondo realizzata dall’istituto di ricerca ambientale World Resources Institute, e arrivano da uno studio dell’Università del Maryland. Usando un software di machine learning, i ricercatori dell’Università del Maryland hanno analizzato fotografie satellitari di tutto il pianeta per verificare in che misura, da un anno all’altro, siano diminuite le superfici coperte da foreste.

Il New York Times spiega che altri studi sulla deforestazione danno dati un po’ diversi rispetto a quelli dell’Università del Maryland – ad esempio un rapporto della FAO e del Programma delle Nazioni Unite per l’ambiente (UNEP) pubblicato a maggio dice che dal 2015 ogni anno in media si sono persi 10 milioni di ettari di foreste – ma si tratta di analisi che si fondano sui dati forniti dai singoli paesi.

Andando più indietro nel tempo i dati dell’Università del Maryland dicono che dal 2000 il mondo ha perso circa il 10 per cento delle sue foreste tropicali. Per quanto riguarda la sola foresta pluviale primaria – quella più complicata da ricreare, dato che servirebbero decenni, oltre che la più importante a livello ambientale – la perdita del 2019 è stata la terza più grossa dal 2002: solo nel 2016 e nel 2017 ne era stata distrutta una superficie maggiore. Secondo le stime di Global Forest Watch la perdita di foreste pluviali primarie del 2019 ha causato un mancato assorbimento quasi due miliardi di tonnellate di anidride carbonica, il principale gas che causa l’effetto serra e dunque il riscaldamento globale. È una quantità di CO2 maggiore di quella emessa da tutti i veicoli a motore su strada degli Stati Uniti in un anno.

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Il paese dove è avvenuta la maggior distruzione di foreste pluviali, nel 2019 come nel 2018, è stato il Brasile: per la deforestazione, gli incendi e altre cause sono stati distrutti più di 1,3 milioni di ettari di foresta primaria brasiliana sia l’anno scorso che due anni fa. È più di un terzo del totale mondiale e c’entrano le politiche favorevoli alla deforestazione del presidente Jair Bolsonaro, eletto appunto nel 2018.

Si è parlato molto delle foreste brasiliane quest’estate, a causa dei grandi incendi che ci sono stati nel paese, ma Mikaela Weisse e Elizabeth Dow Goldman del Global Forest Watch hanno spiegato che gli incendi hanno contribuito solo per una parte minoritaria alla perdita di foresta pluviale primaria del Brasile: la maggior parte degli incendi sono avvenuti su terre che avevano già subito forme di deforestazione. Un quinto del totale ha bruciato pezzi di foresta primaria. Gli incendi del 2016 e del 2017, sebbene meno raccontati sui giornali di tutto il mondo, erano stati assai più gravi: in particolare nel 2016 il Brasile aveva perso 2,8 milioni di ettari di foreste primarie. Ciò non significa che i dati di quest’anno non siano negativi: secondo il Global Forest Watch la deforestazione in Brasile sta peggiorando perché è aumentata la porzione di foresta primaria distrutta per scopi agricoli.

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Anche in Bolivia il 2019 è stato un anno pessimo per la foresta pluviale. Il paese ha perso quasi il doppio della foresta primaria che aveva perso nel 2018; in questo caso gli incendi estivi sono stati responsabili di buona parte di questa perdita. Ora la Bolivia è quarta, dietro il Brasile, la Repubblica Democratica del Congo e l’Indonesia, nella classifica dei paesi in cui avviene più deforestazione.

Nella Repubblica Democratica del Congo la perdita annuale di foreste primarie è più che raddoppiata dal 2012, anche se nel 2019 c’è stato un lieve calo nella deforestazione. Anche dall’Indonesia, dove il governo ha cercato di disincentivare la deforestazione, sono arrivati dei segnali incoraggianti: nel 2019 la perdita di foresta primaria annuale è diminuita per il terzo anno consecutivo, nonostante gli incendi dell’autunno, che come nel caso del Brasile hanno colpito zone che avevano già subito la deforestazione. In Africa le cose sono andate meglio in Ghana e in Costa d’Avorio, i cui governi si stanno impegnando a loro volta per salvaguardare le foreste.

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Secondo Frances Seymour, una ricercatrice del World Resources Institute, nel 2020 le cose potrebbero continuare ad andare male per le foreste perché la crisi economica causata dalla pandemia di COVID-19 potrebbe spingere alcuni governi ad allentare le leggi sulla deforestazione o a posticiparle. «Ci sarà chi cercherà di trarre profitto dalla deforestazione, dallo sfruttamento minerario e dal bracconaggio illegali», ha detto Seymour.