(Frazer Harrison/Getty Images)

L’uomo dei Muppet

Trent'anni fa morì Jim Henson, creatore dei famosi pupazzi, ma anche regista di un film con David Bowie

(Frazer Harrison/Getty Images)

Il 16 maggio 1990, trent’anni fa oggi, morì James Maury Henson: burattinaio, cartonista, scrittore, doppiatore, regista e inventore più noto come Jim Henson, e molto conosciuto per aver creato dei famosissimi pupazzetti, i Muppet. Proprio in quei giorni Henson era in trattative per vendere alla Disney – si dice per 150 milioni di dollari – la società che aveva creato, e che controllava i Muppet.

Henson era nato nel 1936 a Greenville, nel Mississippi e, come avrebbe raccontato in seguito, l’arrivo a casa di un televisore fu uno degli eventi più importanti dei suoi primi anni di vita. Alla televisione come luogo di lavoro ci arrivò non ancora ventenne,  collaborando con Jame Nebel (che sarebbe diventata sua moglie) al programma Sam and Friends, una breve striscia quotidiana in cui, dal 1954, comparirono i primi pupazzi che sarebbero poi diventati i Muppet.

Il più famoso di tutti, una rana (all’inizio una lucertola) di nome Kermit, arrivò nel 1956, fatto con una pallina da ping pong tagliata a metà e un pezzo di tessuto verde, inizialmente appartenente a un cappotto della madre di Henson. Chi conobbe Henson, disse che Kermit era un po’ un suo alter ego, un capo pacato ma determinato.

Altri famosi Muppet sono il cane Rowlf, la “femme fatale” Miss Piggy, gli inseparabili (seppur diversissimi tra loro) Ernie e Bert, Oscar the Grouch (che vive in una pattumiera), l’orso Fozzie, Gonzo il grande, Elmo e l’uccello Big Bird. I Muppet, comunque, potevano essere di tutto: animali, umani, alieni, creature immaginarie, esseri indefiniti.

Il nome Muppet deriva invece dall’unione delle parole “marionette” (inglese per “marionetta”) e puppet (inglese per “pupazzo”). Già dai primi anni, infatti, i personaggi erano un insieme di guanti con degli occhi e di più complesse marionette, mosse grazie a delle corde o a trovate e meccanismi di altro tipo. Per muoverli in televisione senza far vedere chi li faceva muovere, bastava chiedere ai cameramen di fare attenzione alle inquadrature. Poi, con il passare degli anni, alcuni personaggi sono diventati dei costumi, nel senso che hanno degli esseri umani al loro interno.

– Leggi anche: Chi c’è dentro Big Bird, il pupazzo di Sesame Street

Tra la fine degli anni Cinquanta e i primi anni Sessanta i personaggi creati e manovrati da Henson furono protagonisti di diverse pubblicità, senza però finire mai per diventare proprietà di nessuna delle aziende sponsorizzate. Henson si ritrovò così con un po’ di soldi da parte e un gruppo di personaggi relativamente noti, a cui far fare quello che voleva. I Muppet comparvero in una serie di programmi, tra gli altri anche il famoso The Ed Sullivan Show, e dal 1969 diventarono protagonisti di Sesame Street (che in Italia arrivò nel 1971, con il nome Sesamo apriti).

Sesame Street ha avuto migliaia di puntate e i suoi Muppet sono stati, come scrisse il New York Times in occasione della morte di Henson, «i compagni di giochi e gli insegnanti di milioni di bambini». La cosa creò anche problemi a Henson, che voleva rendere i Muppet protagonisti di un intrattenimento non solo per bambini. Nonostante quel successo, voleva infatti creare un programma diverso, che potesse divertire e intrattenere anche gli adulti, non solo insegnare i numeri e le lettere ai bambini.

Henson provò a cimentarsi con una comicità diversa anche collaborando con il Saturday Night Live, ma le cose non funzionarono: pare che uno degli autori del programma, restio a scrivere sketch per dei pupazzi disse qualcosa come “io non scrivo per il feltro“. Riuscì però a riadattare la comicità dei Muppet per un programma diverso, prodotto dall’impresario britannico Lew Grade (dopo che molti network e produttori statunitensi si erano rifiutati).

Il nuovo programma, un programma di varietà, si chiamava The Muppet Show e andò in onda dal 1976, permettendo a Henson di affermarsi, come scrisse il New York Times, «in quanto burattinaio per spettatori di ogni età». Il programma arrivò ad avere più di 200 milioni di spettatori settimanali e fu trasmesso in oltre 100 paesi.

– Leggi anche: Da dove viene Manàmanà

Dopo aver trasformato i Muppet, Henson – che nel frattempo aveva trovato nello scrittore Jerry Juhl e nel burattinaio Frank Oz due fidati collaboratori – riuscì anche a renderli protagonisti di un film: The Muppet Movie (dal didascalico titolo italiano Ecco il film dei Muppet), uscito nel 1979. Il film fu seguito da Giallo in casa Muppet, del 1981, e da I Muppet alla conquista di Broadway, del 1984.

Henson fu anche regista di due film fantasy, senza Muppet: Dark Crystal (co-diretto insieme a Oz) e Labyrinth – Dove tutto è possibile, dove Jareth, il re dei Goblin, è interpretato da David Bowie. Henson era ormai considerato uno dei più grandi esperti di (a volte molto complesse) tecnologie e tecniche per animare pupazzi e burattini, e collaborò anche a un film sulle Tartarughe Ninja e a Chi ha paura delle streghe?, tratto dal libro di Roald Dahl. Fornì anche delle consulenze per L’Impero colpisce ancora, per esempio consigliando Oz per dare voce e movimenti al personaggio di Yoda.

Morì nel 1990, a 53 anni, in seguito a un’infezione batterica. Le trattative con la Disney si interruppero e il controllo della Jim Henson Company, fondata nel 1958, passò ai figli, che a loro volta ne approvarono la vendita a una società tedesca, ne ricomprano una quota consistente e nel 2004 ne rivendettero alcuni diritti alla Disney.

Per capire la grandezza e la pervasività dei Muppet negli Stati Uniti, anche molti anni dopo la morte del loro creatore, basta un esempio: nel 2013, quando la Corte Suprema statunitense prese un’importante decisione a favore dei matrimoni gay, il New Yorker mise in copertina Ernie e Bert, i due inseparabili amici, nell’immaginario collettivo spesso identificati come gay.